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> Spie e telefoni, indagate Telecom e Pirelli, discussione qui !
SARO.JUVENTINO.DOCG
messagio 16 September 2008, 13:17
Messaggio #91


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Gad Lerner é un B*S*A*D*,ogni qual volta si pongono domandi cruciali,lui non fa rispondere e riformula la domanda o la cambia del tutto........GAD ...IN BOCCA AL LUTTO Divers_20.gif


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DOVE SONO FINITE LA FALSA TESTIMONIANZA E LA RETICENZA DEL TESTE?
DOVE E' FINITO IL RISPETTO DOVUTO AD UNA CORTE?

NELLE MANI DI FACCIA DI TONNO???
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nadir
messagio 16 September 2008, 13:20
Messaggio #92


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e la telefonata in diretta di iannone?


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"Se chi ha commesso un omicidio sta in galera e nonostante questo gli omicidi continuano, o costui non era solo oppure era innocente" Con riferimento a Calciopoli
(Oliviero Bhea)
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SARO.JUVENTINO.DOCG
messagio 16 September 2008, 13:37
Messaggio #93


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QUOTE(nadir @ 16 September 2008, 14:20) *

e la telefonata in diretta di iannone?

la parte 4 manca del tutto blink.gif


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KAOS
messagio 16 September 2008, 15:50
Messaggio #94


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QUOTE(SARO.JUVENTINO.DOCG @ 16 September 2008, 14:37) *

la parte 4 manca del tutto blink.gif


Jannone aveva scritto sul sito di Lerner:

Tavaroli è un ottimo comunicatore, ma evita abilmente di entrare
nel merito dei fatti e purtroppo questa vicenda si misura dai
fatti, anzi dai dettagli. Dica chiaramente che questa era una
macchina per dare soldi o la sua intelligenza era talmente scarsa
da non consentirgli di comprendere l’inutilità di molte delle
attività illegali svolte da Ghioni e Bernardini, da non cogliere le
balle raccontate e scritte in molti casi dai suoi fornitori che lui
rivendeva all’azienda o di non sapere i soldi che Ghioni metteva
all’estero (e queste non sono dichiarazioni, ma documenti)
attraverso prestanomi (mai indagati) amici dello stesso Tavaroli?
Entri pure nel merito Tavaroli, o eviti di scrivere cose non vere e
smentite da documenti, molti, ad esempio sulla vicenda Brasile.


Poi ha scritto un altro commento, indicando il suo numero di cell. La redazione lo ha contattato ed ha detto di non voler sembrare superficiale con quel commento ma che semplicemente si domandava se Tavaroli, persona intelligente, non fosse stato tratto in ostaggio da Ghioni e Bernardini alla fine.

Tavaroli ha risposto dicendo che Jannone è altrettanto coinvolto ed ha perso l'occasione di parlare del suo ruolo nella vicenda, dato che lui parla solo di quello. Bella la frase: "ma se sono intelligente, com'è che mi sono fatto prendere in giro da collaboratori di scarissimo rilievo?" riferendosi a Ghioni e Bernardini. asd.gif

Se Jannone passa da questi lidi e vuol precisare meglio... la registrazione che ho dice questo.

La puntata di ieri era molto focalizzata nell'inculare tronchetti ed evidenziare come oggi vi sia un'altra Telecom... dove sono tutti buoni e onesti ciasd1jf.gif


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«La principale qualità che il leader ricerca in chi lo circonda è la fedeltà. La fedeltà assoluta. Qualità che spesso viene attribuita a figure di mezzo calibro, ai mediocri e ai pavidi, anche se, naturalmente, si tratta di un errore. A tradire, infatti, sono sempre i più deboli...» F. Cossiga

«(Blanc con 3 cariche) è un nuovo passo verso un assetto competitivo» J. Elkann (6/10/09)
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SARO.JUVENTINO.DOCG
messagio 16 September 2008, 16:18
Messaggio #95


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Grazie


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inunmondoche
messagio 17 September 2008, 11:03
Messaggio #96


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Entri pure nel merito Tavaroli, o eviti di scrivere cose non vere e
smentite da documenti, molti, ad esempio sulla vicenda Brasile.

Questo e', comunque.
Il resto e' aria fritta.
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the-lightning
messagio 17 September 2008, 13:19
Messaggio #97


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Spioni telegenici 17/09/2008

http://www.davidegiacalone.it/index.php/gi...ioni_telegenici

La giustizia del mercato (negli Usa) stabilisce il fallimento per la Lehman mal condotta, il mercato della giustizia (in Italia) lascia fallire ogni possibilità di sapere cosa successe in Telecom Italia. Perché tanta gente fu spiata? Perché in questa faccenda c’è da contabilizzare anche un morto?

Da una parte si fa pulizia,con inevitabile dolore, dall’altra si rimpiatta la sporcizia, con soave menefreghismo. Quando ci sentiamo dire che il mercato italiano non è affidabile, si rammentino queste cose.
Si aprono le inchieste giudiziarie presentando gli indagati come sicuri colpevoli, poi emergono le probabili responsabilità, infine tutti restano presunti innocenti. Sæcula sæculorum. Il clamore giudiziario crea dei personaggi, e da quel momento comincia la pubblica rappresentazione della disinvoltura impunita, quando non ricattatoria. L’innocente vero attraversa l’inferno, il colpevole vive il suo nirvana. Sono le regole di un Paese surreale, quello in cui la televisione posseduta da Telecom Italia, La7, trasmette le interviste a Tavaroli, a suo tempo pagato dalla stessa Telecom, restando da stabilirsi se fece mai lo spione e, ove lo sia stato, lo abbia fatto per missione aziendale, richiesta del padrone o perversione personale. Tavaroli, del resto, presentava un proprio libro, “Spie”, come a dire che se ne intende e ne ha da raccontare (l’ho letto, ed è interessante per la prima parte, in cui parla del lavoro da carabiniere, per il resto, e per quel che conta, è a dir poco evasivo, quasi d’evasione). rotflpy6.gif

Ad intervistarlo c’è un giornalista, Lerner, che quando ricevette dei documenti sull’intrigo brasiliano non li pubblicò e non li portò in procura, ma li recapitò precipitoso a Tronchetti Provera, l’interessato, presidente dell’azienda pagante. Ora ci tiene, Lerner, a sottolineare che si tratta di fatti passati, giacché l’attuale amministrazione è sicuramente per bene. Speriamo non porti sfortuna. Gli altri dibattono, senza che s’intraveda il dibattimento, il processo. Gli intrallazzi piacciono sospesi, in Italia, aperti ed interpretabili. Che ci siano verità giudiziarie disturba, che si accertino tutte le responsabilità è ritenuto grottesco. Vince il furbo, il riciclato, il voltagabbana profittatore. Il peggio è che la marmellata immorale ottunde e da' assuefazione.


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"Il nostro è un Paese che ha perso gli anticorpi, dove la giustizia è morta, ed il puzzo di marcio è terribile" [cit]
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Peter_Murphy
messagio 26 September 2008, 15:37
Messaggio #98


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IL “NON DETTO” DEL CASO TELECOM
di Dimitri Buffa

Chi lunedì sera avesse assistito alla puntata de “L’infedele” condotta da Gad Lerner, con ospite d’onore Giuliano Tavaroli, il noto capo della security della Telecom all’epoca di Marco Tronchetti Provera, convocato per presentare e fare pubblicità al proprio libro “Spie” piuttosto che per vuotare il sacco, avrà sicuramente provato un senso di fastidio quasi insopportabile per il “non detto” della situazione.

Una sorta di parlare di corda, però prudentemente, a casa dell“impiccato. Invece che dell’ “Infedele”. Anche gli ospiti in studio, come la parte lesa Massimo Mucchetti, giornalista del “Corriere”, spiato da Tavaroli per conto dell’azienda Telecom (ma non di Provera come pretende astrusamente il giudice che fra poco celebrerà l’udienza gip), benchè faticassero vistosamente a contenere la propria ira per le smargiassate dello stesso Tavaroli, che poco è mancato che chiedesse di essere nominato a Cavaliere del Lavoro da Napolitano, non hanno osato rompere la consegna del silenzio molto politically correct a proposito dell’altro mattatore della scena: e cioè Gad Lerner. A proposito del ruolo del quale dentro alla “Telecom Tronchettiana”, sembrava quasi che nessuno ricordasse più una tragicomica intervista pubblicata il 4 ottobre 2007, era una domenica, alle pagine 22 e 23 di “Repubblica” allo spione, sempre per conto Telecom, Marco Bernardini, uno dei grandi collaboratori di Tavaroli. Un’intervista in cui veniva ricordata la deontologia professionale dello stesso Lerner.

La storia tra gli addetti ai lavori è nota, anzi famigerata: una ancora anonima collaboratrice di “Panorama” ingenuamente si era a suo tempo rivolta a Lerner, secondo il racconto dal quotidiano di Ezio Mauro, per proporgli uno scoop. La ragazza aveva beccato un cd pieno di informazioni importanti sull’operazione Brazil Telecom e ingenuamente le aveva portate a Lerner per farsi forse aiutare a pubblicare la cosa. Mal gliene incolse: almeno per come la raccontava lo spione Telecom alla “Repubblica” di domenica 4 febbraio 2007, Lerner infatti si sarebbe limitato ad avvertire il suo datore di lavoro Tronchetti Provera della cosa. Consegnadogli copia di quel cd. Insomma Lerner non si era comportato molto differentemente da Tavaroli in quell’occasione. Come se anche lui, giornalista pagato all’epoca un paio di miliardi di vecchie lire l’anno, lavorasse per la “security” dell’azienda. Invece che per la televisione.

Nessuno lunedì sera ha avuto il coraggio o la prontezza di rievocare questo episodio quando il duo Lerner - Tavaroli ha cominciato a pontificare in maniera insopportabile di problemi della sicurezza nelle aziende, e di interesse nazionale alla security della Telecom, cercando quasi di fare dimenticare cosa in realta fosse stata la struttura di Tavaroli pagata da Tronchetti.

Ogni domanda appena cattiva veniva dribblata da Tavaroli con la risposta “ne parleremo al processo”. Che però non è neanche sicuro che si faccia, visto che Tavaroli, secondo Mucchetti, patteggerà a giorni davanti al gip una condanna non enorme per evitare di mettere in piazza le magagne di Telecom, di Tronchetti e, perché no?, anche di Lerner. Il clima della trasmissione, trasformatasi in una presentazione di un libro come se Tavaroli fosse un qualunque scrittore di gialli o di spy stories, è stato quindi surreale. E su “la Sette” è andato in onda un pessimo esempio di disinformazione, anzi di mistificazione giornalistica. Qualcosa che anche l’Ordine nazionale dei giornalisti dovrebbe visionare, e magari sanzionare, qualora possedesse il coraggio per farlo.
(FONTE: L'Opinione)


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"...Io pero' difendevo gli interessi della Juve perche' nessuno le andasse contro perche' oltre alle partite ci sono tante altre cose che si nascondono nel calcio....."
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paola
messagio 2 October 2008, 10:31
Messaggio #99


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Giovedì 02 Ottobre 2008
Intercettati e suggestionati
Scritto da Davide Giacalone
giovedì 02 ottobre 2008

...Un meraviglioso “codice Breton” ha soppiantato le leggi italiane. E’ il maestro del surrealismo post-dadaista a guidare l’agire dei magistrati. Non intendo tornare sulla vicenda degli spioni Telecom, perché si tratta di roba vecchia e che non troverà giustizia. I giochi si sono chiusi con la fine dell’inchiesta e l’uscita di Tronchetti Provera.

Il lato divertente (il resto rimane tristemente drammatico) è che la giustizia surreale s’adopera a cancellare anche i fatti. Le intercettazioni, pertanto, furono “solo una suggestione”, collettiva.

Il contenuto del mio computer, le mail che spedivo, financo le fotografie che usavo come sfondo, sono finiti nei dossier di quelli che accumulavano ed inventavano notizie, pagati dalla Telecom. Il materiale è stato asportato utilizzando la connessione internet. Mi hanno ciucciato via tutto, insomma, via telefono. Intercettando le mie comunicazioni.

Non me la presi e non me la prendo, in fondo fa piacere avere dei lettori, ma se mi vengono a dire che, invece, non è mai successo, e che se credo di ricordarlo è solo perché sono suggestionato, li invito a consultare uno psichiatra, prima che ci spediscano me. I fatti sono lì, fermo restando che nulla sappiamo (e lo scrivevamo anche durante la furia accusatoria) sulle responsabilità penali, che sono personali e tocca alla magistratura accertarle. E qui entra in scena il “codice Breton”.

Il processo agli imputati non si è fatto, e non si farà. Sono passati anni, ma siamo ancora esattamente al punto in cui eravamo quando ce ne occupammo. E dato che, come sostiene adesso un procuratore milanese, la notizia dello spionaggio “non è sorretta da atti giudiziari”, ne deriva che fu una suggestione. E chi li deve produrre, gli atti giudiziari, io? Anche questa milanese, non è mica una sentenza, mica un atto giudiziario che abbia a che vedere con la verità processuale, bensì l’ennesima rinuncia al processo.
Il miracolo riproduttivo s’è compiuto: la non giustizia genera e giustifica se stessa, la moltiplicazione d’imputati impuniti s’è realizzata, la trasformazione del reato in suggestione ha preso forma. Orate frates.
E’ andata esattamente come prevedemmo: ci siamo spiati, intercettati e pedinati da soli. Inguaribili esibizionisti. O poveri scemi che credevano esistesse la giustizia.
www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero

http://www.legnostorto.com/index.php?optio...75&Itemid=9


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Perché, la Juventus è stata, è e sarà sempre una squadra di calcio. Ed è un piacere immenso ricordare che tutto "il meglio" del calcio è passato dalla Juve, rivedere le tante partite "storiche" per rivivere, così, l'emozione di quegli attimi

La Juventus rappresenta, per chi ama la Juventus, una passione, uno svago... e qualche cosa la domenica. Noi abbiamo cercato di dare a loro il migliore spettacolo possibile e anche molte soddisfazioni
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furino45
messagio 2 October 2008, 14:41
Messaggio #100


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QUOTE(paola @ 2 October 2008, 11:31) *

Giovedì 02 Ottobre 2008
Intercettati e suggestionati
Scritto da Davide Giacalone
giovedì 02 ottobre 2008

...Un meraviglioso “codice Breton” ha soppiantato le leggi italiane. E’ il maestro del surrealismo post-dadaista a guidare l’agire dei magistrati. Non intendo tornare sulla vicenda degli spioni Telecom, perché si tratta di roba vecchia e che non troverà giustizia. I giochi si sono chiusi con la fine dell’inchiesta e l’uscita di Tronchetti Provera.

Il lato divertente (il resto rimane tristemente drammatico) è che la giustizia surreale s’adopera a cancellare anche i fatti. Le intercettazioni, pertanto, furono “solo una suggestione”, collettiva.

Il contenuto del mio computer, le mail che spedivo, financo le fotografie che usavo come sfondo, sono finiti nei dossier di quelli che accumulavano ed inventavano notizie, pagati dalla Telecom. Il materiale è stato asportato utilizzando la connessione internet. Mi hanno ciucciato via tutto, insomma, via telefono. Intercettando le mie comunicazioni.

Non me la presi e non me la prendo, in fondo fa piacere avere dei lettori, ma se mi vengono a dire che, invece, non è mai successo, e che se credo di ricordarlo è solo perché sono suggestionato, li invito a consultare uno psichiatra, prima che ci spediscano me. I fatti sono lì, fermo restando che nulla sappiamo (e lo scrivevamo anche durante la furia accusatoria) sulle responsabilità penali, che sono personali e tocca alla magistratura accertarle. E qui entra in scena il “codice Breton”.

Il processo agli imputati non si è fatto, e non si farà. Sono passati anni, ma siamo ancora esattamente al punto in cui eravamo quando ce ne occupammo. E dato che, come sostiene adesso un procuratore milanese, la notizia dello spionaggio “non è sorretta da atti giudiziari”, ne deriva che fu una suggestione. E chi li deve produrre, gli atti giudiziari, io? Anche questa milanese, non è mica una sentenza, mica un atto giudiziario che abbia a che vedere con la verità processuale, bensì l’ennesima rinuncia al processo.
Il miracolo riproduttivo s’è compiuto: la non giustizia genera e giustifica se stessa, la moltiplicazione d’imputati impuniti s’è realizzata, la trasformazione del reato in suggestione ha preso forma. Orate frates.
E’ andata esattamente come prevedemmo: ci siamo spiati, intercettati e pedinati da soli. Inguaribili esibizionisti. O poveri scemi che credevano esistesse la giustizia.
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su internet ci siamo noi; sulla carta stampata solo davide giacalone.



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paola
messagio 2 October 2008, 15:14
Messaggio #101


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QUOTE(KAOS @ 2 October 2008, 15:29) *

La suggestione al posto dei fatti
di Piero Ostellino

Nelle considerazioni sulla formazione originaria delle lingue — che ci sono pervenute solo grazie agli appunti dei suoi studenti — Adam Smith distingueva già nel Settecento tre tecniche diverse di comunicazione. I «discorsi narrativi», che esigono obbiettività; le «argomentazioni didattiche», che spiegano causa e effetto; le «esposizioni oratorie», che vogliono suscitare emozioni. Queste ultime sono la tecnica di comunicazione giornalistica tanto diffusa, da noi, da essere diventata oggetto di giurisprudenza.

I fatti. Il primo agosto 2005, in una dichiarazione al Corriere della Sera — che si limita a riprenderla letteralmente — il senatore Luigi Grillo dice: «Ho appreso dalla stampa che esiste a Milano un centro che si avvale di un'apparecchiatura per le intercettazioni messa a punto da Telecom Italia». Il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, querela il senatore in quanto — pur attribuendo alla stampa la fonte della notizia — «reitera l'informazione difforme al vero, approfondendone il contenuto lesivo».
Ma il Procuratore della Repubblica, Fabio Napoleone, chiede al giudice per le indagini preliminari di «disporre l'archiviazione del procedimento», perché: «La notizia dell'esistenza di una centrale, interna a Telecom Italia, dedita a intercettare illegalmente numerosissime persone particolarmente impegnate nei settori politici, finanziari e sociali, pur non sorretta da accertamenti giudiziari, risulta essere stata diffusa dai media in modo così capillare e reiterato da generare in tutta l'opinione pubblica il convincimento della sua veridicità al punto da coinvolgere in simile suggestione collettiva anche molti settori delle istituzioni».

A scanso di maliziose interpretazioni, premetto che Marco Tronchetti Provera è uno degli editori del Corriere della Sera e anche un mio amico. Aggiungo, inoltre, che la mia regola professionale è di attenermi sempre, in queste circostanze — ne siano o meno coinvolte persone di mia conoscenza— al proverbio inglese secondo il quale «i gentiluomini parlano di princìpi; la servitù delle persone». Questo, dunque, è un commento sui «princìpi», non sulle «persone».

A me pare che la motivazione del Procuratore della Repubblica possa provocare molte conseguenze, non tanto perché assolve il senatore Grillo — il quale, probabilmente, aveva parlato in buona fede — quanto perché crea un precedente. Essa, infatti, non può che registrare il principio che — se la diffondono tutti — non è il fatto che crea la notizia, ma è la notizia che crea il fatto, anche se il fatto di cui si parla non è vero. Qualcosa del genere era già accaduto ai tempi del processo e della relativa condanna della Juventus. Chi lo aveva promosso aveva detto testualmente che «la sentenza rispondeva a un diffuso sentimento popolare». Come dire che i processi, da noi, non si fanno nelle aule di tribunale, ma sui giornali e al Bar Sport.
Sull'argomento, garantisti e giustizialisti, innocentisti e colpevolisti «a prescindere», si sono divisi.
Personalmente, più che un problema di civiltà del diritto, a me pare sia una questione di civiltà tout court, e riguardi un certo modo di fare questo nostro mestiere. Ciò che Adam Smith chiama «esposizioni oratorie» per suscitare emozioni o, peggio, aggiungo io, per scandalismo. Insomma, un giornalismo che rischia di non essere più giornalismo, ma di diventare killeraggio.
E se, allora, noi tutti, giornalisti, cronisti, redattori giudiziari, direttori, editori, ci dessimo una regolata e ci ricordassimo almeno la norma, non dico deontologica, ma di marketing che un consumatore lo puoi fregare una volta, ma non puoi fregare tutti i consumatori tutte le volte? In definitiva, che si vendono più copie raccontando come stanno le cose piuttosto che balle?

Fonte: Corriere della Sera, pag.44



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QUOTE(KAOS @ 2 October 2008, 16:22) *

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messagio 4 October 2008, 11:04
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Domani sarà ospite a "Che tempo che fa", il tronchetto.

E' possibile porre delle domande qui: http://www.chetempochefa.rai.it/TE_ospiteform

non le leggeranno.. ma giusto per rompere le palline ciasd1jf.gif


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Peter_Murphy
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http://www.youtube.com/watch?v=drZ-ZagyEXo


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