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24 November 2008, 21:23
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#1276
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
INDAGINI ILLEGALI: PM, A PROCESSO IN 34 PIU' LE SOCIETA'
MILANO - A quattro mesi di distanza dalla chiusura formale delle indagini oggi la Procura di Milano ha chiesto il processo per Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Pirelli e Telecom, per altre 33 persone e per le due società nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali. Questa mattina i pm Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi hanno inoltrato al gup Mariolina Panasiti la richiesta di mandare a giudizio chi per anni, servendosi di una rete di pubblici ufficiali corrotti, ha spiato esponenti del mondo imprenditoriale, politico e istituzionale in Italia e all'estero. Una rete, guidata da Tavaroli, con i suoi amici Emanuele Cipriani e Marco Mancini - uno investigatore privato di Firenze e l'altro l'ex capo del controspionaggio del Sismi -, il giornalista Guglielmo Sasinini, e di cui facevano parte l'ex capo della sicurezza informatica di Telecom Fabio Ghioni e alcuni suoi stretti collaboratori, gli hacker del Tiger Team. E poi Gianpaolo Spinelli (ex uomo Cia), Fulvio Guatteri, ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e francesi, Marco Bernardini, anche lui investigatore privato, e una schiera di ex poliziotti, ex finanzieri ed ex carabinieri pagati per 'girare' notizie riservate sullo spiato di turno. Molti chiederanno di patteggiare la pena e tra questi - è ancora un'ipotesi - anche le due società che quindi, se la scelta fosse questa, dovranno risarcire. L'udienza preliminare dovrebbe aprirsi tra un paio di mesi e non è detto che sia sede anche di alcuni interrogatori resi in forma di incidente probatorio. Le accuse contestate a vario titolo alle 34 persone sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, la rivelazione di notizie coperte dal segreto d'ufficio e dalla privacy o concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo al sistema informatico, intercettazioni telematiche, appropriazione indebita e corruzione internazionale. Telecom e Pirelli sono, invece, iscritte nel registro degli indagati in base agli articoli 21 e 25, comma 3 della legge 231 del 2001 in quanto, come si legge negli atti, non hanno adottato un "modello organizzativo al fine di prevenire la commissione di reati" fino al maggio 2003, anche se in Italia sono state tra le prime società a recepirlo. E in più, dal momento in cui lo hanno adottato non lo hanno "efficacemente attuato" e nemmeno hanno "adeguatamente vigilato" sulla sua osservanza, rendendo così possibile che Tavaroli commettesse "nell'interesse della società" diversi reati. Rispetto alla chiusura delle indagini, nella richiesta di rinvio a giudizio è aumentato leggermente il numero delle società e personaggi 'spiati' (ce ne sono circa 200 in più) che, quindi, oltrepassano abbondantemente i 4 mila: nella lista aggiornata delle persone offese compaiono, tra gli altri, i nomi di Afef e dei suoi fratelli, del parlamentare dell'Udc Lorenzo Cesa, e anche quelli di Madiagroup e, in relazione al procacciamento di notizie inerenti la sicurezza dello Stato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale lista verrà inoltrata al gip Giuseppe Gennari che dovrà provvedere alla convocazione delle parti lese per pubblici proclami - forse attraverso i quotidiani o forse utilizzando il sito del ministero della giustizia - in vista della procedura prevista dalla legge della distruzione dei dossier illegali. http://www.ansa.it/opencms/export/site/not..._819749431.html -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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25 November 2008, 14:27
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#1277
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.002 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
22 Novembre 2008
Il capovolgimento di una prospettiva Il derby d'Italia e il riscatto della Vecchia Signora Italia di Dimitri Buffa Fino al 2005 buona parte della gente, nel derby d’Italia per antonomasia tra Juventus e Inter, avrebbe tifato per i nerazzurri, anche se non si fosse trattato della squadra del cuore. Ma adesso che la Juventus è ritornata a essere la squadra degli operai più che dei padroni la situazione è cambiata. Fino al 2005 buona parte della gente, nel derby d’Italia per antonomasia tra Juventus e Inter, avrebbe tifato per i nerazzurri, anche se non si fosse trattato della squadra del cuore. Da quando però la Vecchia Signora ha dovuto subire l’onta della retrocessione in serie B, il calvario di un campionato nella serie cadetta e il faticoso rientro in serie A la prospettiva si è decisamente rovesciata. Adesso la Juventus è ritornata a essere la squadra degli operai più che dei padroni. E il ritorno in auge di un campione ormai quasi fuori quota, se non alla fine della carriera, come Alex Del Piero, ha fatto il resto. Nell’immaginario collettivo il motto “solo chi cade poi risorge” ha sempre un certo effetto. Se poi un episodio dà anche la sensazione, in un paese per vecchi come il nostro, che “campioni come quelli di una volta ora non ce ne sono più”, il gioco è fatto. La Juve oggi è molto più simpatica dell’ “Inter vinci tutto” di Mourinho e Moratti, composta per di più in gran parte proprio di quei campioni “senza bandiera” che hanno abbandonato la nave della Vecchia Signora quando questa è affondata in B sotto il peso dello scandalo Moggi e calciopoli. Scandalo a sua volta fatto scoppiare proprio quell’anno per pure ragioni politico-economiche. Così ora l’opinione pubblica vede nell’Inter e nel blocco Moratti, Provera, Telecom, banche e petrolieri proprio quell’unico grumo di privilegio e impunità rimasto nella “Milano da bere” e nell’Italia di oggi. E molti ancora oggi si domandano come mai l’inchiesta sullo spionaggio telefonico dei tanti subappaltatori della security Telecom segni il passo e punti decisamente a far volare gli stracci. Caduti in disgrazia gli Agnelli e con le azioni Fiat a uno dei minimi storici, crisi anni ’70 a parte, non c’è più motivo di tifare contro la squadra di una schiatta che ha visto morire i propri rampolli in maniera tragica e ha constatato che almeno parte delle nuove leve sono più propense a “sesso, droga e rock’n’roll” che a rimboccarsi le maniche: giustamente chi ha i soldi se li gode. Sia pure a modo suo. Restano “da odiare” in Italia due grandi “partiti calcistici”, quello del Milan che fa capo a Berlusconi, sulle cui magagne veniamo costantemente disinformati dall’ossessione monomaniacale della sinistra e di Di Pietro, e quello dell’Inter che risponde agli interessi forti di cui sopra. E del quale si parla sempre molto mal volentieri nei giornali e nelle tv. Per cui almeno per qualche altro derby d’Italia verrà spontaneo emettere, anche a chi l’ha odiata visceralmente per decenni, come i tifosi di Roma e Lazio, un urlo liberatorio: “Forza Juve”. http://www.loccidentale.it/articolo/questa...#33;%22.0062026 Incredibile leggere una roba del genere.... Non me lo sarei mai aspettato. Sinceri complimenti al signor Buffa! -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
| KAOS |
25 November 2008, 17:49
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#1278
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
Dossier Telecom Pure De Benedetti tra le «parti offese»
Alla fine Carlo De Benedetti è riuscito a farsi inserire dalla Procura di Milano nell’elenco delle «vittime» dei dossieraggi abusivi realizzati da Telecom Italia. La richiesta di rinvio a giudizio spiccata ieri dai pm contro Giuliano Tavaroli e gli altri ex collaboratori della «security» del gruppo contiene ben poche novità, rispetto a quanto emerso nei mesi scorsi. L’unica differenza è la comparsa di un nuovo gruppo di «parti offese», duecento nomi di presunte vittime che vanno ad aggiungersi ai quattromila nomi già identificati nel corso delle indagini. Ed è frugando nei 200 nomi nuovi che salta fuori quello di «De Benedetti Carlo». A raccontare di accertamenti sotterranei a carico di De Benedetti era stato Marco Bernardini, un private eye assoldato da Tavaroli. Ora con lo status ufficiale di «dossierato» si apre per De Benedetti la strada per una richiesta di risarcimento danni a carico degli imputati: tra cui, come responsabile aziendale, figura la stessa Telecom. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=308747 TAVAROLI KOLOSSAL-GATE- L’ELENCO DELLE POTENZIALI PARTI OFFESE: 4 MILA PERSONE E 350 SOCIETà (LA STESSA TELECOM, PALAZZO CHIGI, MOGGI, AFEF) – LA PASTICCIATA LEGGE BIPARTISAN (BY PRODI) CHE IMPONEVA LA DISTRUZIONE DEI DOSSIER… I PM: PROCESSATE TAVAROLI PER I 4000 DOSSIER ILLEGALI... Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera" Nessuna aggiunta ma neanche scremature tra gli indagati, solo qualche potenziale «parte offesa» in più, come il Partito democratico o Palazzo Chigi: la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di tutte le 34 persone e delle 2 società (Pirelli e Telecom) alle quali in luglio aveva già depositato tutti gli atti dell'inchiesta sul dossieraggio illecito (con casi anche di intercettazioni telematiche, non telefoniche) praticato dalla divisione Security delle aziende allora facenti capo a Marco Tronchetti Provera, negli anni in cui la guidava Giuliano Tavaroli. Sei i canali individuati dai pm Napoleone-Civardi-Piacente: «i mezzi e le persone di Pirelli, Telecom e Tim messi a disposizione da Tavaroli»; l'agenzia di investigazione privata di Emanuele Cipriani (che ha consentito la decrittazione del Cd sequestratogli); il flusso informativo veicolato da detectives privati come Giampaolo Spinelli (ex Cia) e Marco Bernardini (ex Sisde), i cui dossier non sono invece stati trovati; la pirateria informatica del Tiger Team di Fabio Ghioni; le notizie carpite dagli archivi dei servizi segreti grazie ai contatti con 007 (Marco Mancini) e «fonti» (Rossi e Vairello) italiani e (Fulvio Guatteri) francesi; i "profili" stilati dal giornalista Guglielmo Sasinini. Una macchina alimentata dall'accesso abusivo alle banche dati dell'Interno, della Giustizia e delle Finanze, dal mercimonio di tabulati telefonici, dall'intercettazione di posta e archivi elettronici. E pagata, dal 1997 al 2005, con l'«appropriazione indebita», da parte degli indagati, di 34 milioni di euro delle «parti offese» Pirelli e Telecom (11 dei quali in sequestro a Cipriani). Ma le dimensioni del dossieraggio e la quantità di denaro aziendale senza che scattasse alcun controllo interno, inducono i pma contestare a Telecom e Pirelli l'accusa di «corruzione» ai sensi della legge 231 (responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi da propri dipendenti nell'interesse aziendale) «per non aver predisposto » o «adeguatamente sorvegliato modelli di organizzazione idonei a prevenire» le corruzioni di pubblici ufficiali. L'elenco delle potenziali parti offese comprende circa 4.000 persone e 350 società: quasi tutte già note a luglio, alle quali ora se ne aggiungono 200 non in virtù di nuove indagini ma solo del riepilogo dei vari esposti in Procura. Così, ad esempio, per la vicenda del dossier «Oak Fund» su presunte disponibilità all'estero dei Ds, la Procura non ha ritenuto di avere elementi per indicare tra le parti offese D'Alema o Fassino o Nicola Rossi (nomi evocati in un'intervista estiva da Tavaroli, che invece ai magistrati non li ha fatti né prima né dopo), bensì il Partito Democratico a nome del quale l'avvocato Guido Calvi presentò appunto un esposto ai pm. Così come, nel gioco di specchi dei vari dossier, tra le parti offese non è indicato Tronchetti Provera, ma lo sono sua moglie Afef e il fratello di lei, Slaeddine; non lo è Silvio Berlusconi, ma lo è la Presidenza del Consiglio per le notizie «rubate » ai servizi segreti. Sulla scia di quanto già emerso in 3 anni, tra le «vittime » compaiono Carlo De Benedetti e suo figlio Marco, l'ex ad di Rcs Vittorio Colao, il vicedirettore del Corriere Massimo Mucchetti, la Rcs, la Kroll, Carla Cico, i concorrenti Vodafone, Fastweb, H3G, Sawiris, funzionari del Garante Antitrust, il sindaco di Telecom per i soci di minoranza Rosalba Casiraghi, centinaia di dipendenti o aspiranti lavoratori di Telecom e Pirelli (operazioni Filtro e Scanning); ma anche politici come Lorenzo Cesa o Aldo Brancher, banchieri come Cesare Geronzi, imprenditori come Marcellino Gavio, manager come Enrico Bondi, finanzieri come Al Walid, sportivi come Bobo Vieri e Luciano Moggi. «Eliminate quelle carte» Ma non si sa come farlo... L. Fer. per il "Corriere della Sera" Oltre al giudizio chiesto al gup Mariolina Panasiti, i pm chiedono al gip Giuseppe Gennari l'avvio della procedura di distruzione degli oltre 4 mila dossier illecitamente formati, imposta dalla pasticciata legge bipartisan varata in fretta e furia per decreto nel 2006 dal governo Prodi nel vortice di un week-end da psicodramma. Il gip Gennari ha già inviato 20 mesi fa questa legge al vaglio della Consulta perché la normativa era apparsa incostituzionale alle parti offese (che non potrebbero verificare cosa sia stato davvero frugato su loro), agli indagati (che lamentano di non potersi discolpare sulla base del sintetico verbale riassuntivo del contenuto distrutto), e ai pm (che non possono indagare su eventuali reati emergenti dai dossier in distruzione): ma la Consulta neanche ha ancora fissato l'esame. E si manifesta il primo corto circuito: ad atti ora depositati, i difensori avranno diritto a consultare anche questi dossier in teoria da distruggere. E già da ora al gup e al gip (che fino a Natale sarà assorbito dall'imminente sentenza Parmalat) si pone un gigantesco problema logistico: come avvisare della convocazione delle due rispettive udienze le 4 o 5 mila persone, molte all'estero, che a pena di nullità debbono essere citate con apposita notifica quali potenziali parti offese? Alla fine è possibile che ci si rassegni a farlo per «pubblici proclami»: o con inserzioni sui giornali, o sul sito Internet del Ministero. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-1553.htm POLIZIOTTO ACCUSATO DI PASSARE MATERIALE A UNA GIORNALISTA Claudio Sanfilippo, ex capo della squadra mobile di Genova, attualmente questore vicario a Parma, è stato accusato dalla Procura di Genova di aver passato alla giornalista Ilaria Cavo di Mediaset i nastri delle intercettazioni di Luca Delfino, attualmente in carcere per omicidio volontario aggravato dopo aver ucciso a coltellate a Sanremo l’ex fidanzata, Maria Antonietta Multari, e accusato dell'assassinio di un'altra donna, Luciana Biggi. Le trascrizioni delle intercettazioni, poi mandate in onda su Mediaset, sono agli atti dell'inchiesta. Alla fine dello scorso mese di ottobre la Polizia, su ordine della Procura, aveva perquisito sia la redazione di Mediaset a Milano sia l'abitazione privata nel capoluogo ligure della giornalista, clonando i computer alla ricerca di informazioni sulle intercettazioni trasmesse. http://www.agendacomunicazione.it/?id=3049...A%20GIORNALISTA -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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26 November 2008, 18:57
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#1279
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
QUO VADIS TELECOM? – BEBè DEVE SCEGLIERE TRA SCORPORO DELLA RETE, CESSIONE DI TIM BRASILE O DISMISSIONI MINORI – LA POSIZIONE DIFFICILE DI TELEFONICA E IL PRENDERE TEMPO DELL’AGCOM SULLA DIVISIONE OPEN ACCESS…
Antonella Olivieri per "Affari & Finanza" de "Il Sole 24 Ore" Con la situazione di crisi che preoccupa a livello planetario, difficilmente ci saranno "fuochi d'artificio" nel piano industriale 2009-2011 che il consiglio di Telecom esaminerà il 2 dicembre. Ma al comitato esecutivo preparatorio, che si è tenuto lunedì, l'amministratore delegato Franco Bernabè avrebbe posto comunque sul tavolo la questione delle possibili operazioni straordinarie. E cioè, avrebbe detto, se si vuole ragionare sul tema, sono due gli asset importanti che il gruppo può pensare di valorizzare: o la rete fissa oppure Tim Brasil. In entrambi i casi non si attendono blitz nell'immediato. Anche se, a quanto risulta, il 2 dicembre è previsto un doppio board: al mattino, senza gli spagnoli di Telefonica, per parlare specificamente del Brasile (la riunione è stata anticipata rispetto all'indicazione iniziale del 10 dicembre); nel pomeriggio, in seduta plenaria, per approvare il piano industriale. Il giorno precedente, il 1°dicembre, è in calendario inoltre un consiglio di amministrazione della controllata di Rio de Janeiro, il cui ordine del giorno non è noto ma che comunque non riguarderà i conti del trimestre che sono già stati licenziati. Per Tim Brasil, l'operatore mobile brasiliano che costituisce il più rilevante avamposto all'estero del gruppo,valorizzazione significherebbe in ogni caso vendita. Circola anche un'ipotesi di prezzo: 7 miliardi. In questo caso il naturale acquirente sarebbe Telefonica, che nel Paese sudamericano non ha ancora risolto il suo difficile condominio con Portugal Telecom in Vivo, primo player per numero di clienti. Ma Telefonica non è al momento nelle condizioni più idonee per potersi fare avanti concretamente. L'Anatel, l'Authority delle tlc brasiliana, non permetterebbe a Telefonica di tenere il piede in due scarpe, tant'è che già un anno fa ha disposto l'assoluta separazione delle attività dei due gruppi nel Paese. Il problema principale risiede nell'implicito conflitto d'interesse che deriva dalla posizione degli spagnoli, concorrenti in Brasile di Telecom Italia, ma azionisti di riferimento della stessa in quanto soci (maggioritari anche se con poteri limitati) della holding Telco. Per rilevare Tim Brasil, che ancora recentemente Telecom definiva strategica, Telefonica dovrebbe dunque uscire da Telco, ma chi e a quale prezzo potrebbe subentrare? Non è una questione secondaria, considerato che gli spagnoli hanno messo sul piatto 2,85 euro per azione mentre oggi le quotazioni viaggiano in Borsa intorno a 1 euro. Quanto alla rete, il tema può essere declinato in diversi modi, ma finora non è stato concretamente approfondito dagli azionisti. E di certo non potrà esserlo fino a quando non si chiarirà meglio il quadro regolatorio. Sulla divisione Open Access (di veda altro articolo in pagina), l'Agcom ha presoancora tempo e la questione non sarà dunque definita in vista della riunione consiliare della settimana prossima. Sull'ipotesi di separazione societaria dell'infrastruttura di accesso, sulla quale occorrerà comunque investire ingenti somme per il necessario ammo-dernamento tecnologico, occorrerà riflettere bene perchè il network per qualsiasi ex-monopolista è considerato un punto di forza: aprire a terzi significherebbe in ogni caso rinunciare a una fetta consistente di Ebitda. Meno complicato, ma anche meno rilevante per importi, sarebbe studiare altre dismissioni minori. Alla recente convention dei manager del gruppo, tenutasi a Venezia, era stata ventilata l'eventualità di cedere una parte di Sparkle per realizzare una somma dell'ordine di 1 miliardo da utilizzare per rafforzare la presenza del gruppo all'estero. Sparkle è la società che fornisce servizi internazionali wholesale voce, dati e Ip, coprendo Europa, America latina e il bacino del Mediterraneo con una rete internazionale di cavi sottomarini. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-1573.htm Riassetti/ Telecom vola in Borsa. Il mercato dice sì alla vendita di Tim Brazil Telecom Italia grande protagonista a Piazza Affari. Il titolo del gruppo guidato da Franco Bernabè ha chiuso le contrattazioni portando a casa oltre il 4%, la migliore performance sul listino milanese. A riaccendere l'interesse sono state le voci relative a prossime operazioni straordinarie a partire dalla cessione della rete fissa e di Tim Brasil. Novità che potrebbero secondo alcuni essere già annunciate in occasione dell'atteso piano industriale 2009-2011, la cui presentazione è prevista la settimana entrante, il 2 dicembre, tanto più che nella giornata il Cda dell'ex monopolista telefonico si riunirà due volte come ha anticipato il Sole 24 Ore, la prima volta senza gli spagnoli di Telefonica (da sempre interessata a Tim Brasil), la seconda con gli spagnoli per approvare il piano. Il primo dicembre, inoltre, è in calendario un Cda della stessa Tim Brasil (che non può riguardare la trimestrale visto che è stata già approvata) dal quale potrebbe venire un'indicazione più puntuale sull'attuale valorizzazione dell'asset. Voci che, secondo quanto risulta all'agenzia MF-Dow Jones, alcune fonti a conoscenza della situazione hanno cercato di smontare visto che Telecom Italia considera la sua divisione brasiliana Tim Partecipacoes un asset core e non e' dunque intenzionata alla messa in vendita. Sembrano invece sopite le voci di un possibile ingresso nel capitale di Telecom Italia della Hutchinson Whampoa, il colosso cinese delle telecomunicazioni che controlla l'italiana H3G. In questo caso si era parlato di un possibile scambio azionario "carta contro carta" che certo non sarebbe stato salutato con piacere da Telefonica, che in questo caso finirebbe col veder diluita una partecipazione pagata a caro prezzo e che finora non ha portato particolari soddisfazioni al gruppo di Cesar Alierta. Escluse dunque decisioni clamorose e dato per scontato che anche per il discorso rete fissa e Tim Brasil non ci saranno "blitz" improvvisi vista la persistente incertezza dei mercati che rende a dir poco volatili le valorizzazioni, il mercato (oltre che, ma con ben altro stato d'animo, i concorrenti di Telecom) attende la conferma dell'aumento del canone. Aumento c he unito ad una riorganizzazione capillare in grado di rendere il gruppo più efficiente e orientato al mercato, oltre che alle summenzionate prossime dismissioni potrebbe imprimere finalmente quella svolta vanamente auspicata da almeno un anno dall'amministratore delegato Franco Bernabè. Vi è infine il capitolo management, che per ora pare interessare più i diretti interessati che gli investitori, in attesa di una conferma di un riassetto che secondo indiscrezioni di stampa dovrebbe vedere archiviato l'attuale modello divisionale a favore di una nuova struttura articolata su attività per il mercato consumer e quelle indirizzate all'utenza business. Un rimescolamento di poltrone che potrebbe scontentare qualcuno (si fa il nome di Lucio Luciani al quale verrebbe proposto di andare a guidare Tim Brasil), favorire altri (crescono le quotazioni di Pietro Labriola, attuale responsabile della divisione telefonia fissa, e Mauro Nanni, responsabile area clienti top e servizi informatici) e vedere qualche riconferma (Oscar Cicchetti). Storie, come detto, che per ora appassionano più gli amanti del gossip aziendale che non gli investitori, alle prese con scenari macro e micro economici tutt'altro che rassicuranti, ma che hanno contribuito a mantenere alta l'attenzione sul titolo. Luca Spoldi http://www.affaritaliani.it/economia/riassetti-telecom.html -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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26 November 2008, 23:48
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Agcom, messaggio a Telecom
"Super banda larga per tutti" L'autorità garante delle comunicazioni ha chiesto all'azienda di fare "sostanziali integrazioni" agli impegni presi per la sua rete presente e futura. In modo che anche gli altri operatori possano offrire connessioni a 50 o a 100 megabit al secondo di ALESSANDRO LONGO LA BANDA LARGA del futuro, oltre i 20 megabit dal 2009, sarà una rete a cui anche i concorrenti di Telecom Italia potranno accedere. E così potremo avere un ampio spettro di offerte alternative, a 50 o a 100 megabit al secondo. È questa l'idea che si è affermata oggi: Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha chiesto a Telecom di fare "sostanziali integrazioni" agli impegni che quest'ultima ha presentato, per la sua rete presente e futura. Tra le varie cose, spicca la soluzione a un nodo che l'Italia si trascina da anni: l'Ngn (Next generation network), cioè la rete a banda larghissima che Telecom sta costruendo e su cui dovrebbe partorire le prime offerte l'anno prossimo, nelle principali città italiane. Telecom si è battuta a lungo per non avere obblighi sull'Ngn. Il che significava: se il concorrente vuole usare la mia rete, per dare all'utente i 100 Mbps, deve sottostare ai miei prezzi e ai miei tempi, senza vincoli imposti dall'alto. Agcom oggi ha negato questa strada. In sostanza, ci sarà un'offerta all'ingrosso (così come avviene ora con l'Adsl), anche per la fibra: i concorrenti accederanno alla nuova rete in base a un listino i cui prezzi non saranno liberi ma regolamentati dall'Autorità. E a formulare quest'offerta all'ingrosso sarà la divisione Open Access (dove confluirà la rete di Telecom), sotto la vigilanza dell'Autorità. Telecom dovrà inoltre condividere il proprio patrimonio di infrastrutture passive (cavidotti, canaline), per l'uso degli altri operatori. Il tutto però - questa è una concessione a Telecom - "solo nelle zone dove troveremo che Telecom Italia è l'operatore dominante anche sulla fibra. Non ci saranno questi obblighi per quelle città dove i concorrenti hanno, sulla fibra, una quota di mercato maggiore", dice Mannoni. Certo, adesso la palla passa a Telecom, che potrà decidere se inserire queste modifiche nei propri impegni oppure rigettarle. La strada sembra però ormai tracciata in questo senso, dopo la presa di posizione odierna. "Confido che Telecom accetti le modifiche. Vengono non solo da noi, ma seguono una raccomandazione della Commissione Europea, con cui ci siamo consultati in questi giorni", dice a Repubblica.it Stefano Mannoni, consigliere Agcom. Sono davvero numerose le integrazioni agli impegni, chieste a Telecom. Molte vanno nella direzione di rendere Open Access più vicina al modello inglese. E quindi: maggiore indipendenza dal resto di Telecom, maggiore capacità di controllo da parte di Agcom. "In virtù di quanto abbiamo richiesto ora, Telecom non potrà più cambiare Open Access a proprio piacimento, ma dovremo valutare noi ogni modifica", dice Mannoni. Ci saranno anche due nuovi strumenti di controllo, che l'Agcom istituirà con il concorso di tutti gli operatori: un organismo per risolvere le controversie relative all'accesso alla rete Telecom; un comitato Ngn per risolvere problematiche tecniche e organizzative riguardanti il passaggio alle nuove reti. Altre integrazioni mirano a rendere davvero paritario l'accesso alla rete Telecom, mettendo i concorrenti sullo stesso piano dell'ex monopolista. C'è poi una stoccata a favore direttamente dei consumatori: Agcom chiede a Telecom di semplificare le proprie strutture, per risolvere con rapidità i contenziosi con gli utenti che si trovano mega bollette a causa di servizi a sovrapprezzo. Agcom, insomma, sta togliendo a Telecom una parte del potere che quest'ultima voleva trattenere a sé, nella gestione della rete. Nelle prossime ore, le reazioni. Tra l'altro, bisognerà vedere se i concorrenti saranno soddisfatti delle modifiche. Gli operatori alternativi hanno condotto infatti una battaglia, nei mesi scorsi, bollando come inadeguati gli impegni presentati da Telecom. Certo è che questo fine 2008 è cruciale per il futuro delle telecomunicazioni nazionali: si sta definendo il quadro regolamentare che ci porteremo dietro per i prossimi 5-10 anni. Influirà sulla capacità dell'Italia di recuperare il ritardo con gli altri Paesi europei, sulla via dello sviluppo. Un passo falso adesso ci condannerebbe all'arretratezza. (26 novembre 2008) da Repubblica.it -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
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27 November 2008, 18:08
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#1281
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.002 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
PROFUMO E PASSERA ASPETTANO TREPIDANTI L’ARRIVO DEI RE MAGI: DRAGHI, TREMONTI, BERLUSCONI - Intesa e Unicredit, infatti, controllano il 66% di Bankitalia. Se le quote FOSSERO rivalutate e messe a patrimonio come plusvalenze SALVEREBBERO LA PELLE…
Anche in occasione dell'ultima Giornata Mondiale del Risparmio (l'84esima da quella prima voluta nel 1924 dall'economista Maffeo Pantaleoni, e che si celebra il 31 ottobre di ogni anno), il governatore Mario Draghi non ha fatto cenno alla spinosa questione del ritorno in mani pubbliche del capitale della Banca d'Italia, oggi posseduto in larga maggioranza da istituti di credito privatizzati. Ma, soprattutto, tace il divo Giulio Tremonti, autore della Legge di riforma del risparmio. E questo benché manchi poco più di un mese allo scadere dei tempi (tre anni a partire dalla fine del 2005) previsti dalla Legge per il trasferimento delle quote possedute da soggetti diversi dallo Stato o altri enti pubblici. Nel rumoroso silenzio dell'atermico Draghi e di Giulio Mani di forbice però si muovono invece convulsamente le banche, e i giornali. Come in occasione dell'ultimo seminario Abi di Gubbio, pullulante di giornalisti e di esternazioni. A sgomitare, in particolare, sono Corradino Passera e Alessandro Profumo, che spesso sono calati insieme a Roma per il giro delle sette chiese su questo tema caldissimo. Intesa SanPaolo e Unicredit, infatti, controllano complessivamente circa il 66% delle quote di Bankitalia. Se passasse una delle tesi più accreditate sulla stampa, quella per cui le quote proprietarie devono essere rivalutate e messe a patrimonio come plusvalenze (restando quindi proprietà delle banche stesse), Passera e Profumo dovrebbero veramente stappare una bottiglia di champagne. Una magnum, se i due allegri banchieri massacrati dalle Borse riuscissero poi a far comprare le quote dalla stessa Bankitalia, mettendo così a bilancio plusvalenze totali ben superiori a 800 milioni (cifra a suo tempo stanziata dallo stesso Giulietto Tremonti per il passaggio delle quote allo Stato). E il duo bancario delle meraviglie potrebbe in questo modo dare un sonoro rinforzo ai suoi disastrati quozienti patrimoniali (i famigerati "ratios"). Un bel regalo di Natale, non c'è che dire, per Passera e Profumo. Che dovrebbero a quel punto intonare un accorato canto natalizio (magari un "Venite adoremus") verso il presepe beneaugurante dei re magi Draghi, Tremonti e Berlusconi. [27-11-2008] Dagospia -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
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27 November 2008, 18:44
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#1282
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
Minirivoluzione nei servizi segreti: gli 007 voluti da Letta
È in arrivo una minirivoluzione all’interno dei servizi segreti. Stanno per essere formalizzati, infatti, i nuovi vice del Dis (ex Cesis), dell’Aisi (ex Sisde) e dell’Aise (ex Sismi): nomine che portano il segno di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli 007, e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma che certo non dispiacciono a Gianni De Gennaro, oggi a capo del Dis ed ex capo della polizia. Al Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina i servizi) De Gennaro sarà affiancato dal prefetto Vittorio Piscitelli (suo ex vice capo di gabinetto al Viminale) e dal generale della Guardia di Finanza Cosimo Sasso, che è stato direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dal 1° agosto 2005 al 31 ottobre 2008. All’Aisi, guidata dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo, arrivano due nomi di punta: il prefetto Nicola Cavaliere, oggi vice capo della polizia e direttore della Criminalpol, e il generale delle Fiamme gialle Paolo Poletti, capo di Stato maggiore della Finanza, incarico che ora assumerà il generale Michele Adinfolfi, attuale comandante regionale del Lazio. Infine, un’importante nomina riguarda l’Aise dove il generale dei carabinieri Michele Franzè affiancherà il generale Bruno Cornacchione come vice dell’ammiraglio Bruno Branciforte. Questi ha inutilmente sponsorizzato il suo attuale capo di gabinetto, ammiraglio Michele De Pinto. Con la supervisione di Letta, dunque, Tremonti ha indicato i due finanzieri Sasso e Poletti (quest’ultimo ha buoni rapporti anche con Massimo D’Alema) mentre De Gennaro ha piazzato un uomo di fiducia come Cavaliere all’Aisi. Nel complesso, sono tutti nomi di indiscussa professionalità, con l’unica pecca di non avere finora avuto esperienze di intelligence. http://blog.panorama.it/italia/2008/11/27/...oluti-da-letta/ TELECOM, MISSIONE IN ARGENTINA MILANO - Telecom Italia vuole tutta Telecom Argentina e si prepara a esercitare il diritto per salire al Zoo%o nel capitale rilevando 1148%o in mano ai soci locali Los W. La partita non è semplice, ma sembra che dopo aver fatto per mesi muro contro il gruppo italiano, il socio argentino Gerardo Werthein, abbia fatto sapere attraverso il suo avvocato Bnrique Brochou di essere disponibile a trattare. E martedì pomeriggio il direttore finanziario di Telecom, Marco Patuano, è volato a Buenos Aires per cercare di chiudere un accordo. Bernabè ha in mano un`opzione «cali» sulla quota detenuta da Los W in Sofora, la scatola che attraverso Nortel custodisce il 54% del gruppo telefonico di Buenos Aires, che può esercitare dal primo gennaio 2009 per quindici giorni a un prezzo «di favore»: 6o milioni contro un valore di mercato di circa i5o milioni. Non è detto, tuttavia, che Bernabè voglia controllare da solo tutta la società. «Clarin» e «La Nacion», i due principali quotidiani del Paese, pochi giorni fa hanno parlato di una possibilità che Telecom rilevi la quota di Werthein per rivenderla subito a un partner locale più gradito, e di contatti con Techint, Irsa, Pampa Holding, Vila Manzano e Banco Macro. Possibile che entro la fine della settimana il quadro sia più chiaro, Autorità permettendo. La contesa per il controllo di Telecom Argentina, infatti, non è solo una questione tra soci. L`ingresso in Telecom Italia di Telefonica ha provocato indagini ed esposti per il potenziale conflitto degli spagnoli, già proprietari di Telefonica de Argentina e Movistar. I Werthein hanno alimentato le polemiche sollevando la questione prima davanti al consiglio di Telecom Argentina e poi ai Tribunale, cercando così di mettere in un angolo i soci italiani. Ma Patuano deve fare i conti adesso con una nuova pesante incognita: l`intenzione del presidente Cristina Kirchner di assicurare che le società strategiche siano controllate da soci locali. Con la nazionalizzazione dei fondi pensione il governo di Buenos Aires si è ritrovato in mano il i5%o dei diritti di voto in Telecom Argentina e ora potrebbe utilizzarli Der sostenere i Warthein. Ma Pa- tuano, per tre anni direttore generale di Telecom Argentina, sa come muoversi. In più sembra che di fronte al rischio di un intervento della Kirchner nella partita, si sia attivato anche il governo italiano. Intanto Bernabè sta procedendo con la messa a punto del piano strategico che presenterà al consiglio martedì prossimo. Nel piano non ci saranno ancora indicazioni chiare sul riassetto della rete. Ieri dall`Authority per le Comunicazioni è arrivata infatti una richiesta di integrazione agli impegni presentati da Telecom per aprire la rete ai concorrenti. Non semplici aggiunte ma «integrazioni sostanziali» ha fatto sapere l`Agcom che ha ritenuto, «non sufficienti» le proposte sulla gestione della divisione Open Access e dell`organismo indipendente che dovrà vigilare sulla trasparenza dell`infrastruttura. Federico De Rosa Da "Il Corriere della Sera" di giovedì 27 novembre 2008 Intercettazioni, le spese pazze delle procure Roma, 27 nov (Velino) - Alla procura di Campobasso mettere un telefono sotto controllo costa 3,85 euro al giorno; a Lodi la stessa operazione costa 27 euro, cioè oltre sette volte tanto. E poco meno costa alle procure di Urbino, Cuneo, Messina e Barcellona Pozzo di Gotto: 23 euro al giorno. La differenza è ancor più vistosa sulle microspie: alla procura di Roma l’affitto di una “cimice” digitale costa 19,5 euro, a Catania 195 euro, ad Ancona 169 e a Foggia 150. E ancora, far collocare un localizzatore sotto l’euro di un sospetto costa a Gela 12 euro al giorno, a Verona 170 e a Caltanissetta 180. I dati, pubblicati in un servizio di Panorama sul numero in edicola da venerdì 28 novembre, sono ufficiali e aggiornati allo scorso mese di ottobre. Fanno parte di un primo monitoraggio del ministero della Giustizia che riguarda 146 procedure di tutta Italia (su 165) per avere un quadro preciso delle spese per intercettazioni e consulenze. Le intercettazioni, 1.279 miliardi di euro spesi negli ultimi cinque anni, sono certo utili alle indagini ma costituiscono anche un autentico business che richiama aziende di ogni tipo e che sfugge a ogni controllo. “il valore del prezzo medio giornaliero per ogni linea intercettata, ovvero 11,5 euro - si legge nel documento del ministero della Giustizia - risulta essere molto diverso secondo gli uffici, ma la caratterizzazione territoriale non sembra essere discriminante”. Una situazione che pare destinata a durare ancora poco. “Posso capire che le aziende cerchino di fare profitto, ma hanno lucrato troppo e si è ecceduto. Adesso basta, la festa è finita - spiega il ministro della Giustizia Angelo Alfano a Panorama -. Verrà introdotto un tariffario nazionale e l’avvio del sistema unico delle intercettazioni sarà propizio per ridurre sia le spese sia il numero dei soggetti che gestiscono queste delicatissime informazioni”. http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=708485 -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
| KAOS |
28 November 2008, 4:39
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#1283
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
ESCLUSIVO! RENATO FARINA VUOTA UN ESPLOSIVO SACCO DI AMARI RICORDINI - “La mail del cronista DEL “CORRIERE” BIONDANI al potente magistrato SPATARO” - “UNA volta FECI SAPERE al Sismi di UN ARTICOLO D’AVANZO&BONINI (LA REPUBBLICA)” Tratto da "Renato Farina alias Agente Betulla", di Renato Farina (Piemme), in libreria nei prossimi giorni Perché questa memoria Ogni tanto (anzi tutti i giorni) digito il mio nome sui motori di ricerca e mi spavento. Se mi incontrassi per strada mi prenderei a sberle: radiato per indegnità dall'Ordine dei giornalisti; ma non sono io quello lì. L'informazione totale di oggi rende impossibile frenare la valanga che alimenta se stessa e si ingrossa, e non c'è niente da fare se ha deciso che tu non sei più un uomo, ma, per esempio, una betulla, che è una pianta gentile; ma a volte ho temuto mi querelassero persino le betulle perché ne rovino l'immagine leggera e frondosa. Internet non è la democrazia dell'informazione, ho scoperto che è il luogo della forza. Ci sono sassolini preziosi. Ma se l'inerzia della massa decide che sei un cane morto, sei per essa un cane morto; dopo un minuto sei anche meno di un cane, una muffa, un verme adultero cui nessuno fa mancare il suo contributo alla lapidazione. Allora se è inutile, se è una gocciolina nel mare, perché perdere tempo in memorie? Non pretendo di fermare il Vajont che mi ha spazzato via quel giorno, ma io non ho diritto di tacere. ..... La sperdutezza di una spia Come sei diventato una spia? E perché proprio Betulla? Questo voleva chiedermi il collega. Non osò. Mi ero preparato all'incontro con i pm di quel venerdì, ore 11, ingresso da via Freguglia 4, con quel martello sulle tempie a battere. La domanda sarà più o meno questa. Lo so. Ma non c'entra niente con la realtà e so già che non scalfirò il muro. I magistrati porranno ad alta voce quella domanda, in modo meno brutale forse. Non mi chiederanno se sia vero o no, ma perché. Si capisce dall'ordine di comparizione che pensano di avere in pugno un uomo ridotto a un albero dalla bianca corteccia. Vedo la stessa curiosità nelle facce di colleghi che immagino dietro le voci udite al telefono. E la domanda delle domande. I-soldi-i-soldi. Ti-hanno-pagato. Perché-hai-accettato? La sensazione è quella della sperdutezza. Non posso essere io quello cui volete fare questa domanda. Non sono io quello che i pm identificano come un agente ingaggiato per depistare, inquinare, pedinare. Spataro mi conosce. Sa che non sono io quello lì. Eppure già sui quotidiani appaiono le accuse quando io ancora non conosco le carte; cominciano ad apparire le intercettazioni; si scrive di ricevute di pagamento a firma Betulla, per 5.000 euro. Non leggo, vedo il titolo, mi basta, qualcuno mi sussurra al telefono i testi del «Corriere della Sera» e di «Repubblica». «Non è come credete voi, non è questo». Mi sento incastrato, in trappola, pieno di segreti da dover tenere dentro di me. Segreti buoni, non roba sporca e indicibile. Ma è come se nel mio giardino segreto fossero atterrati degli alieni coi dischi volanti, e ragionassero secondo un disegno di possesso. Ehi-ma-quella-è-la-mia-anima. Inutile. Capisco che L'amicizia Parto per Roma. Meta: l'avvocato. Ma anche un amico. Intercettazione numero 5355. Sintesi dell'ispettore LOR (così figura nelle carte il nome in codice di uno degli ispettori di polizia; un altro è GIGI): «Renato dice che secondo lui ha fatto delle cazzate e chiede scusa a Sandro, dice di essere finito». Non male come sintesi di una vita. Sandro è Sallusti, il direttore responsabile di «Libero». Santa Maria Maggiore a Roma. Vedo il mio amico lì davanti, Roberto Fontolan è accorso subito. Abbiamo mosso i primi passi insieme nel giornalismo, e prima nell'università. Mi rimprovera l'ingenuità, e un po' di non avergli mai fatto saper nulla. Ma come facevo a dirgli delle mie pratiche per liberare gli ostaggi e poi per difendere il Sismi dal lavoro di delegittimazione pervicace, totalitaria, di «Repubblica», «Espresso», «Corriere della Sera», CIA deviata, polizia deviata, eccetera? Mi rimprovera lo stesso. Ma non mi dispiacciono questi rimproveri: sono come quelli di Feltri, un amico che non si fa impressionare dalle dicerie e allora può permettersi anche uno schiaffo. Dice: «Tra un anno ne rideremo». Mi si scarica il telefono, avviso prima l'intercettatore che farò altre telefonate da un apparecchio diverso, perché non creda sia per occultare qualcosa. Telefono al vicedirettore di «Repubblica», Angelo Rinaldi. Ha dieci anni meno di me, ci vediamo e sentiamo pochissimo, ma sappiamo. Sappiamo quella cosa lì. Che non ci separerà nulla e nessuno. Mi aveva scritto un sms subito di amicizia pura. Mi rimbrotta. Lui è amico anche di Beppe D'Avanzo, sta dalla parte di D'Avanzo. Io gli chiedo di domandare scusa a D'Avanzo se mai avessi detto qualcosa contro di lui in qualche intercettazione. Avevo, o mi avevano, letto alcune frasi trascritte dai nastri in cui si raccontava come lui facesse "la spola" nel cortile di un hotel. E su quella base pare che il Sismi l'abbia intercettato e pedinato. Questo dicono i giornali. Ma la frase non era mia, e poi si appurerà che nessuno è stato intercettato e pedinato. Ma a questo servono le notizie passate ai giornali. Sono strumenti di polizia e di indagine giudiziaria impropri. La violazione del segreto non è estranea all'indagine, ma è contemplata come maniera per modificare la scena. Lo vedremo anche in seguito. Ho sempre contrastato «Repubblica» sul piano della polemica pubblica. Nessun colpo basso. Ecco: una volta feci sapere al Sismi di aspettarsi un articolo di Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini perché stavano a Milano, avevano visto a lungo - come raccontato da colleghi - Spataro ed ero certo che gli stessero parlando ancora al telefono. Questa banale notizia non innescò nulla di criminale come invece era stato ipotizzato con nessuna verosimiglianza. All'avvocato Volo parlo per ore, intendo dire tutto ai pm, non ho fatto nulla di male, sono certo di non aver commesso alcun reato. Dire tutto, ma non i nomi, non ciò che possa far male a qualcuno che si è fidato di me. Ritorno in aereo a Milano, poi filo nel nubifragio con la mia Peugeot sul lago Maggiore. Chiedo consiglio al mio amico prete. All'ingresso del Palazzo di Giustizia di Milano un giovanotto con un bel vestito, barba lievemente lunga alla moda, mi guarda con disprezzo e accenna a un moto di vomito. Ho capito, ho capito. Spataro mi accoglie con un sorriso gentile. Non sarà lui a svolgere l'interrogatorio ma i colleghi Maurizio Romanelli e Stefano Civardi. Chiedo subito: «Mi state registrando?». Romanelli risponde: «Capisco l'allusione. Non ancora». L'allusione la capirete tra qualche pagina. Durerà cinque ore questo interrogatorio. Sono 156 pagine di trascrizione. Quante cose ho detto. Quante. Il magistrato di Cassazione Pier Camillo Davigo sosterrà in un dibattito pubblico il 14 novembre 2007 con interlocutore (tra gli altri) il citato Betulla: «All'indagato conviene tacere, usiamo tutto contro di lui». Per onestà dovrebbero dirlo prima, come fanno gli agenti dell'FBI nei telefilm americani ....... La servile mail notturna del cronista giudiziario al potente magistrato Chi fece lo scoop per il «Corriere della Sera» fu Paolo Biondani. Anche lui usò solo le telefonate offensive. Poi è passato all'«Espresso» e ha avanzato l'ipotesi che io fossi pagato all'estero dal Sismi. Un amico. Soprattutto però direi che è un amico di Armando Spataro. Racconto questo episodio, perché un mondo si rivela. Un mondo di intoccabili. La casta dei giornalisti amici dei procuratori. Ho raccontato del mio patteggiamento. Prima che fosse accettato dal gip, che lo aggravò fino a sei mesi, uscì un articolo sul «Corriere» di Biondani che informava sull'accaduto, con particolari che nemmeno io sapevo. Meno uno: e cioè che la procura era d'accordo. L'avvocato Grazia Volo mi girò una mail di Spataro. Era per lei, ma siccome riguardava me, me la fece conoscere. Io sconsideratamente la portai ai magistrati di Brescia, gliela diedi perché c'era a tema il rapporto tra la procura di Milano e i giornalisti che hanno sempre "roba buona". Taglio solo gli indirizzi privati delle mail. Fw: Patteggiamento Mercoledì 13 dicembre 2006, 12:25 Da: "Avv. Grazia Volo" A: ren... Renato, come d'accordo Ti invio la mail. Grazia ------ Original Message ------ From: Armando Spataro To: Avv. Grazia Volo Cc: Pomarici, Enrico Sent: Wednesday, December 13, 2006 10:57 AM Subject: Patteggiamento Cara avv. Volo, oggi il «Corriere» pubblica la notizia della vs. istanza di patteggiamento, ma non la circostanza del nostro già prestato consenso. La pubblicazione della notizia è ascrivibile a notizie provenienti da «Libero». Le giro a tal proposito una mail che stanotte mi è stata mandata dal giornalista Biondani del «Corriere», che ho ovviamente letto questa mattina. La prego di farlo sapere all'avv. Rossi. Un cordiale saluto. Armando Spataro ------ Original Message ------ From: Biondani Paolo To: armando.spataro@...; armando.spataro@... Sent: Wednesday, December 13, 2006 1:41 AM ...Nel frattempo un giornalista di «Libero», che si dice nemico di Farina, ha volantinato pubblicamente la notizia del patteggiamento. Ti ho chiamato per avvisarti, ma eri staccato. Non penso che l'abbia fatto per danneggiare la procura, ma di sicuro non ci sono più i segreti di Stato di una volta... pb Sembra quasi un'informativa di routine. Titolo: Cosa si muove nei corridoi del Tribunale. Amici e nemici: rapporto di un cronista fedele. Il quale tra l'altro si è occupato di me sempre attaccandomi e prestando fede solo alla procura. Ora chiede il permesso all'amico pm, a cui dà del tu e che chiama di notte, se può pubblicare o no una notizia. Non potendo trovare riscontri che fa? Usa il criterio dell'utilità o no dell'articolo alla linea della procura. Non se danneggi una persona. Che gliene frega a un Biondani delle sofferenze di un pirla? Basta che l'Armando sia contento. Per lui basta e avanza. Interessante, non è vero? Non c'è scambio di denaro, ovvio, ma di utilità senz'altro. E questo sta bene all'Ordine dei giornalisti, sta bene al Consiglio superiore della magistratura? A me pare una brutta storia. Se invece di un magistrato (organo dello Stato) fosse stato un capo dei servizi segreti (organo dello Stato) il caso sarebbe stato da radiazione o no? Il mio avvocato mi ha rimproverato aspramente per avere consegnato questo foglio ai magistrati di Brescia. Ho incassato. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_...ticolo-1622.htm -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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28 November 2008, 18:51
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#1284
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, MIGLIOREREMO DDL IN PARLAMENTO
(AGI) - Roma, 28 nov. - Tra i problemi che “angosciano i cittadini” c’e’ anche quello riguardante le intercettazioni. Lo sottolinea Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a palazzo Chigi. “C’e’ un disegno di legge all’attenzione del Parlamento, lo miglioreremo”, dice il premier. (AGI) Gil http://www.stato-oggi.it/archives/00085506.html Servizi segreti, Cdm nomina nuovi vice direttori intelligence Roma, 28 nov. - (Adnkronos) - Servizi segreti, il governo completa gli organigrammi al vertice dell'intelligence italiana. Nel corso della riunione di oggi del Consiglio dei ministri sono state ufficialmente formalizzate le designazioni dei vicedirettori di Dis, Aisi ed Aise. In particolare, al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (ex Cesis), attualmente diretto dal prefetto Gianni De Gennaro, sono stati chiamati alla vicedirezione il prefetto Pasquale Piscitelli e generale di divisione della Guardia di Finanza Cosimo Sasso. Nell'incarico di vicedirettore dell'Aisi, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (ex Sisde) diretta da Giorgio Piccirillo, sono stati designati il prefetto Nicola Cavaliere, attuale vicecapo della Polizia e Direttore centrale della Polizia criminale, che assumerà il ruolo di responsabile operativo della struttura, e il generale Paolo Poletti, attuale capo di stato maggiore della Guardia di Finanza. Nomine anche all'Aise, Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, oggi diretta da Bruno Branciforte: il nuovo vicedirettore designato dal Consiglio dei ministri è il generale dei carabinieri Michele Franzè, oggi a capo del Comando Unità Mobili e Specializzate 'Palidoro'. Nel corso della riunione dell'esecutivo si è poi proceduto alla nomina del nuovo Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del Viminale. Per la sostituzione al vertice del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del prefetto Giuseppe Pecoraro, nelle scorse settimane designato alla prefettura di Roma in sostituzione di Carlo Mosca, è stato nominato l'attuale prefetto di Brescia Francesco Paolo Tronca. In sostituzione del prefetto Nicola Cavaliere nell'incarico di vice capo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni sentito il Capo della Polizia prefetto Antonio Manganelli, ha nominato il prefetto Francesco Cirillo. http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.2763145933 -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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28 November 2008, 19:37
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#1285
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
Caso castello, che succede a Firenze?
di Riccardo Mostardini FIRENZE. Cherchez la femme. Per capire cosa sta succedendo a Firenze, in questi giorni in cui le notizie si accavallano convulsamente, è necessario andare a cercare quale sia la matrice di fondo. E come molti ormai avranno capito, risalendo a monte nel complicato flusso di vicende urbanistiche e politiche che hanno posto la questione sotto i riflettori nazionali, ci si imbatte per forza nella questione della realizzazione del parco. Un parco di 80 ettari su un totale di circa 170 dell’area di intervento. Territorio, quindi. Territorio ancora vuoto, per mille motivi legati alle caratteristiche (es. geologiche, storiche) dell’area. Suolo libero, peraltro in un’area che – sia pure nelle attuali condizioni di parziale degrado in cui versa attualmente – si qualifica come importante corridoio di connessione tra il sistema delle colline, la superficie composita del Sic “Stagni della piana fiorentina” (codice Bioitaly IT5140011) e il fiume Arno. E intorno a questo territorio? Intorno c’è un’autostrada, due ferrovie, un aeroporto (con relativi progetti di ingrandimento). A poche centinaia di metri, a sud-ovest, la discarica di Case Passerini. In futuro, il nuovo termovalorizzatore, almeno stando alla pianificazione effettuata finora. A est, dopo la ferrovia, Firenze. E, dulcis in fundo, aggiungiamoci anche il progetto Fuksas per la “cittadella viola”, comprendente un nuovo stadio e una “downtown dello sport e dello shopping”, nelle previsioni. Progetto che non ha una localizzazione precisa finora, ma che tutti sanno che, se dovesse giungere alla realizzazione, ricadrebbe necessariamente sull’area di Castello. Perchè? Perchè nei confini comunali non ci sono altri spazi sufficienti per le superfici richieste dal progetto. E chi ci rimetterebbe, se gli spazi a Castello si dovessero rivelare troppo ristretti? Ci rimetterebbe il parco, baby, così va la vita. E poi, il governo ha tagliato l’Ici... A Firenze, già in molti avevano storto la bocca, davanti alla evidente leggerezza con cui da anni veniva affrontata la questione legata al parco. Molti ricordavano dichiarazioni ufficiose dell’amministrazione per cui la prima opera realizzata sarebbe dovuta essere proprio l’area verde, e restavano perplessi davanti ai primi cantieri aperti, cioè quelli della scuola sottoufficiali carabinieri che tutto è meno che – decisamente - un parco. Molti ipotizzavano da tempo una certa gestione spregiudicata della politica territoriale, a Firenze, con particolare focus proprio sul “caso Castello”. Si parlava di una eccessiva vicinanza di parte dell’amministrazione al gruppo dirigente della Fondiaria, di “politica dei caminetti” e di accordi tra (presunti) gentiluomini che sopravanzavano e contraddicevano le scelte pianificatorie adottate con documenti ufficiali. Si parlava dell’assoluta sfiducia che nutriva parte dell’amministrazione (sindaco Domenici in testa) nei confronti dell’utilità del parco, che nel parere del Sindaco rischiava di diventare un «ricettacolo dell’area metropolitana». Si parlava, come si può anche leggere nelle dichiarazioni di Ornella de Zordo (gruppo Unaltracittà/unaltromondo) sull’edizione di greenreport del lontano 16 ottobre 2006, di «amministrazioni locali» che «hanno firmato senza la minima riflessione tutto quanto veniva proposto da Ligresti», il cui gruppo Fondiaria è proprietario dell’area fin dai primi anni ’80. In questo momento a Firenze sono attualmente sotto inchiesta (concorso in corruzione) due assessori: il titolare delle politiche per la sicurezza e candidato alle primarie per il comune, Graziano Cioni, e l’assessore all’urbanistica Gianni Biagi. Sono inoltre indagati Salvatore Ligresti e alcuni collaboratori. L’inchiesta, come ha dichiarato alla “Nazione” il procuratore Quattrocchi, nasce da altre indagini relative alle infrastrutture per la viabilità (sottopasso di viale Strozzi): «ad un certo punto è emerso che un rappresentante della pubblica amministrazione colloquiava con i soggetti privati con modalità e prospettive che non ci sono sembrate improntate al perseguimento dell’interesse pubblico». E da qui si sono aperte, per l’amministrazione fiorentina, le porte dell’inferno politico: l’assessore Biagi ha ieri rassegnato le dimissioni («non sono un corrotto», «mai ricevuto compensi illeciti», «ho operato perchè a Castello ci fosse un vero pezzo di città con tutte le funzioni che un pezzo di città deve avere, non una periferia senza capo né coda»), Cioni invece resta al suo posto e prosegue anche nella competizione per le primarie. La posizione di quest’ultimo appare meno delicata, anche se l’inchiesta ha evidenziato come i suoi rapporti con Fondiaria non si siano limitati solo ad ambiti politici, vista l’assunzione del figlio dell’assessore nell’azienda di Ligresti, e l’affitto di una casa di proprietà della Fondiaria ad un’amica di Cioni. L’opposizione di centro-destra chiede, dopo qualche giorno di attesa, le dimissioni dell’intera giunta e il commissariamento della città fino alle elezioni della prossima primavera. La Sinistra e i Verdi chiedono di rinviare l’approvazione del Piano strutturale, mentre solo i Comunisti italiani sostengono insieme al Pd la prosecuzione dei lavori del piano, in discussione da anni. E mettiamoci anche le commistioni tra le dubbie vicende avvenute recentemente nell’urbanistica fiorentina (il caso della società di progettazione Quadra, vicina ad alcuni dirigenti locali del Pd per ora sfiorati, ma non coinvolti, anche dall’indagine su Castello, la costruzione del Multiplex e in generale la nuova edificazione nella zona di Novoli) e l’inchiesta odierna. In chiusura: occorre vedere le mani dei dirigenti e degli amministratori coinvolti. Ancora l’opinione pubblica non è in grado di sapere se esse siano sporche di denaro e cemento, o semplicemente se siano state ricoperte dal guanto della politica, quel guanto che, se indossato, porta spesso a rimestare nelle acque più torbide (soprattutto quando si affrontano questioni urbanistiche di così ampia prospettiva), ma può alla fine lasciare intonsa la mano che riveste se i piani approvati vengono poi rispettati. La questione fondamentale è questa: la pianificazione attuata prevede un parco di 80 ettari. E questo parco deve essere realizzato. Se le difficoltà sorte in questi anni riguardano aspetti legati all’implementazione del piano, e non sono stati superati i confini dell’illecito, allora l’inchiesta si concluderà con un nulla di fatto sul piano penale, e le manette lasceranno il passo a valutazioni di tipo politico. Se, invece, le mani di qualcuno sono sporche, potrà essere solo il proseguio dell’inchiesta a chiarirlo. Ma, intanto, un parco che è già pianificato non è ancora stato messo in realizzazione, primarie già fissate rischiano l’annullamento, e uno dei capisaldi più solidi della sinistra italiana (la leadership a Firenze) rischia seriamente di essere risucchiato nel gorgo, insieme a tutto questo giro di telefonate e contatti che ancora non abbiamo capito se erano trattative politiche o collusioni. Ci ha guadagnato qualcuno, in termini economici o per altre vie? Va chiarito. Di sicuro ci stanno perdendo, e molto, la città di Firenze e la credibilità della sua intera classe dirigente, a pochi mesi dal voto di primavera. http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=16835 SINISTRA IMMOBILIARE - PORTARE UN LIGRESTI A FIRENZE è PERICOLOSO: SI PESTA LA STESSA AREA IN CUI DELLA VALLE VUOLE EDIFICARE LO STADIO – E L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA ERA PRO-LIGRESTI - IL SINDACO DOMENICI: “ORA BLOCCO TUTTO”… Concita De Gregorio per "l'Unità" Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici ha chiesto di essere ascoltato dal procuratore che indaga sulla lottizzazione dell'area di Castello. L'inchiesta ha portato ieri alle dimissioni dell'assessore comunale all'Urbanistica Gianni Biagi, indagato per corruzione. Il caso vede coinvolti, direttamente o indirettamente, tre candidati alle primarie: Graziano Cioni, assessore, è indagato per corruzione e violenza privata. Il capogruppo del Pd in consiglio comunale Alberto Formigli, primo firmatario della lista per la candidatura di Lapo Pistelli, non è indagato ma è protagonista di alcune intercettazioni. Così come Matteo Renzi, anche lui del Pd, presidente della Provincia. Il caso- Castello è ormai diventato un caso nazionale: Veltroni incontrerà oggi Domenici per discuterne. «Ho scritto al procuratore - dice il sindaco e presidente dell'Anci - per offrire la mia disponibilità ad un incontro. Naturalmente non si tratterebbe di una testimonianza a carico o a discarico di alcuno ma di un contributo alla conoscenza: credo infatti che manchino dei tasselli importanti per capire questa lunghissima e complessa vicenda urbanistica». L'aspetto più delicato da chiarire è l'ultimo passaggio: era in corso un tentativo da parte di Della Valle di costruire in quell'area il nuovo stadio della Fiorentina, in una zona che avrebbe eroso una parte del parco pubblico che il costruttore Ligresti avrebbe dovuto realizzare a «compensazione» delle aree di edilizia privata. E contemporaneamente era in corso la trattativa, da parte di Provincia e Regione, per l'acquisto a prezzi di mercato delle aree su cui edificare le loro nuove sedi. «È necessario parlare al passato - precisa Domenici - perché è evidente che a questo punto non si farà più nulla: blocco tutto». Poi racconta. «A Biagi, del quale ho accolto le dimissioni, si imputa di aver avuto un atteggiamento teso a valorizzare l'investimento di Ligresti. Questo perché segnalò allo stesso Ligresti il nome di un capoprogetto. Di per sé (in assenza di ‘merce di scambio') non è reato. In ogni caso è necessario fare chiarezza. I pm non contestano nessun atto amministrativo. Chiedono come mai siano state date solo le concessioni per l'edilizia privata. La risposta è che erano già state deliberate e che erano un atto dovuto. E la Provincia e la Regione stavano ancora trattando l'acquisto delle aree su cui costruire le sedi. Quanto al Parco, che in una telefonata io dico di voler smitizzare, il punto è questo: un parco di 80ettari in una zona compresa fra l'aeroporto due autostrade e la stazione è destinato a diventare, in assenza di altre strutture, un ricettacolo di traffici, di prostituzione. Sono convinto che costruire lo stadio in quell'area avrebbe contribuito a scongiurare questo pericolo: strutture per lo sport e il tempo libero avrebbero dato diversa vita alla zona. Ho cercato di trovare un'intesa tra gli imprenditori. Forse questo ha allarmato Ligresti che può aver temuto un rallentamento dei lavori. Difatti, in alcune conversazioni, accusa l'amministrazione di menare il can per l'aia e addirittura la diffida per le vie legali». In ogni caso, dice Domenici, «bisogna conoscere molto bene i tempi di questa lunghissima vicenda per aver chiaro che la costruzione dello stadio, chiesta da Della Valle nel 2008, non poteva essere prevista da un piano approvato nel 2006 e che dunque le due vicende non possono essere messe in relazione. Sono e resto convinto che l'idea dello stadio fosse una buona idea. Sarei lieto di illustrarne i motivi al magistrato, insieme ad ogni altro dettaglio che possa essergli utile per l'indagine». http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-1669.htm -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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29 November 2008, 18:42
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#1286
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
Telecom Italia cerca un nuovo socio per le attivita' argentine
Telecom Italia punta ad esercitare il diritto di opzione sulle azioni di Telecom Argentina in possesso del socio locale, il Gruppo Werthein, per poi cercare un nuovo socio argentino. Lo assicura Oscar Cicchetti, direttore del business e strategie di Telecom Italia in un'intervista pubblicata dal quotidiano 'El Cronista'. Telecom Italia possiede il 50% della azioni di Sofora, la societa' che controlla Telecom Argentina, mentre i Werthein ne hanno il 48%: l'opzione di 'call' in mano all'impresa italiana puo' essere esercitata dal primo gennaio 2009 per 15 giorni, apparentemente, secondo analisti italiani, a circa 60 milioni di euro rispetto ai circa 150 milioni del valore di mercato della quota. Secondo il 'Cronista', analisti argentini parlano invece di circa 200 milioni di dollari. 'Abbiamo l'intenzione di esercitarla', ha confermato al giornale Cicchetti, aggiungendo: 'Ci proponiamo inoltre di cercare un altro socio locale, che non siano i Werthein'. Sempre secondo il giornale sarebbero 'da quattro a sei' le imprese interessate in tal senso. http://www.aduc.it/dyn/tlc/noti.php?id=241938 -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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29 November 2008, 23:46
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#1287
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
Dl anticrisi: cambia la legge sull'opa, meno vincoli su passivity rule
(Il Sole 24 Ore Radiocor) -Saranno meno stringenti i vincoli che dovranno rispettare le societa' soggette ad opa. Lo prevede il decreto anticrisi approvato dal Consiglio dei ministri. In particolare, secondo l'articolo 13 della bozza, cambiano i sistemi di autorizzazioni assembleare per eventuali misure di difesa. Nel nuovo testo scompare infatti il limite del 30% previsto per l'autorizzazione da parte dei soci. Cambia anche il comma 4 che, nella nuova composizione, non prevede piu' che l'approvazione delle misure idonee a contrastare il conseguimento degli obiettivi dell'offerta debba essere approvata da una assemblea straordinaria. http://www.ilsole24ore.com/news/Home_9016220966.shtml Sull'Opa salta il tetto del 30% di Rossella Bocciarelli Anche l'Italia, come già hanno fatto tutti gli altri Paesi europei, si accinge a rendere meno cogenti le regole sull'Offerta pubblica di acquisto. L'articolo 13 del provvedimento anti-crisi approvato ieri in Consiglio dei ministri prevede infatti la decisione facoltativa, affidata alla scelta statutaria delle società quotate, invece dell'obbligo legislativo di rispettare la passivity rule, cioè le restrizioni alla possibilità di difendersi per una società sotto scalata. Era stato lo stesso presidente della Consob, Lamberto Cardia, a sollecitare, nel corso di ben due audizioni in Parlamento, l'introduzione di modifiche alla normativa contenuta nel Testo unico della finanza (Tuf), proprio in considerazione della forte crisi finanziaria in corso che, provocando un violento e spesso irrazionale abbattimento dei corsi azionari, rende le società quotate più vulnerabili. «L'attuale situazione del mercato – aveva infatti sottolineato Cardia – ha fatto emergere nuove preoccupazioni sull'esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili». Fino ad oggi la normativa italiana e le stesse disposizioni regolamentari della Consob avevano sempre optato per la massima apertura dei mercati, scegliendo di mantenere l'obbligatorietà dell'approvazione assembleare per l'adozione degli strumenti di difesa dall'Opa e stabilendo a tal fine un quorum speciale del 30%, non richiesto dalla direttiva europea. Era inoltre obbligatoria la regola che neutralizzava le misure di difesa preventiva (quali limiti statutari al diritto di voto o diritti speciali in materia di nomina o revoca degli amministratori). Su tutto ciò occorrerebbe un ripensamento del legislatore, aveva affermato Cardia: «In particolare – aveva chiesto – si potrebbe valutare l'opportunità di eliminare l'attuale imperatività delle norme in materia di tecniche di difesa e neutralizzazione, consentendo alle società scelte statutarie in tutto o in parte diverse». Ed è proprio la scelta che il Governo ha realizzato con il decreto di ieri, allo scopo di garantire maggiori certezze nel caso di operazioni all'estero e minori protezioni da parte di attacchi ostili a condizioni di reciprocità. Ma vediamo, in dettaglio, le disposizioni Passivity rule Finora non si poteva contrastare un'Opa senza una preventiva autorizzazione dell'assemblea degli azionisti nella misura del 30% di quote azionarie possedute. Da oggi, invece, questo limite non c'è più. È stato eliminato in attesa che la crisi finanziaria si attenui. In pratica, in caso di un'Opa ostile, l'assemblea potrà deliberare azioni di difesa senza il vincolo della quota di azioni possedute. Neutralizzazione Vengono disinnescate eventuali clausole relative a limitazioni al diritto di voto o a diritti di voto multiplo, qualora un offerente raggiunga la soglia del 75% del capitale per effetto di un'offerta pubblica. Reciprocità Permette di attivare misure anti-Opa nei confronti di scalatori i quali, non essendo appunto soggetti né alla passività né alla neutralizzazione, possono far ricorso agli stessi strumenti di difesa se fossero a loro volta attaccati. In pratica, se una società europea lanciasse un'Opa su una società italiana, le norme in tema di passività e di neutralizzazione previste dalla legge italiana sarebbero efficaci solo se nel Paese dove ha sede la società offerente, valgono le stesse condizioni. Azioni possedute La quota delle azioni possedute per avviare azioni difensive contro il lancio di un'Opa è il 75 per cento. Vincolo temporale Nel testo si legge: «Qualsiasi misura idonea a contrastare il conseguimento degli obiettivi dell'offerta adottata dalla società emittente dev'essere espressamente autorizzata dall'assemblea in vista di un'eventuale offerta pubblica, nei 18 mesi anteriori alla decisione di promuovere l'offerta ai sensi dell'art. 102, comma 1». http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4...ulesView=Libero -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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1 December 2008, 19:22
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#1288
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
TELECOM ARGENTINA, CASO DI STATO – STOP DI BUENOS AIRES A BEBÈ BERNABÈ – BERLUSCONI SCENDE A FIANCO DI TELECOM ITALIA E SCRIVE ALLA KIRCHNER – DOVE NON PUÒ IL BUSINESS, CI PROVA LA POLITICA…
Antonella Olivieri per "Il Sole 24v Ore" La questione Argentina per Telecom Italia è ancora irrisolta. Ma il Governo, in particolare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si è mosso per sollecitare l'interessamento della presidente argentina, Cristina Kirchner, a favore di una soluzione positiva della vicenda. Telecom Italia ha in mano due opzioni d'acquisto per arrivare al controllo assoluto della holding Sofora, che controlla il 66% di Nortel, che a sua volta controlla il 57% di Telecom Argentina. Per il 2%della holding a monte il prezzo d'esercizio è già stato fissato in 6 milioni di dollari, per il restante 48% in mano alla famiglia Werthein, una parte dell'opzione (su una quota del 30%) è a prezzo fisso e cioè 99 milioni di dollari, mentre il 18% è a fair market value. Il valore della calla oggi è stimabile intorno ai 165 milioni di dollari, comunque meno del valore di mercato. Ma i Werthein insistono nel tentativo di invalidare la call in mano a Telecom, restare con il 48% in Sofora e aspettare tempi migliori per valutare il da farsi. Telecom, invece, è determinata a esercitare i suoi diritti, spendendo prima la call e poi rinegoziando la composizione dell'azionariato. Proprio ieri Oscar Cicchetti, direttore del business e strategie del gruppo, in un'intervista pubblicata dal quotidiano argentino «El cronista», ha confermato: «Abbiamo intenzione di esercitare la call e ci proponiamo di cercare un altro socio locale che non siano i Werthein». Dunque, anche in mancanza di un accordo, Telecom eserciterà la call sul 48% di Sofora come previsto, nei primi 15 giorni di gennaio dell'anno prossimo, oppure girerà l'opzione a un altro partner locale (ci sarebbero già quattro o cinque gruppi interessati, ma il problema per loro è come far fronte all'esborso). Toccherà poi alla Secom, l'Authority delle tlc argentina, dare l'ok all'operazione. Per ora la Secom ha solo intimato a Telecom Italia di non salire nel capitale di Telecom Argentina senza il suo preventivo benestare, ma nel frattempo è montata una campagna politico-mediatica contro il supposto monopolio di Telefonica che a Buenos Aires controlla già il primo operatore di tlc del Paese, Telefonica de Argentina. Telecom, che ovviamente respinge questa tesi, ha segnato un punto a favore nel contenzioso con il partner locale, dal momentoche i Werthein hanno ritirato il ricorso amministrativo volto a invalidare la call proprio per la questione Telefonica in quanto il procedimento non stava volgendo esattamente a loro favore. Resta ancora in piedi una causa civile dove parimenti i Werthein chiedono di invalidare la call perchè la parte a prezzo fisso costituirebbe una sorta di " patto leonino", dimenticando che a loro, grazie proprio all'aiuto di Telecom, il 48% di Sofora cinque anni fa era costato appena 65 milioni di dollari. Ma nel frattempo, il 18 novembre scorso, alcuni membri della commissione Comunicazioni della Camera argentina hanno preso l'iniziativa sollecitando il Governo e la Secom a impedire che, con l'esercizio della call da parte di Telecom Italia, si determini appunto il supposto " monopolio" di Telefonica in Argentina. In precedenza anche l'Antitrust locale aveva paventato questo rischio. Nella lettera a Cristina Kirchner, Berlusconi avanza perciò il timore che le autorità locali non siano propense a concedere il via libera a Telecom Italia (sebbene Telefonica non abbia diritti i veto su quest'ultima e conti in trasparenza solo per l'1,8% di Telecom Argentina). «Lei può comprendere il danno che ne deriverebbe a Telecom e ai suoi azionisti - sottolinea la missiva -se non fosse realizzata un'operazione che comprenderebbe l'allargamento a partner locali a lei graditi. Auspico perciò un suo intervento per una positiva soluzione della vicenda». Se finora sul piano del business non si è riusciti a sbrogliare la matassa, la speranza è che la politica riesca a conciliare tutti gli interessi in gioco. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-1705.htm TELECOM TRAGEDY – PENATI SU “REPUBBLICA” MASSACRA BERNABè - INVESTIMENTI ALL’ESTERO SMANTELLATI PER FARE CASSA – PUNTA SUL FISSO, CHE è IN ESTINZIONE, E AUMENTA IL CANONE – TRASCURA IMPRESE E CLIENTI – LA SITUAZIONE FINANZIARIA… Alessandro Penati per "la Repubblica" Martedì prossimo Telecom Italia (TI) vara il piano, l´ennesimo, per tentare di risollevare le sorti del titolo che, dall´Opa di Colaninno, si è svalutato del 61% rispetto all´indice europeo di settore: - 8% con Bell; -33% con Pirelli; -36% con Telco. Il morbo di TI non è tanto oscuro: in tutti questi anni, la priorità data al controllo, e l´esigenza di perpetuarlo, hanno minato la struttura finanziaria e pregiudicato le scelte di gestione. Così, oltre ai 36 miliardi di debiti, anche il cash flow operativo si contrae stabilmente dal 2004. TI è una società troppo concentrata in Italia (75% dei ricavi), uno dei paesi che cresce di meno. Quasi tutti gli investimenti all´estero sono stati smantellati per far cassa. Per le maggiori compagnie europee, invece, il mercato nazionale è ormai minoritario. In Italia, TI genera un terzo dei ricavi con la telefonia fissa, destinata all´estinzione: ma punta ancora sull´aumento del canone, il miglior argomento usato dalla concorrenza per sottrarle clienti. Nel mobile, beneficia di un sistema tariffario pensato per sussidiare la costruzione delle reti, ormai ammortizzate. E pensa che la televisione possa trainare la banda larga, nonostante l´offerta di tv commerciale più ampia che ci sia, e 7 milioni di abbonamenti tra satellite e digitale terrestre. Tutto questo a scapito di opportunità trascurate: i servizi alle imprese, diventati la principale fonte di ricavi per British Telecom; o l´assistenza ai clienti, come sa chiunque sia alle prese con la via crucis del cambio di Adsl. La situazione finanziaria richiederebbe misure drastiche: ridurre il costo del lavoro (solo 3,4% la crescita media dei ricavi per dipendente); cedere i rami secchi (Olivetti, TI Media); azzerare il dividendo (1,6 miliardi nel 2007), e magari convertire le azioni di risparmio, a pagamento, visto lo sconto raggiunto in Borsa (38%). Aggiungendo i 5,6 miliardi di liquidità, TI avrebbe le risorse per rimborsare il debito in scadenza fino a fine 2009. Si parla invece di vendere Tim Brasil: darebbe una spinta al titolo, ma per poco, perché peggiorerebbe le prospettive di crescita. Altro miraggio, la rete di nuova generazione, dai costi mirabolanti: quasi 11 miliardi, secondo Bernabè, che però non spiega con il ricavato di quali servizi, venduti a chi, e a che prezzo, riuscirà ad ottenere le risorse per remunerare il capitale necessario all´investimento. Oggi, solo 8% dei ricavi domestici di TI viene da internet. La bassa penetrazione della banda larga in Italia non è dovuta alla velocità della rete, ma alla scarsa diffusione dei Pc, all´analfabetismo informatico di molti italiani, e all´offerta inadeguata di servizi on line. Una connessione a 100 Mega serve poco a chi il computer non lo usa. L´estensione della banda larga nei piccoli centri, poi, è un servizio pubblico locale: spetta dunque alle regioni finanziarlo. Il mito della grande rete ravviva la voglia di "piano Rovati": la rete è conferita in una società parapubblica, conti tanti debiti e dipendenti in dote; la redditività non è più un vincolo; la fame di infrastrutture è saziata; il controllo italiano è assicurato; creditori e sindacati tirano un sospiro di sollievo; e Telecom resta priva di prospettive. Dovrebbero essere tutte le controparti private a decidere gli investimenti. L´alternativa è un approccio di mercato alla regolamentazione, già utilizzato con successo altrove in altri settori. Telecom promuove con i concorrenti, i principali fornitori di servizi (come i media) e gli utenti (imprese, associazioni di consumatori, pubblica amministrazione), tramite negoziato, una proposta di accordo sugli investimenti che, evitando duplicazioni, abbiano un ritorno economico, sulla base di costi di accesso alla rete e prezzi finali di vendita condivisi. Se si trova un accordo, l´Autorità lo ratifica. Si può guarire il male oscuro di Telecom. A patto però di ignorare i condizionamenti della politica e l´ossessione per il controllo. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-1683.htm -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
| CRAZEOLOGY |
2 December 2008, 1:46
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#1289
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.002 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
Telecom condannata
Pubblicita' con inganno Telecom,condannata, non puo' presentare l'offerta Alice come "senza canone" se poi esiste un costo fisso per i clienti di oltre 40 euro al mese: questa, in sintesi, la pronuncia dello Iap, l'istituto di autodisciplina pubblicitaria sulla campagna Telecom Alice Casa senza canone, in risposta a un ricorso avanzato da Tele2. In particolare, la campagna e` stata ritenuta ingannevole (in contrasto con l'art. 2 del Codice) per l'ambiguita` voluta del claim "Senza canone" nella parte in cui non e` chiaro che tale espressione si riferisce al canone Telecom tradizionale e non ad altri costi fissi mensili previsti dall'offerta (42 euro/mese, 49 euro/mese con la tv). ADUC TLC -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
| KAOS |
2 December 2008, 15:09
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#1290
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.299 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
TELECOM: INIZIATO CDA SU PIANO INDUSTRIALE
(IRIS) - ROMA, 2 DIC - Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia per l'aggiornamento del piano industriale 2009-2011 che sarà presentato domani a Londra, è iniziato intorno alle 10. Sono stati visti all'ingresso i consiglieri Elio Catania, Jean Paul Fitoussi, Renato Pagliaro, Luigi Zingales, Roland Berger e Gaetano Miccichè. Non partecipano alla prima parte della discussione, relativa a Tim Brasil, gli spagnoli Cesar Alierta e Julio Linares, in ottemperanza alle disposizioni delle autorità brasiliane. http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisI...Blocco=Economia -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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Versione Lo-Fi | Oggi è il: 7 September 2010 - 21:24 |