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7 September 2010, 23:28
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#1111
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.006 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
Il Foglio, 3 settembre 2010
IL SIGNORE DEGLI AGNELLI Ecco chi è il ragazzone che sotto gli occhi attenti del Cav. tenterà di salvare la Juve Andrea Agnelli guarda davanti a sé. A sinistra ha Beppe Marotta, ancora più a sinistra ha Jean-Claude Blanc. Non parla nessuno. Ancora lo sguardo dritto, sul campo del Bari dove la Juventus sta perdendo alla prima giornata del campionato. Che pensa, Andrea? Che fa? La Juve è un problema è il primo a saperlo. E’ affetto, amore, famiglia, business, storia, passato, gioie, dolori. Ora il problema è un suo problema. S’è caricato l’affare più difficile da gestire: il pallone rotola per i fatti suoi, finisce nella tua porta e ti crolla addosso tutto. L’umore di 14 milioni di tifosi è più complicato da gestire di una trattativa sindacale. Qui non ci sono nuovi modelli di relazioni industriali da importare o da esportare, non c’è l’appoggio politico-economico-sociale di un gruppo più o meno grande di italiani. Qui è drammaticamente tutto semplice: vinci e sei un Messia, perdi e sei un profeta di sventura. La Juventus è la costola incrinata del mondo Agnelli. Puoi modellarla finché vuoi, puoi cercare un rattoppo, puoi imparare a gestire il fastidio che ti provoca, ma poi un giorno tornerà a farti male comunque. Come adesso. Perché la situazione è complicata: la chiamano transizione, è un modo gentile e intelligente per dire che sono in mezzo a non si sa bene che cosa. Girano gli uomini, si cambiano le facce, si modificano le qualifiche: il programma prevede un assetto nuovo sul medio-lungo periodo, però adesso è una scatola da riempire. E poi c’è tutta la storia della sfida sotterranea con il Cav. Andrea doveva essere il simbolo di una grande famiglia che tornava a dare le carte nell’olimpo del calcio e che in un lampo si sarebbe sbarazzata di tutti i Moratti e di tutti Berlusconi che in questi anni, sportivamente parlando, avevano fatto dimenticare gli storici successi dei principi di casa Agnelli. Un simbolo che però sulla sua strada ha trovato molti più problemi di quanti ne avrebbe mai potuti immaginare. Andrea è arrivato ad aprile, quando la stagione peggiore della storia juventina ha toccato il punto più basso. Lavora oggi per rimettere in piedi un club dalle macerie della ricostruzione fallita dopo l’inchiesta penale-sportiva che quattro anni fa ha mandato la Juventus in serie B. Ha cambiato molte persone, ha preso gente con cui aveva già lavorato, come Claudio Albanese, nuovo direttore della comunicazione del club. Lui è presente, segue la squadra ovunque, si ferma a parlare con i tifosi, firma autografi, affabile, gentile, disponibile come a volte solo un Agnelli sa essere. Sa che tutto è legato ai risultati della squadra, perché è bastata una sconfitta per cominciare a far ritornare il frastuono che accompagna le vicende della Juventus da qualche anno. Torino è una città che calcisticamente vive di mezze frasi più che di verità assolute. Allora il presidente accende il condizionatore del suo ufficio e rilascia la prima intervista televisiva con Sky. Gli chiedono come si sente quando viene fuori che nei corridoi della sede del club lo chiamano tutti semplicemente Andrea: “Quando ero più giovane ho lavorato in questi uffici per una serie di mesi e molte di queste persone sono ancora qua quindi il rapporto sicuramente con alcuni è molto amichevole. C’è chi mi chiama solo Andrea, è vero, però è chiaro a tutti che io oggi sono il presidente della Juventus”. Non sbaglia una risposta, non rifiuta alcun argomento, apre e chiude fronti. Sa che la Juventus oggi è destabilizzata da due fronti: la parte pre calciopoli da un lato e quella che ha gestito invece il recente passato. E’ uno slalom: vecchio, nuovo, nuovo, vecchio. Lo spiffero che gli fanno arrivare di tanto in tanto è quello su Giraudo: “Con il ritorno di Andrea, la Juventus è di nuovo nelle mani del suo amico Antonio e forse anche di Moggi”. La domanda arriva perché non può non arrivare. La risposta pure: “Moggi nel periodo che ha lavorato da noi e anche prima, era sicuramente uno dei più grandi operatori a livello continentale del mercato. Noi oggi abbiamo fatto una scelta precisa che è quella di Marotta. Quindi Marotta è la persona che è pienamente responsabile e opera per noi, io mi sento costantemente con Marotta. Per quanto riguarda il dottor Giraudo è diverso perché io sono cresciuto con lui, è più di un amico come ho avuto modo di dire anche in altre occasioni, è come un secondo padre e quindi gli affetti vanno sempre sopra tutto. Ma le scelte sono prese in totale autonomia da noi: da me, da Marotta e da Blanc”. Ma la Juve non è ancora una società completamente ristrutturata. Le scelte, sì. L’autonomia, pure. Ma da chi, da che cosa. Forse bisognerebbe chiedere se all’interno del terzetto tutto sia condiviso e condivisibile. A cominciare dalla scelta dell’allenatore. Perché Jean-Claude Blanc aveva già praticamente fatto firmare il contratto a Rafa Benitez lo scorso giugno. Lo scrissero i giornali senza mai essere smentiti. Fu fermato a un secondo dalla firma. E’ arrivato Luigi Del Neri. Sono arrivati molti giocatori: li ha scelti Marotta, ovvio. Poi ne sono arrivati altri che sembrano quasi smentire gli acquisti fatti in un primo momento. E ora? Nell’ultima settimana di mercato la Juventus ha dovuto accettare il rifiuto degli attaccanti Antonio Di Natale e Marco Borriello, e quello del difensore Nicolas Burdisso. C’è qualcosa che non funziona. Andrea dev’essere arrabbiato e triste. Non in pubblico, ci mancherebbe. Però questa Juventus non è la Juventus. Non ora, non ancora. Già, ma qual è il problema? E’ fuori? E’ all’interno? Sono gli altri che non vedono più nel club di Torino il massimo che il calcio possa offrire? O è la società che deve mettersi a posto prima di poter tornare competitiva? Qualcuno risponderà al presidente. Qualcuno deve farlo. Dicono che Andrea sia esigente, preciso, puntiglioso. Lo è negli uffici di Corso Galileo Ferraris, così come in quelli della sua finanziaria, la Lamse, costituita nel 2007. Lo è meno nella sua altra attività, l’avventura della Add, la casa editrice fondata con Michele Dalai e Davide Dileo, cioè Boosta dei Subsonica. E’ tutto un vai e vieni tra il pubblico e il privato. Tutti vogliono sapere com’è il nuovo Agnelli, anzi l’ultimo. Perché dei 150 discendenti della famiglia torinese, è rimasto l’unico con quel cognome e quindi anche l’unico che possa continuare a farlo circolare. Qualcosa si sa e cioè che sua moglie Emma, inglese conosciuta in Svizzera, lo descrive geloso e bravo in cucina: piatto migliore i calamari ripieni. Ama l’arte contemporanea, ma soprattutto la Juve. Ha sofferto la storia di calciopoli, l’ha fatto in silenzio, ereditando uno stile e un approccio che evidentemente gli sono stati trasmessi dal padre Umberto. Si ricorda che con lui, Andrea avesse un rapporto molto forte. Qualche tempo fa First, il mensile di Panorama ha pubblicato delle foto di Andrea bambino con un pallone in mano e il padre accanto. Un quadro familiare di affetto e calcio, di amore e complicità, eppure anche di rispetto delle regole che il padre imponeva in famiglia, come ricordata da Marco Ferrante nel suo libro Casa Agnelli (Mondadori): “La sera Umberto andava a cena alle 19.45 con una franchigia di quindici minuti per Andrea. Ma a cinque minuti dallo scadere della franchigia, il ragazzo doveva telefonare nel caso non ce l’avesse fatta ad arrivare in tempo”. A molti dell’ambiente pallonaro e non solo, Andrea ricorda il padre. Scherza, sorride, è amichevole, però non ama che le cose non funzionino. Questa è la sua azienda, adesso. Deve funzionare come vuole lui. Perché lui non l’ha mai abbandonata, semmai è stato il contrario. A un certo punto è sparito dalle tribune: mai allo stadio, lui che prima c’era sempre, a volte anche sul campo prima della partita. Gli hanno chiesto anche questo e non ha sbagliato risposta neanche stavolta: “La Juventus è anche una società quotata e quindi viene demandato ai manager di gestirla. In quel momento particolare io ho pensato che la mia figura potesse essere anche ingombrante per loro, visto quello che è stato il mio trascorso e quindi per metterli nelle migliori condizioni di poter lavorare la scelta è stata quella di non essere presente. Sempre da tifoso… grazie anche a voi ho avuto modo di seguire la squadra sempre molto da vicino”. Il riferimento è alla tv a pagamento e neanche un accenno a quella storia che circola insistentemente a Torino e cioè che a non volere Andrea allo stadio fosse il resto della famiglia. Si dice che a un certo punto gli abbiano persino negato dei biglietti. Destabilizzare la famiglia Agnelli è una delle pratiche più diffuse a Torino come altrove. C’è sempre qualcuno che dice più di quanto sia vero, ma la Juventus contribuisce ad alimentare leggende o realtà in maniera direttamente proporzionale ai suoi nuovi insuccessi sportivi: le cose vanno male? Una voce diventa una certezza. Una tensione familiare diventa lite. Un confronto all’interno delle aziende diventa scontro sull’eredità industriale e sul futuro. Il problema è che però se depuri di alcune esagerazioni alimentate dalla leggenda popolare e dal circo pallonaro resta comunque un clima che negli ultimi anni a volte non è stato sereno. Anche questo l’ha raccontato Marco Ferrante in Casa Agnelli: “Andrea Agnelli si trovò a essere il punto di raccordo della fronda interna quando, dopo la morte di suo padre, la situazione della Fiat era a un passo dalla catastrofe e l’effetto Marchionne non si era ancora sentito. La questione fu più o meno la seguente. Nel settembre del 2005, alla vigilia dell’assemblea dell’accomandita dove si sarebbe ratificata la decisione di procedere con l’equity swap per riportare la famiglia sopra il 30 per cento dell’azionariato Fiat, Andrea Agnelli rilasciò un’intervista in cui espresse contrarietà all’operazione. Riteneva che la condizione di quel momento, con la famiglia al 22 per cento e le banche al 28 per cento, era l’occasione per mettere in piedi una public company. Si sarebbe reso esplicito il fatto che l’interesse era la crescita dell’azienda e non il gioco di potere (…). La tensione ebbe due picchi. Dopo l’intervista, la Stampa, il giornale di famiglia, sottolineò che Andrea Agnelli aveva espresso posizioni personali e che all’Ifil era in carico come stagista: in realtà era anche consigliere d’amministrazione Fiat e portavoce con una quota del 10 per cento circa dell’accomandita che detiene insieme a sua sorella Anna. Il secondo momento di tensione riguardava la Juventus. La vicenda Moggi diventa uno strascico dell’antico confronto tra Gianni e Umberto. I gianniani, che sono sempre stati anti-moggiani, assecondano la giubilazione di Moggi e ne accettano le conseguenze – cioè la Juve in serie B per la prima volta nella sua storia –, mentre gli umbertini continuano a difendere Moggi e Giraudo, con cui Andrea Agnelli ha rapporti eccellenti, ma soprattutto non sono d’accordo con la nuova dirigenza che accetta la cancellazione di due scudetti, smantella quella che alcuni considerano la squadra più forte del mondo e si lascia retrocedere in B”. L’eredità di quello scontro oggi è una pace che sembra convenire a tutti: quando l’anno scorso John Elkann e Andrea Agnelli sono stati visti arrivare al centro sportivo di Vinovo per fare insieme gli auguri di Natale alla squadra che in quel momento viveva uno dei molti periodi difficili della stagione scorsa, tutti hanno raccontato la nuova alleanza familiare nel nome dell’interesse collettivo. Eppure a ogni telefonata c’è sempre qualcuno che tira fuori l’ipotesi dell’inchiesta di calciopoli come risultato della guerra familiare. Leggenda e mezze verità si sovrappongono, condite dall’ovvio carico di suggestioni che solo il pallone è in grado di creare: a volere il crollo della Juve sarebbe stata quella parte di famiglia e azienda che non aveva digerito la presa di posizione di Andrea sull’equity swap. C’è una parte di Torino e d’Italia che ci crede, ce ne è un’altra che la ritiene solo una fantasia. C’è che a volte il caso vero o quello creato a tavolino alimenta le voci. Così per mesi, l’ala elkanniana della famiglia ha lasciato trapelare il proprio disappunto per un presunto sgarbo di Andrea. Lui è l’amministratore delegato e l’anima del circolo golfistico Royal Park del quale è presidente la madre allegra Caracciolo. Ecco, nel 2009, l’Open d’Italia è stato organizzato lì. Bello, bellissimo, solo che lo sponsor del torneo era Bmw, che in casa della Fiat non è sembrato un caso. La Juventus entra ed esce dalle storie familiari e aziendali. Le sue vicende affascinano perché sono la parte comprensibile a tutti di un intreccio economico-manageriale- familiare di una dinastia della quale tutti parlano da decenni. Un romanzo che mescola l’avventura, la passione, il giallo. Piace come una telenovela di alto livello, intriga come quelle storie in cui bisogna cercare la verità dietro i sorrisi e le parole di circostanza. Perché c’è sempre la possibilità di una doppia lettura, specie quando di mezzo c’è la Juventus. Adesso tutti vorrebbero chiedere ad Andrea com’è il suo rapporto con il procugino John. Chi lo fa prende questa risposta: “Noi stiamo vivendo come famiglia un momento di profonde trasformazioni, dove diverse persone di noi hanno un ruolo di responsabilità sia interne che verso il mondo esterno. In primis non posso che pensare a mio cugino John, ad Alessandro Nasi o a Lapo. Quindi siamo una generazione di trentenni che – visto il contesto in cui ci siamo trovati – ha dovuto assumersi delle responsabilità molto importanti. Sono consapevole del fatto che il mondo del calcio è un mondo che va molto veloce e procura il rischio di bruciarsi, però l’unione e la compattezza che abbiamo in famiglia fa sì che questo rischio possa essere attenuato perché tutte le decisioni vengono quasi sempre condivise. Con John noi abbiamo un rapporto e un confronto continuo e costante perché cerchiamo di ragionare su tutte le varie problematiche delle partecipate di Exor. Quindi noi ci vediamo regolarmente per discutere di questa o quella società, di questo o quel manager, di questo o quel problema a cui andiamo incontro. Quando la situazione della Juventus ha iniziato a precipitare l’anno scorso abbiamo anche cominciato a parlare di quale sarebbe stato il miglior assetto per la Juventus per la stagione 2010/2011. Nel fare questi ragionamenti assieme abbiamo condiviso che il miglior modo era quello di prendere un posizione diretta come famiglia e quindi, essendoci le condizioni per poter far bene, abbiamo poi deciso che io mi assumessi la responsabilità diretta”. Il ritorno di Andrea sembra essere stato frutto di una convergenza di necessità. Alla famiglia serviva un uomo che fosse immagine e sostanza, che avesse esperienza, nome, intelligenza, rango, popolarità in grado di ricompattare tutto il mondo che ruota attorno al pallone. Ad Andrea serviva avere qualcosa di familiare che fosse molto suo. Ai procugini serviva non dover essere chiamati in causa e uscire di scena dal calcio dopo essere stati considerati dai tifosi coloro che hanno accettato passivamente e silenziosamente la mortificazione di calciopoli. Ecco la triangolazione. Uno, due, tre. Il comunicato, il ritorno, un Agnelli alla guida della Juventus dopo 48 anni, cioè dopo la presidenza del padre Umberto conclusa nel 1962. Andrea felice, in quel momento. Un po’ meno oggi che il campionato è cominciato, che le cose non funzionano, che la transizione, come la chiamano, comporta ancora molte cose da aggiustare e quindi un caos mascherato. Lui ci crede. Il progetto del nuovo stadio è l’investimento per il futuro: il giovane Agnelli crede che possa portare sicurezza, ma soprattutto soldi. E’ il suo ottimismo e anche la sua formazione. Perché uno che s’è istruito a Oxford e che ha cominciato a lavorare in una multinazionale ha maturato la convinzione che lo sport possa portare ricavi soltanto se gestito come una società vera. La passione, certo. Però il business. Tifoso e manager. Non è questa la sua Juventus: è un embrione. Nel suo club non ci potranno essere ex calciatori come il brasiliano Diego che alla prima intervista post-juventina si lamentino di come sono stati trattati a Torino. E’ successo, non deve succedere. A lui piace quella dinamica che c’era una volta: la Juventus era la Juventus. Nessuno ne parlava male, perché in fin dei conti arrivarci era l’obiettivo della vita. Allo stesso tempo la società non aveva alcun bisogno di sembrare diversa da quello che era. Va bene farsi amare dai tifosi, punto. Essere simpatici agli altri è inutile. Significa che non vinci. -------------------------------------- CARO LAPO, NONNO GIANNI PENSAVA SOLO ALLE GIACCHE Marina Ripa Di Meana per "Il Tempo" Lapo Elkann è un ragazzone bislacco con cappelli bianco paglia, i colori dei cavalli aveglinesi. È un giovane che la sera non è tutto casa e chiesa, un uomo lieto che riutilizza le leggendarie giacche del nonno Gianni e ogni tanto va in Francia a parlare agli industriali, come ha fatto venerdì, sentenziando fra gli applausi che "all'Italia manca uno come nonno". In questi tempi di nipoti impazienti di buttare i parenti anziani nei secchioni, la fierezza di Lapo per Gianni mi ha colpito e mi è piacuta. A condizione però che Lapo precisi che non si riferiva al record assoluto di evasione fiscale di Gianni Agnelli, emerso proprio quel giorno come ipotesi conclusiva nell'inchiesta dell'Agenzia delle entrate e ammontante a milioni di euro. Nel 2008 il senatore a vita è stato celebrato in un libro Skira ("Il secolo dell'Avvocato, una vita straordinaria"). La grandezza dell'Avvocato sia dunque riferita alle memorabili giacche che il nipote Lapo ha saputo recuperare e che indossa con suprema ironia. Due mesi fa, insieme a Gabriella Mecucci, abbiamo pubblicato un libro, "Virginia Agnelli madre e farfalla". Virginia è la bisnonna di Lapo: oggi avrebbe 111 anni. Se il ragazzo troverà il tempo di leggerlo scoprirà che della bisnonna può andare fiero, e non solo per l'eleganza. Virginia era l'unica persona di quella famiglia che concretamente operò per il bene del suo Paese e sopratutto di noi romani. Salvò la Capitale dalle barbarie dei tedeschi: grazie alle sue amicizie arrivò a papa Pacelli e convinse Dollmann a non infierire sulla popolazione. Di questa grande donna non s'era mai parlato con sensatezza. Ci si era concentrati sul suo amore con Malaparte (quando era vedova) e si era taciuto lo scandalo che il senatore Giovanni, fondatore della Fiat, le avesse tolto la patria potestà mobilitando la polizia fascista dell'Ovra, giudicando immorale la condotta di vita della nuora. Dovremmo pensare a una medaglia alla memoria per una figura di simile impegno civile, e non continuare a contrabbandare il Novecento come il secolo dell'Avvocato. Ricorderemo Agnelli come un dandy, un bon vivant, ma non un fulgido esempio di industriale che si prodigasse per il bene dell'Italia. Una sera mi invitò a cena. A casa sua trovai Jackie e Onassis. Gianni mi pregò di accompagnarli in giro nella Roma notturna. Mi guardò con aria malinconica. «Non vieni con noi?», gli chiesi. «Non posso permettermi queste scorribande», sospirò. «I paparazzi». Il conto cui teneva di più era quello della sua immagine. dagospia.com -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
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Ieri, 17:47
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#1112
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![]() (s)Koordinatore OLTRANZISTA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Coordinatore Messaggi: 19.307 Iscritto il: 29 October 06 Da: Udinentus-Juverciano andata e ritorno? Utente Nr.: 76 |
FIAT: ELKANN E MARCHIONNE A CARD. POLETTO, MIRAFIORI RESTA STRATEGICO
(ASCA) - Torino, 8 set - Lo stabilimento di Mirafiori ''continuera' ad essere considerato strategico all'interno della politica industriale della casa automobilistica torinese''. E' quanto hanno dichiarato il presidente della Fiat John Elkann l'amministratore delegato Sergio Marchionne al cardinale di Torino Severino Poletto in un incontro svoltosi ieri sera. Questa mattina Poletto ha incontrato i segretari torinesi di Cgil, Cisl e Uil. L'iniziativa del cardinale - informa una nota della curia -, poi, si colloca in continuita' con l'impegno che la Chiesa torinese riserva alle questioni del mondo del lavoro, soprattutto in questi tempi di grave crisi in cui il territorio subalpino continua a subire pesanti processi di ristrutturazione produttiva che hanno come conseguenza la perdita di posti di lavoro e, piu' in generale, l'impoverimento del tessuto economico''. ''Non si tratta, dunque, soltanto di salvaguardare la continuita' di importantissime presenze industriali - conclude la nota - ma anche di contribuire a 'costruire futuro' per le prossime generazioni''. http://www.asca.it/news-FIAT__ELKANN_E_MAR...47067-ORA-.html Rcs: Elkann, coesione soci patto (ANSA) - MILANO 8 SET - Nel patto di sindacato di Rcs MediaGroup 'c'e' coesione da parte degli azionisti in un periodo importante per l'editoria'. Cosi' John Elkann. Il presidente di Fiat, al suo debutto nell'accordo sindacato, ha aggiunto che non sono state decise modifiche al patto: 'No', ha risposto al riguardo. Il patto di Rcs MediaGroup ha parlato delle linee nel piano 2011-2013 alla presenza dell'ad Antonello Perricone, ha detto inoltre Elkann, precisando che il piano non prevede modifiche di perimetro. http://qn.quotidiano.net/economia/2010/09/...oci_patto.shtml -------------------- «La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga «(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09) |
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Oggi, 0:22
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#1113
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.006 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
TEMPI TRISTI PER MIELI: SENZA IL SUO LUCA NEL PATTO RCS E LA SEDE DELLA PRESIDENZA LIBRI-RCS TRASFERITA NELLA LONTANA PERIFERIA ROMANA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Paolino Mieli è rattristato per ciò che avverrà dopodomani a Milano quando il Patto di sindacato che controlla Rcs Mediagroup, metterà alla porta il suo amico Luchino di Montezemolo. A rendere ancora più triste l'ex-direttore del "Corriere della Sera" è la decisione, scattata oggi, di trasferire il suo ufficio romano dal centro della città alla lontanissima via Laurentina in un palazzo di proprietà Pirelli Real Estate. Per lo stratega Paolino e per il presidente delle Ferrari che bruciano, sembra arrivato il momento della periferia". [06-09-2010] 1- TRA RUMORS E ATTESE TORNA A RIUNIRSI IL “PATTO DEI NONNI” CHE GOVERNA IL “CORRIERE” - 2- IL QUOTIDIANO CONTINUA A PERDERE SOLDI E COPIE TRA L’INDIFFERENZA DEI SUOI PADRI–PADRONI, CHE TENGONO FUORI LA PORTA ROTELLI (11%), IN ODORE DI BERLUSCONISMO - 3- PER ORA L’UNICA NOVITà SARà L’INGRESSO DI ’YACHT’ ELKANN AL POSTO DI MONTEZEMOLO - 4- IL PRESIDENTE DELLA FIAT POTREBBE AVVIARE LA “RIVOLUZIONE DI PRIMAVERA” 2011 - 4- PER IL DOPO-DE BORTOLI CROLLA RIOTTA E AVANZA LA CANDIDATURA DEL 40ENNE MARIO CALABRESI - SCONTATA L’USCITA DEL NOTAIO MARCHETTI E DELL’AD PERRICONE Reduci dalla scampagnata sul lago di Cernobbio e dopo aver digerito, tra un buffet a palazzo Marino e una cavatina alla "Scala", i riti mondani di MiTo - l'imponente manifestazione di musica d'arte ideata sull'asse Milano-Torino dal finanziere-mecenate Francesco Micheli - mercoledì prossimo i padroni del "Corriere della Sera", detti "pattisti", si ritroveranno per un caffè di lavoro nella sede dell'Rcs Media gruppo in via San Marco. Un appuntamento che i giornali e piazza Affari tentano ogni volta di decifrare senza successo. Tutti, insomma, a interrogarsi pensosi su cosa accadrà tra i soci forti dell'ex Rizzoli. Se il "patto" sarà disdetto da qualcuno prima della scadenza (14 marzo 2011). Così è ripreso pure il tormentone se il Re della Sanità Lombarda, Giuseppe Rotelli (11%), sarà tenuto ancora fuori dalla portone di via Solferino. Per adesso, raccontano i frequentatori della Sala Albertini, il secondo azionista dell'Rcs l'avrebbe varcato in incognito soltanto di notte. Alla fine dei ragionamenti a mezzo stampa, però, tutti concordano che non accadrà nulla di rilevante in Rcs. Nonostante, appunto, l'aria di crisi e la scarsa managerialità che da anni si respira ai piani alti del gruppo editoriale. A parte, ovviamente, l'annunciato ingresso del giovane John Elkan, presidente della Fiat, al posto del declinante delfino dell'Avvocato, Luca Cordero di Montezemolo. Un segnale di novità che, come vedremo, forse potrebbe portare alla "rivoluzione di primavera" del 2011. Possibilmente prima delle sempre più probabili elezioni politiche anticipate. Scadenza in cui appare scontata l'uscita del presidente Pier Gaetano Marchetti (sempre più attivo nella Fondazione) e dell'amministratore delegato, Antonello Perricone. Sconfitto soprattutto sul terreno a lui più congeniale, la pubblicità. Nell'attesa resta l'interrogativo (si fa per dire) sul perché i "pattisti" trovino del tutto normale che i soldi investiti nell'Rcs (milioni di Euro) vadano al macero come le rese del Corrierone. E non stiamo parlando dei "pirati della finanza" o dei "furbetti del quartierino". Nel salotto buono del Corrierone siedono banchieri del calibro di Abramo Bazoli e Scornato Passera (Banca Intesa); Renato Pagliaro (Mediobanca) e Cesare Geronzi (Generali); imprenditori rampanti quali Dieghito Della Valle, Francesco Merloni e Marco Tronchetti Provera. Gente che non passa giorno senza che salga in cattedra per bacchettare la scarsa efficienza di governanti e imprese. Con seguito di predicozzo etico sull'efficienza manageriale, la meritocrazia e il rigore contabile. Ma quando si ritrovano in mano le scottanti scartoffie preparare dal notaio di carta, Pier Gaetano Marchetti, non battono ciglio sul disastro da loro amministrato e sui danni provocati ai poveri azionisti. Da mesi il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli è costretto a inseguire in edicola il primato delle copie vendute da "la Repubblica" di Ezio Mauro. E i conti del gruppo dopo la cura dimagrante avviata dell'amministratore dileguato, Antonello Perricone, non brillano. Anche se ci sono segnali di ripresa dell'editoria in Europa. In Borsa il titolo, nonostante i reporter ottimistici diffusi in totale conflitto d'interessi dal suo primo azionista (Mediobanca) continuano ad oscillare sotto l'Euro. E c'è chi l'ha acquistate a 5 cinque. Sia i "pattisti" (65,67 per cento) sia gli altri azionisti di riguardo Rotelli, Toti, Bertazzoni, Benetton etc. (21,42 per cento) fino ad oggi ci hanno rimesso una montagna di soldi (minusvalenze). A quanto sembra, perdenti e contenti. L'unica dottrina economica comune che sembra ispirare i signori del "patto" sembra essere quella sul prezzo dell'opportunità dell'economista americano, Thomas Sowell: "Il costo di una cosa è il valore che essa ha negli usi alternativi". Che ricorda una massima dei vecchi capitalisti italiani del dopoguerra: "I giornali sono una voce passiva di un bilancio attivo". Già, lo scudo del Corriere meglio dello scudo fiscale di Tremonti. Anche se con l'arrivo di Flebuccio de Bortoli qualche crepa (ad hoc?) comincia a notarsi nella corazza indossata da alcuni "pattisti": il caso Tronchetti intercettazioni, gli affari immobiliari della famiglia Passera, le Ferrari di Montezemolo che prendono fuoco da sole... L'impressione è che qualcosa comincia a bollire nel pentolone dell'azionariato Rcs in vista anche di nuovi scenari politici. E l'arrivo del nipotino Yaky (34 anni) nel "patto" dei nonni (Bazoli, Ligresti, Geronzi, Tronchetti Provera...) potrebbe annunciare - sulla strada tracciata negli anni Novanta non a caso da Gianni Agnelli (Mieli direttore della "Stampa" a quarant'anni) - un vero e proprio rinnovamento generazionale. Che non risparmierebbe la poltrona di via Solferino. Le ambizioni dell'eterno pretendente, Gianni Riotta (56 anni), appaiono in netto ribasso. Le perdite (copie e denari) del Il "Sole 24 Ore" hanno messo in ombra il ragazzino che scriveva su "il Manifesto". Nel possibile giro di valzer in via Solferino, dicono soprattutto a Torino, ecco spuntare allora il nome dell'attuale direttore de "la Stampa", Mario Calabresi. Milanese (figlio del povero commissario Luigi, ucciso dai terroristi rossi), un'esperienza con il quotidiano della Fiat a New York dopo le esperienze come cronista parlamentare all'Ansa e Repubblica, potrebbe essere lui l'uomo nuovo per il Corriere dei "pattisti nonni. [06-09-2010] Dagospia -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
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Prima Squadra ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dossier Messaggi: 3.006 Iscritto il: 31 October 06 Utente Nr.: 84 |
08/09/2010 16:05
### Rcs: Patto al rinnovo, esordio Elkann all'insegna della stabilita'-FOCUS Perricone illustra linee generali piano industriale (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 08 set - L'esordio del nuovo presidente della Fiat, John Elkann, nella riunione del sindacato di Rcs e' avvenuto all'insegna della stabilita'. Il Patto che governa la societa' che pubblica il Corriere della sera, in scadenza il prossimo 14 marzo, e' destinato rinnovato per altri tre anni. Lo stesso Elkann, subentrato nell'organo di sindacato al posto di Luca Cordero di Montezemolo (che rimane nel Cda della Quotidiani) ha affermato che nulla e' cambiato e tutto e' rimasto "invariato", smentendo quindi le ipotesi circolate nei giorni scorsi di modifiche a favore di un eventuale ingresso di Giuseppe Rotelli, secondo socio fuori dal Patto con l'11% dei diritti di voto. Un argomento, quest'ultimo, nemmeno "trattato" nel corso della riunione che invece ha ospitato l'a.d. di Rcs Mediagroup, Antonello Perricone, con l'obiettivo di conoscere le linee guida del nuovo piano industriale che dovrebbe essere definito entro fine anno. Nell'incontro, secondo quanto risulta a Radiocor, sono state illustrate linee generali di medio-lungo termine senza entrare nello specifico. Non sono stati invece trattati elementi precisi di intervento e non sono state date indicazioni precise su eventuali cessioni o razionalizzazioni. Il dossier Rotelli non e' stato invece sul tavolo della riunione. Meno evidente invece la linea del gruppo in materia di eventuale modifica del perimetro, soprattutto all'indomani della notizia di un mandato affidato ad un primario operatore per la definizione del perimetro di attivita' non strategiche e ad un'ampia esplorazione in corso di possibili opzioni di valorizzazione che potrebbero interessare anche la controllata Dada. La questione relativa ad eventuali cessioni non e' materia di Patto ma viene piuttosto trattata dal cda della societa'. "Tutto bene - ha detto alla fine il presidente di Fiat - c'e' coesione da parte degli azionisti". Alla riunione erano presenti quasi tutti i soci pattisti, con Cesare Geronzi in rappresentanza del socio Generali e Renato Pagliaro per Mediobanca. Assenti Giovanni Bazoli (Mittel) che sta completando un periodo di riposo dopo l'incidente di meta' agosto, Corrado Passera impegnato nel road-show con analisti e investitori istituzionali sui dati semestrali di Intesa SanPaolo e Marco Tronchetti Provera che aveva impegni di lavoro. Tiziana Montrasio Tmm-Y- t.montrasio@ilsole24ore.com (RADIOCOR) 08-09-10 16:05:07 (0227) 3 NNNN http://finanza-mercati.ilsole24ore.com/azi...%20al%20rinnovo -------------------- I demoni tolsero due scudetti e mandarono la Juventus in serie B. A Dio brillarono gli occhi e scese una lacrima.... La lacrima cadde sulla terra e finì in mezzo al deserto... Quel pugno di sabbia si inumidì e lì.... sbocciò una Margherita. CRAZEOLOGY NON E' MAI STATO IN SERIE B, HA 33 SCUDETTI VINTI ONESTAMENTE SUL CAMPO, (27+04/05+05/06+1908+1909+PassaportiRoma+PassaportiLazio). LAPO E JOHN SONO A 13! "C'è... qualcuno che... le scaglierà la prima pietra. Sia cancellato dalla faccia della terra!" "L'amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia" (Sogno di una notte di mezza estate, Atto 5, scena 1) |
| Cirdan |
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#1115
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![]() COME ON GUNNERS!! GLMDJ OFFICIAL TROUBLEMAKING ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Moderatori Messaggi: 8.507 Iscritto il: 1 November 07 Da: Sanremo Utente Nr.: 5.452 |
LUPI & AGNELLI - LA TRANSAZIONE DA 100 MLN SULL’EREDITÀ OCCULTA DELL’AVVOCATO (1,4 MILIARDI ALL’ESTERO) MANDA IN TILT LA DINASTIA - ELKANN COSTRETTO A CONVOCARE UN VERTICE PER SPIEGARE BENE A CUGINI E PARENTI VARI COME MAI SI È SCELTO DI ADDIVENIRE A UN ACCORDO CON IL FISCO PER UNA QUESTIONE CHE RISALE A QUASI DIECI ANNI FA - A RISCHIO L’UTILE 2010 DELL’ACCOMANDITA. ALLO STUDIO UN TAGLIO AI DIVIDENDI E PIÙ DEBITI...
Fabrizio Massaro per "Milano Finanza" La maxitransazione da 100 milioni con il Fisco per l'eredità occulta dell'Avvocato Agnelli e per l'opa Exor del 1999, che avrebbero procurato un tesoretto di circa 1,4 miliardi all'estero, sta creando malumori fra i numerosi rami della famiglia torinese, riuniti nell'accomandita Giovanni Agnelli & C. sapa. Tanto è vero che la prossima settimana, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti autorevoli, si terrà a Torino un board informale dell'accomandita, una sorta di summit ristretto dei rappresentanti delle varie famiglie in cui si è ramificata la discendenza Agnelli. Sicuramente parteciperà il presidente di Exor e dell'accomandita, John Elkann, che con la Dicembre ss ne è anche il primo azionista con oltre il 30%, quasi certamente gli uomini vicini all'Avvocato come Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, quindi gli esponenti delle famiglie Agnelli, Rattazzi, Nasi, Camerana, Furstenberg. Elkann dovrà spiegare i dettagli dell'accordo con il Fisco e le modalità di pagamento. Che rischia di incidere sull'utile del 2010 e di conseguenza sul flusso di dividendi che dall'accomandita arrivano direttamente agli circa cento familiari accomandanti. Secondo l'accordo transattivo con il Fisco (tecnicamente un'adesione) la somma sarà divisa a metà fra l'accomandita e le eredi dirette dell'Avvocato cioè la moglie Marella Caracciolo e la figlia Margherita Agnelli (circa 25 milioni a testa). Lo scorso 30 ottobre 2009, in seguito alle carte consegnate al Fisco da Margherita nell'ambito della contesa con la madre e il figlio John sul presunto tesoro nascosto dell'Avvocato, gli ispettori di Attilio Befera avevano redatto un verbale di constatazione evidenziando presunte violazioni fiscali. Ora, dopo Ferragosto, c'è stato l'accordo fra le parti che chiude ogni pendenza legata sia all'evasione dell'imposta di successione per la parte non dichiarata (per Marella e Margherita), sia le violazioni fiscali legate all'opa. Sarà l'accomandita a versare la quota più alta, appunto 50 milioni circa. Ed è una cifra che sta facendo venire qualche mal di testa all'interno del composito clan Agnelli, proprio per il peso che può avere sui conti della sapa e per i riflessi anche penali che l'ispezione del Fisco ha determinato: l'agenzia delle entrate ha infatti girato le risultanze della verifica fiscale alla procura di Milano, dove il pm Eugenio Fusco sta indagando proprio sugli aspetti legati all'opa sull'allora Exor sa. Nel 2009 l'accomandita, che ha come attività le partecipazioni nell'attuale Exor spa (nata sulle ceneri di Ifi e Ifil) e nella più piccola Old Town sa, ha registrato utili per 35,7 milioni, in rialzo dai 22,7 milioni del 2008. Di questi, sono finiti ai soci sotto forma di dividendi circa 24 milioni. La sanzione verso il Fisco impatterà certamente sui conti 2010 (considerando che gli utili del prossimo anno non dovrebbero discostarsi molto da quelli del 2009), visto che come disponibilità liquide a fine 2009 l'accomandita aveva 5 milioni circa. Per far fronte all'esborso, che comunque avverrà a rate, nei piani dell'accomandita ci sarebbe da un lato un maggior ricorso all'indebitamento bancario, oggi pari a 80 milioni a fronte di 1,4 miliardi di patrimonio, e verosimilmente una riduzione dell'ammontare dei dividendi l'anno prossimo. Ma Elkann dovrà anche spiegare bene a cugini e parenti vari come mai si è scelto di addivenire a un accordo con il Fisco per una questione che risale a quasi dieci anni fa, e come mai non siano scattate le prescrizioni previste dalla normativa fiscale. Il peso per l'accomandita sarà insomma significativo, anche perché nel bilancio 2009, proprio in ragione della lontananza nel tempo dei fatti oggetto di contestazione, non erano stati disposti accantonamenti. Insomma, tutto il peso (o comunque gran parte di esso) ricadrà sul bilancio 2010. E sui dividendi ai familiari. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business...icolo-18440.htm -------------------- 1886 Victoria Concordia Crescit ![]() "If you don't believe, you don't win things" ...and the Emirates Stadium has lift off! 射撃手 |
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Versione Lo-Fi | Oggi è il: 9 September 2010 - 13:39 |