Spie e telefoni, indagate Telecom e Pirelli
sabato, 19 luglio 2008 9.43 38
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MILANO (Reuters) - Telecom Italia e Pirelli sono indagate nell'ambito dell'indagine sulla raccolta illecita di informazioni riservate da parte di ex-manager come Giuliano Tavaroli, ex-numero uno della security di entrambi i gruppi.
Lo riferiscono oggi fonti investigative, precisando che le due aziende sono indagate per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società e che l'avviso di chiusura indagini è stato notificato ieri sera a borsa chiusa.
Il provvedimento di chiusura indagini sarà notificato a tutti gli altri indagati a partire da lunedì, secondo quanto riferito dalle fonti.
Non risultano indagati né il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, né l'ex-top manager Carlo Buora, che a giugno, secondo quanto scritto oggi dal Corriere della sera -- che insieme a Repubblica ha anticipato la notizia -- sarebbero stati ascoltati dagli inquirenti come testimoni.
Pirelli oggi non ha voluto commentare la vicenda, mentre Telecom al momento non è stata raggiungibile.
L'inchiesta -- condotta dai pm Nicola Piacente, Fabio Napoleone e Stefano Civardi, partita almeno due anni fa sulla presunta raccolta illegale di informazioni riservate da parte di ex manager di Telecom -- ha portato all'arresto, in varie tornate, di decine di persone, tra cui lo stesso Tavaroli, l'ex numero due del Sismi Marco Mancini e l'investigatore privato Emanuele Cipriani, oltre ad una serie di tecnici informatici.
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo ai diversi indagati sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione di segreto d'ufficio, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio.
http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/NewsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2008-07-19T084319Z_01_POL927630_RTRIDST_0_OITTP-TELECOM-INCHIESTA.XML
Tavaroli faceva tutto da solo.
Confezionava dossier casualmente su tutti i nemici e concorrenti di Telecom/Pirelli.
questo si che e' attaccamento all'azienda.
...nessuno sapeva niente?
L'azienda telefonica e la Pirelli figurano nel doppio ruolo di indagate e parti civili
MILANO - Rischia di assomigliare ai vecchi maxiconcorsi di una volta, con migliaia di candidati che svolgono il compito all'interno di un palazzetto dello sport, il processo contro gli ex vertici della security di Telecom e Pirelli. Le parti lese nel procedimento sono infatti almeno 5 mila; per farle assistere all'udienza preliminare qualcuno in Tribunale a Milano sta pensando addirittura all'affitto di uno stadio.
Prima ancora però, sarà necessario notificare agli interessati il loro coinvolgimento nel processo e per farlo occorrerà acquistare diverse pagine dei quotidiani nazionali per pubblicare la convocazione con il lungo elenco di circa cinquemila nominativi. Tante infatti sono state le persone spiate illegalmente dall'organizzazione messa in piedi da Giuliano Tavaroli insieme a un manipolo di fedelissimi.
In tutto, secondo la ricostruzione fatta dai pubblici ministeri milanesi a conclusione della lunga inchiesta sui dossier illegali accumulati dagli ex vertici dei servizi di sicurezza di Pirelli e Telecom, una trentina di complici tra hacker, investigatori privati, un ex uomo della Cia, un funzionario del Sismi e un ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e francesi, ex membri della polizia, dei carabinieri e della Finanza e giornalisti.
Materiale, quello contenuto nei fascicoli raccolti abusivamente, che dopo l'atteso pronunciamento della Consulta sull'eccezione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti legge varata due anni fa quando esplose lo scandalo, potrebbero in gran parte finire al macero.
Altro problema logistico sollevato da questo processo monstre è infatti il reperimento di locali sufficientemente capienti a custodire tutto quanto è da distruggere: non solo le pratiche cartacee ma anche tutto il materiale informatico sulla cui base sono stati redatti.
Probabilmente non tutte le circa cinquemila parti lese si presenteranno in aula (o allo stadio?), ma due di queste si sono già prenotate per avere un posto in prima fila. Sia Telecom che Pirelli hanno annunciato infatti di volersi costituire parte civile nel processo. Le due aziende risultano indagate in base alla legge 231, ma hanno anche lo status di parte offesa per il reato di appropriazione indebita contestato agli indagati e, in particolare, all ex capo della security, Giuliano Tavaroli.
(19 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/dossier-telecom/udienza-stadio/udienza-stadio.html
Se a Napoli possono dire che Bove s'è fermato per far pipì dal cavalcavia ed è scivolato, a Milano possono dire che tronchetti e buora non sapevano nulla. E intanto gli italiani hanno pagato 3 anni di indagini farlocche
Moratti presenta Tavaroli a Facchetti nella sede della Saras, con il compito di spiare Vieri, De Santis e gli altri.
il Dossier viene redatto e riconsegnato a Moratti contenente intercettazioni, informazioni bancarie e visure camerali che anche un bambino sa' che possono esser trovate solo in modo illegale.
come fa Moratti a conoscere Tavaroli? perche' non si stupisce degli elementi sensibili trovati nel dossier?
Moratti e' a conoscenza dei metodi "speciali" di Tavaroli, e non lo e' il suo datore di lavoro diretto Tronchetti, che gli ha dato il comando della security??
Moratti: "Non è stata la società Inter a dare mandato di "diligence" all'agenzia Polis d'Istinto, non esistono fatture di pagamento da parte del club". Le fatture, infatti, sarebbero state emesse dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/sport/calcio/borrelli-sente-moratti/borrelli-sente-moratti/borrelli-sente-moratti.html
certo certo, tronchetti non sapeva ...
Mi sembrano le ovvie conclusioni di un processo che è stato tenuto nel congelatore per due anni...
Per non dimenticare.
da www.repubblica.it del 22 settembre 2006
Telecom, Tavaroli: "Non riferivo a Tronchetti Sono innocente, nessuna violazione"
La difesa: "Solo una consulenza tecnica antieversione dopo gli attentati di Londra"
MILANO - Non era Marco Tronchetti Provera la persona a cui Giuliano Tavaroli riferiva, ma l'Amministratore Delegato del Gruppo, Carlo Buora. E' quanto hanno affermato i legali di Tavaroli al termine dell'interrogatorio, durato circa 3 ore e mezzo, a cui l'ex manager accusato di aver messo in piedi un enorme sistema di intercettazioni illegali, è stato sottoposto dal Gip Paola Belsito, il giudice che ha firmato i 21 ordini di custodia cautelare. "Basta guardare l'organigramma - dice uno degli avvocati, Massimo Dinoia - Tavaroli non riferiva al presidente ma all'Ad Carlo Buora. Il Gip ha scritto delle cose inesatte nell'ordinanza".
http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/c...cettazioni.html
Carlo Buora ha mai denunciato per calunnia Tavaroli o l'avv. Massimo Dinoia????
Dossier illeciti, la lista degli «spiati»
Da Al Walid a Moggi. L'ipotesi dello stadio per convocare migliaia di parti lese
MILANO — Quasi 9mila accessi abusivi a informazioni (banche dati dei ministeri Interno, Giustizia e Finanze, tabulati telefonici, hackeraggio di pc) che hanno violato la privacy di un numero di cittadini pari a poco più della metà: è questa la dimensione dello spicchio di attività illegale di dossieraggio afferrato dai tre anni di inchiesta della Procura di Milano sulla Security di Telecom e Pirelli nell'era di Giuliano Tavaroli.
Sui soggetti più disparati. Esponenti di associazioni di consumatori, come Carlo Rienzi del Codacons. Controllori di Telecom, come i 5 funzionari del Garante per la Concorrenza «spiati» nelle mail proprio mentre l'Antitrust giudicava Telecom, o come il sindaco di minoranza Rosalba Casiraghi. Dipendenti e sindacalisti, ma anche i concorrenti Fastweb, Vodafone, H3G. Top manager italiani come Enrico Bondi, Vittorio Colao (allora in Rcs) e l'ad di Enel Fulvio Conti; e big esteri come Al Walid e il gruppo Sawiris (operazione Scimitarra). Banchieri come Cesare Geronzi e imprenditori come Marcellino Gavio. Giornalisti invisi come Massimo Mucchetti (Corriere) o gli articolisti di Libero Davide Giacalone e Fausto Carioti. E forse anche altri uomini dell'editoria titolari di qualcuno dei cellulari di cui l'applicativo Radar carpiva in Tim (senza lasciare traccia) i tabulati del traffico storico: per esempio uno in carico alla Mondadori, o l'altro («sbirciato» per il 2003 e 2004) intestato «a Pirelli spa Rcs MediaGroup». Più personaggi dello sport (dall'arbitro Pairetto al calciatore Vieri passando per Moggi) e persino della cronaca nera, come quel Ruggero Jucker assassino della fidanzata. Quando sarà attivata la procedura per l'udienza di distruzione dei dossier (da 15 mesi però al vaglio della Consulta), per ospitare tutte le parti offese si rischierà di dover far udienza magari in un palazzetto dello sport, sempre si riesca intanto ad avvisarle.
Non risultano invece «spiati» i magistrati Gherardo Colombo e Gerardo D'Ambrosio, tempo fa scambiati da un quotidiano (titolo d'apertura di prima pagina e due interne) con i quasi omonimi bersagli dei dossier Piccione e San Gennaro.
Questa massa di informazioni, «utilizzata per integrare i dossier sulle persone attenzionate, studiandone i contatti e le frequentazioni», a volte era «trasmessa a personale dei servizi di sicurezza per finalità non istituzionali», a volte era finalizzata all'interesse aziendale. Telecom e Pirelli sono indagate (per corruzione degli agenti che accedevano ai dati abusivi) per la legge 231, nell'ipotesi che i loro modelli organizzativi non fossero adeguati o ben attuati per impedire i reati attribuiti a Tavaroli. Nel contempo le società si costituiranno parte civile contro gli indagati (sui 34 totali) di appropriazione indebita di quasi 40 milioni di euro aziendali, reato commesso «per occultare pratiche corruttive» attuate dallo staff della Security «con l'abuso di relazioni d'ufficio e prestazioni d'opera» nelle due società.
A Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, non indagati, ha senz'altro giovato il muro opposto ai pm, dopo l'iniziale zig zag, da Tavaroli. Che in uno degli ultimi interrogatori, il 7 aprile 2007, ha affermato: «Ribadisco di non aver consegnato né a Buora né a Tronchetti singoli dossier. I nostri colloqui non duravano mai più di 5-10 minuti. Ho messo al corrente il Presidente delle vicende più rilevanti, senza metterlo al corrente delle modalità con cui ero venuto in possesso delle notizie».
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
20 luglio 2008
Alessandro, quando la notizia è già presente nella sezione "Dossier", limitati a commentarla e a linkare quel che commenti, senza riportarla. Altrimenti facciamo n'altro dossier
l'articolo del Giornale, sembra scritto da tronchetti in persona
Che cointeressenze ha il Berlusca per salvare il culo di MTP???
Oscar Giannino su Libero ha fatto ammenda cospargendosi il capo di cenere, roba da non credere
MTP con i TavaroliBoys sono in grado di ricattare tutti , nessuno esluso: Berlusca, Bossi, DS, UDC, altri industriali, ecc. (magistrati compresi!!!) e chi più ne ha più ne metta.
Diranno un po' di insolenze ai magistrati e faranno passare i Ragazzi come una scheggia impazzita...Poi, con la scusa di trovare l'aula dove celebrare l'udienza preliminare faranno passare altri due anni.
A Parma, con il crack Parmalat, c'erano decine di migliaia di risparmiatori a costituirsi e non ci sono stati grossi problemi...
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/dossier-telecom/verita-tavaroli/verita-tavaroli.html
Tavaruzzo non è fesso
ma che casino hanno combinato?
Ho appena finito di consultare il documento ufficiale con tutti gli elenchi degli intercettati: ho trovato Desantis e carraro, ma non Moggi.
Moggi è in fondo, c'è
Un po' pochini.. non ho capito che hanno combinato i PM :pensif_26:
Inter e Tavaroli, doppio controllo su Vieri La segretaria: così ho distrutto due archivi
http://archiviostorico.corriere.it/2006/settembre/28/Inter_Tavaroli_doppio_controllo_Vieri_co_9_060928119.shtml
La testimone ha pure ammesso di aver personalmente «distrutto», sempre «per ordine di Ghioni», altri due archivi segreti di investigazioni illegali «tra il 2005 e il 2006», comprese «dieci pratiche consegnatemi, perché le tenessi nella mia cassaforte, da Giuliano Tavaroli»
Quelle richieste le venivano fatte «per telefono o su biglietti», per cui «non riportavano il richiedente», cioè chi le aveva chieste a Bove.
La testimone ha però documentato lo spionaggio dei «tabulati» dei protagonisti di Calciopoli, ossia «il traffico delle utenze intestate a Federazione gioco calcio, Ceniccola (il guardialinee legato all' arbitro De Sanctis, ndr), Juventus F.C., Football management e Gea World»
non c'entra la distruzione in Telecom, hanno analizzato la roba di Cipriani
Nella mia vita ho sempre confidato in un'invenzione di Causio, ho pregato per il colpo di testa di Bettega, sognavo le punizioni di Michel, adoravo i giochi di prestigio del Divin_Codino, mi inebriavo della potenza di StradiVialli, mi incantavo delle magie di Zizou, mi sono aggrappato all'orgoglio di Alex e alla volontà di potenza di Pavel.
Adesso sono ridotto a tifare Giuliano Tavaroli e Paolo Bertini.
Monnezzuma sparisci da questa terra!
Il calcio nel mirino
Lunghissimo l'elenco di uomini legati al calcio finiti nel mirino della Security Telecom. Non c'è stato solo il nome di Luciano Moggi, l'ex direttore generale juventino travolto da Calciopoli, nel calderone delle intercettazioni illegali. Per sapere se i trofei bianconeri fossero stati vinti all'insegna della trasparenza, Tavaroli avrebbe messo sotto controllo anche i cellulari della "Gea", la società di rampolli della finanza che gestiva molti calciatori. E si sarebbe spinta anche sulle utenze dell'ex presidente della Figc, Franco Carraro, degli arbitri Salvatore Racalbuto e Massimo De Santis. Evidente il nesso tra queste operazioni e il rapporto tra Marco Tronchetti Provera e l'Inter dell'amico Massimo Moratti. Il brigadiere, per capire il motivo di tanti insuccessi inanellati dalla presidenza morattiana, si sarebbe mosso. Ovviamente con i suoi strumenti e, secondo le conclusioni dell'inchiesta, di sua spontanea iniziativa. Nello stesso modo si sarebbe arrivati a spiare Christian "Bobo" Vieri, che si è ritrovato anche il cellulare sotto controllo. Misteriosa l'analisi sul difensore Dario Simic. Sul trentatreenne croato, la Security Telecom ha effettuato una serie di accessi abusivi sull'anagrafe tributaria.
(22 luglio 2008)
tratto da: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/dossier-telecom/cinquemila-spiati/cinquemila-spiati.html
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277991
Che Colaninno, come riferito nel dossier Inter-Ceptor, si scagli contro Repubblica che scrive certe cose, fa veramente pensare bene...
tutti si stanno mobilitando... una waterloo
visto l'ego di Ghioni, non mi stupirei se tirasse fuori una nuova chiavetta dei misteri, giusto per prendersi una prima pagina anche lui
"Queste cose le ho dette anche ai pm che mi hanno interrogato. Loro mi dicevano: non scriviamo i nomi nel verbale, diciamo "esponenti politici...".
Palazzi è Torquemada al cospetto di Napoleone, Piacente e Civardi
mai dire mai, gli equilibri qui sono sempre cambiati dalla sera alla mattina.
mercoledì 23 luglio 2008 h. 0:55
Ultime Notizie
TELECOM: BERNABE' A PALAZZO CHIGI
(AGI) - Roma, 22 lug - L'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabe', e' stato questa sera a Palazzo Chigi, dove e' presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200807222038-eco-rom1169-art.html
...anche se è difficile leggere tutto il forum per accorgesene...
Gli scenari dello scandalo
di GIUSEPPE D'AVANZO
Giuliano Tavaroli
Si sente dire spesso che in quei luoghi, in quelle istituzioni, in quei paesi dove non soffia alcun venticello di critica pubblica, cresce come un fungo una corruzione senza colpa.
Non c'è dubbio che l'informazione sia e debba essere, per mestiere e dovere, un alimento di critica pubblica. C'è il giornalismo che pretende di ricostruire la verità. C'è un altro giornalismo che sa di non poter afferrare con una presa sicura l'intera storia che racconta. E' un giornalismo consapevole di un limite e accetta di lavorare a una continua approssimazione della verità, cosciente che non saprà mai davvero che cos'è la verità, ma saprà che cos'è la menzogna. La indicherà ai suoi lettori. Vi si opporrà, per quel che poco o molto che è in grado di fare. E potrà ripetere ai pochi o ai molti che gli concedono ogni giorno fiducia: "Non vi abbiamo mentito".
Avremmo mentito ai nostri lettori se avessimo accettato le conclusioni minimaliste dell'affaire Telecom. In questi giorni si è andata disegnando, da più parti e anche con voci autorevoli, una scena capovolta, fuori da ogni cardine. Scomparivano i protagonisti e i comprimari, le loro condotte e responsabilità, la lunga scia di illegalità, abusi e ricatti. Come d'incanto, soltanto distrattamente si ricordava al lettore (e c'è chi non ha fatto nemmeno questo) che, nella maggiore società di telecomunicazioni del Paese, la Telecom Italia di Marco Tronchetti Provera, sono stati raccolti migliaia di dossier illegali in collaborazione con l'intelligence italiana, in violazione di ogni privacy con finalità ancora tutta da chiarire.
In occasione della conclusione delle indagini, l'imputazione di una responsabilità oggettiva di Pirelli e Telecom in capo al suo presidente (Tronchetti) e amministratore delegato (Buora) è apparsa diventare, a leggere alcuni commenti e bizzarre dichiarazioni, un'assoluzione piena: un esito da esibire come un fiore all'occhiello. Per farlo, bisognava lavorare a una cosmesi dei fatti.
Un annuncio di fine indagine è stato presentato come un proscioglimento definitivo come se si trattasse di una sentenza assolutoria e conclusiva, prima di leggere la richiesta di rinvio a giudizio che ancora non c'è e la decisione del giudice dell'udienza preliminare che un giorno verrà.
Si è scritto che Tronchetti è stato "scagionato". Il primo a crederci è stato il presidente di Pirelli. Si è detto "contento e molto soddisfatto perché è emersa con chiarezza la verità". La verità provvisoria è che due società Pirelli e Telecom (con Tronchetti legale rappresentante) non hanno impedito ai propri dipendenti di commettere reati nell'interesse delle società. Tronchetti non avverte la responsabilità di quella omissione. Non crede di dover chiedere almeno scusa, con umiltà, agli spiati o almeno agli azionisti Telecom: già provati dalla sua gestione, dovranno presto mettere mano al portafoglio per pagare centinaia di miliardi di risarcimento alle vittime dello spionaggio fiorito per la trascuratezza di un presidente e di un amministratore delegato.
Non è nemmeno il peggio. Il peggio è l'acquerello a tinte tenui che vuole rappresentare l'affaire. Tre amici d'infanzia (Tavaroli, Mancini, Cipriani) fanno carriera partendo dal fondo della scala. Conquistano la potente e ricca security della Telecom (Tavaroli), il controspionaggio militare (Mancini), un'importante agenzia d'investigazione (Cipriani). Incrociano le informazioni in loro possesso. Formano dossier spionistici in libertà con le risorse della Telecom e dello Stato. Lucrano profitti e potere personali. Fine dell'affaire.
Avremmo mentito se avessimo accettato senza un dubbio, senza un interrogativo questo tableau piccino, semplificatorio. E non per un pregiudizio sfavorevole alla Telecom o a Tronchetti Provera. Ma per quel che già si è potuto leggere nelle cinque ordinanze dei giudici milanesi.
La security di Tavaroli disponeva di risorse finanziarie senza limiti, alimentate in parte dal "fondo personale" del presidente. Nessun controllo aziendale di audit. Dipendenza diretta dal presidente. Quattro diversi "sistemi" capaci di rubare informazioni riservate senza lasciare traccia. Una piattaforma di hackeraggio ("zone H") nei paesi dell'Est, utilizzata per intrusioni informatiche, finanziata dalla Telecom e posta in bilancio come "investimento per immobilizzazione materiale" (poteva dare benefici a lungo termine). Una rete di pubblici ufficiali sparsi su tutto il territorio nazionale, ""sensori" per ogni indagine o accertamento che potesse interessare la Telecom-Pirelli". Collegamenti con l'intelligence francese, inglese, americana, israeliana e naturalmente italiana. Una pericolosissima "macchina da guerra".
In due occasioni, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari ne indica esplicitamente il beneficiario. Ordinanza 18 gennaio 2006, pag. 188: "... che Tavaroli gestisse pratiche di questo genere nel suo singolare interesse è altamente improbabile. Ci troviamo di fronte a una gravissima intromissione nella vita privata delle persone e a un tentativo di captazione occulta di dati e notizie riservate, mossa da logiche puramente partigiane, nella contrapposizione tra blocchi di potere economico e finanziario. Logiche che tendono a beneficiare non già l'azienda come tale, ma colui che, in un dato momento storico, ne è il proprietario di controllo". Ordinanza 20 marzo 2007, pag. 168: "Osserviamo anche il riemergere di una tipologia di investigazioni che, in modo difficilmente revocabile in dubbio, rispondevano a esigenze dei vertici e della proprietà aziendale".
La convinzione del giudice quasi imponeva a un autonomo lavoro giornalistico di cercare Giuliano Tavaroli. Di chiedergli un colloquio. Di raccogliere la sua versione dei fatti. Era il diavolo. Era descritto come l'artefice e il conduttore di quella "macchina da guerra". Si diceva che avesse lavorato nel suo esclusivo interesse gabbando il suo padrone. Che cosa aveva da dire? Qual era la sua verità? E questa verità non era, pur nella sua parzialità, di interesse pubblico in un affaire dove tutti avevano avuto possibilità di accusare o difendersi e che aveva provocato anche un decreto di legge del governo approvato dalle Camere (la distruzione dei dossier raccolti illegalmente)?
Sono queste le ragioni che hanno convinto Repubblica a pubblicare l'ampio resoconto dei colloqui con Giuliano Tavaroli.
Abbiamo ritenuto che l'inedita ed esclusiva ricostruzione del principale indagato (anche con le possibili manipolazioni di cui abbiamo avvertito il lettore) potesse dare al quadro un tassello in più e una profondità, una concretezza, un profilo che le anticipazioni giudiziarie annunciavano piatto, senza asperità, quasi neutro con la storia assai poco credibile dei "tre amici intraprendenti". Comprendiamo l'irritazione di chi, proclamandosi estraneo a quei fatti, ne è stato coinvolto. Ma oggi abbiamo sotto gli occhi, con i nomi, i cognomi, qualche circostanza e dettaglio, quella "contrapposizione tra blocchi di potere" già intuita dal giudice nel gennaio del 2006. Vi affiorano figure che decidono della cosa pubblica senza alcuna responsabilità istituzionale; una filiera di immarcescibili massoni che lo scandalo della P2 non ha eliminato dalla scena; comportamenti obliqui di governanti; ricatti; corruzione piccola e grande; debolezze della magistratura, dell'informazione, delle amministrazioni dello Stato e, al centro, una sorda lotta per il potere che non si fa mai trasparente.
Non ci appare la verità. Ci appare uno scenario più vicino alla realtà dello scandalo Telecom.
(23 luglio 2008)
Grazie, AlexAmo. Messo subito nel Dossier Inter-Ceptor
Dossier, così Tronchetti al pm
"Tavaroli non dipendeva da me"
MILANO - Pezzo a pezzo, stralcio a stralcio, trapelano dagli atti giudiziari depositati a chiusura dell'inchiesta dai magistrati di Milano sui dossieri illeciti le deposizioni rese davanti ai magistrati dai principali protagonisti. Tra questi anche quella resa in veste di testimone dall'ex presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera.
Ascoltato dal pubblico ministero Fabio Napoleone lo scorso 27 giugno, Tronchetti Provera ha voluto mettere in chiaro innanzitutto di non essere lui il referente di Giuliano Tavaroli, l'ex capo della security Telecom e Pirelli accusato di essere l'organizzatore materiale dello spionaggio illecito e sistematico ai danni di migliaia di persone.
"Le linee - precisa l'ex manager Telecom al pm - erano sempre...Prima dipendeva dal dottor Castagna: quando il dottor Castagna ha lasciato l'incarico, il signor Tavaroli ha iniziato a dipendere direttamente dal dottor Buora; non è mai stato un mio riporto diretto".
Tronchetti fa quindi riferimento ai tempi in cui Tavaroli lavorava alla Pirelli. "Vi era comunque un riporto in casi imprevisti, per casi particolari?", chiede il pm e Tronchetti risponde: "Solo se vi era un...in casi specifici, se era una cosa di importanza generale dell'azienda che mi riguardava direttamente come presidente della società, il signor Tavaroli si rivolgeva direttamente a me; generalmente con il dottor Buora, poi in seguito con...prima con il dottor Buora e il dottor Lamacchia e in seguito con il dottor Buora e l'avvocato Chiappetta".
Tronchetti racconta poi che Tavaroli fu preso in Telecom perché nella società accadevano "cose strane" e in lui "c'era fiducia". "La decisione di affidare in Telecom la direzione della security a Tavaroli è una decisione sua?" chiede il magistrato a Tronchetti Provera, sentito come testimone. "E' una decisione nostra - risponde Tronchetti - nel senso che la riflessione fu questa: coi pasticci che ci sono stati dentro Telecom, visto che Gallo Modena lascia, abbiamo una persona che per fortuna viene da un mondo diverso, dall'esterno, quindi portando Tavaroli non abbiamo il rischio che ci siano commistioni con un passato poco chiaro, perché questa era l'epoca, quello su cui noi avevamo visibilità, che in Telecom succedevano cose strane, erano successe cose strane".
Tronchetti riferisce ancora che "Tavaroli in Pirelli aveva, a detta di tutti, fatto bene, si era occupato delle affiliate estere quindi non aveva, diciamo, un trascorso di rapporti con ambienti (...) che potessero rappresentare fonte di inquinamento, di confusione tra quello che era il ruolo di una struttura aziendale e vicende che non riguardavano l'azienda. Quindi c'era fiducia in Tavaroli".
(23 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/dossier-telecom/tronchetti-fiducia/tronchetti-fiducia.html
Nelle rispettive edizione web ora on-line (ore 14.52) le seguenti aperture:
Il Corriere della Sera: Tronchetti Provera: «Sui conti all'estero
chiacchiere da bar di Roma» «Tavaroli non riportava a me direttamente. Lo faceva solo in casi specifici, se era importante per l'azienda»
Il Giornale : "Tavaroli mi ha usato per accreditarsi"
Secondo articolo:
La Stampa Il caso dei dossier illeciti Tronchetti: "ci fidavamo di Tavaroli"
Inciucio
Tronchetti Provera: «Sui conti all'estero
chiacchiere da bar di Roma»
«Tavaroli non riportava a me direttamente. Lo licenziai quando scoprii gli ammanchi»
Tavaroli, lo spionaggio e i dossier: ecco l'atto d'accusa dei pm di Milano (22 luglio 2008)
MILANO - Nessun incarico a Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Telecom, finalizzato a tutelare l'immagine dell'azienda, la sua credibilità o la sua permanenza nel mercato. Lo afferma Marco Tronchetti Provera ascoltato come testimone dai magistrati milanesi nell'ambito dell'inchiesta sui cosiddetti dossier illeciti. «Tavaroli dipendeva dal dottor Castagna - spiega Tronchetti il 27 giugno scorso al pm Fabio Napoleone - e quando il dottor Castagna ha lasciato l'incarico, il signor Tavaroli ha iniziato a dipendere direttamente dal dottor Buora; non è mai stato un mio riporto diretto». «Vi era comunque un riporto in casi imprevisti, per casi particolari?» chiede il pm, e Tronchetti risponde: «Solo in casi specifici, se era una cosa di importanza generale dell'azienda che mi riguardava direttamente come presidente della società, il signor Tavaroli si rivolgeva direttamente a me».
SU OAK FUND CHIACCHERE DA BAR - Tronchetti, sempre in veste di testimone davanti ai magistrati milanesi, riferisce inoltre di non aver mai avuto «nessun interesse ad avere informazioni» su Oak Fund (il presunto conto estero che Tavaroli indica nella disponibilità di altissimi dirigenti Ds, tra cui Fassino, e la cui esistenza è stata seccamente smentita dagli interessati). «In quella occasione, quando lui mi parlò di Oak Fund, credo, anzi, sono abbastanza convinto che gli ricordai in termini molto fermi quale era stato l'atteggiamento su Telekom Serbia e in generale quale era la linea: se c'è qualcosa la si porta alla magistratura». L'ex capo Telecom riferisce poi che Tavaroli gli disse esplicitamente che Oak Fund si riferiva a un partito politico. «È ovvio - risponde Tronchetti - che il nome che faceva era quello che stava su tutti i giornali, D'Alema eccetera». Il Pm: «Quindi glielo disse esplicitamente?» Tronchetti Provera: «Sì, sì, lo disse esplicitamente, però disse che lui aveva la possibilità di accesso, non mi disse che aveva della documentazione, come al solito. Lui ogni tanto entrava nel mio ufficio, faceva dei discorsi come dire "Io tutelo l'azienda", io dico "Guardi, sono le chiacchiere da bar di Roma". Succedeva una volta ogni 4/5 mesi che si piazzava nella mia segreteria, poi entrava, stava pochissimi minuti dicendo "Certi ambienti sono contro", insomma cose di questo genere, dico "Guardi, lasci perdere", ma erano cose rapidissime, proprio flash senza mai un seguito, senza un foglio di carta, senza niente».
«AVEVAMO FIDUCIA IN TAVAROLI» - Giuliano Tavaroli fu preso in Telecom perché nella società accadevano «cose strane» e in lui «c'era fiducia». Lo spiega Marco Tronchetti Provera al pm sempre nell'interrogatorio del 27 giugno. «La decisione di affidare in Telecom la direzione della security a Tavaroli è una decisione sua?» chiede il magistrato. «È una decisione nostra - risponde Tronchetti - nel senso che la riflessione fu questa: coi pasticci che ci sono stati dentro Telecom, visto che Gallo Modena lascia, abbiamo una persona che per fortuna viene da un mondo diverso, dall'esterno, quindi portando Tavaroli non abbiamo il rischio che ci siano commistioni con un passato poco chiaro, perché questa era l'epoca, quello su cui noi avevamo visibilità, che in Telecom succedevano cose strane, erano successe cose strane». Tronchetti riferisce poi che «Tavaroli in Pirelli aveva, a detta di tutti, fatto bene, si era occupato delle affiliate estere quindi non aveva, diciamo, un trascorso di rapporti con ambienti (...) che potessero rappresentare fonte di inquinamento, di confusione tra quello che era il ruolo di una struttura aziendale e vicende che non riguardavano l'azienda. Quindi c'era fiducia in Tavaroli».
AFEF - Tronchetti parla anche di quella volta in cui Tavaroli gli segnalò che esistevano una serie di presunte «criticità» sulle «frequentazioni pericolose di uno dei fratelli di Afef nell'entourage di Sayf Gheddafi»: «Fu una delle volte in cui lo mandai un po'... diciamo di non occuparsi di cose che non lo riguardavano, perché Sayf Gheddafi era amico da sempre del fratello di Afef, avevano studiato insieme a Vienna, il padre era stato ambasciatore in Libia e aveva mantenuto il mandato dal presidente tunisino di tenere rapporti con la Libia, quindi era normale che lui frequentasse Sayf Gheddafi», figlio del presidente libico.
«USATO» - E poi? «Quello di cui mi sono convinto ex post - spiega Tronchetti - è che Tavaroli mi ha usato molto. Queste cose che lui faceva, il pranzo con D'Alema piuttosto che questa cosa con Brancher/Bossi, erano dei metodi suoi per accreditare se stesso, questa è la mia visione di oggi, perché erano tutte cose che potevo fare con la mia segreteria e nessuno avrebbe rifiutato di incontrarmi. Quello che posso dire è di non aver mai avuto una informazione interessante da Tavaroli»
«AMMANCHI» - Perché si interruppe il rapporto con Tavaroli? Tronchetti Provera riferisce di aver saputo, tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, «che c'era stata una richiesta di documenti allegati alla fatturazione di un fornitore, che credo fosse Cipriani (indagato anche lui nell'inchiesta condotta a Milano, ndr), e all'interno non figurava la documentazione. Feci rientrare dalla Romania Tavaroli. Nel corso di un incontro lui mostrò la massima calma, malgrado io non fossi per niente calmo. Tavaroli non fu in grado di giustificare una parte di questa documentazione. Lo chiamai insieme al dottor Buora e gli dissi 'il rapporto fiduciario è finito, lei copre un ruolo delicato all'interno dell'azienda, deve essere di esempio per il rispetto delle procedure. Non lo è perchè abbiamo trovato quello che non andava, deve essere di esempio per correttezza formale e sostanziale, non lo è perché ci sono fatture che non si capisce...'. Lui - dice ancora Tronchetti Provera - cercò di dire che era assolutamente trasparente, che non aveva rubato, che non c'era nulla di anomalo, che solo non si ricordava. Il rapporto si chiude qua, questa fu la fine del rapporto».
TIGER TEAM - A proposito della squadra di informatici che, secondo la ricostruzione della procura di Milano, lavorava all'interno di Telecom e che avrebbe attaccato, tra gli altri, Rcs, Vodafone e l'Autorità garante per le comunicazioni, Tronchetti afferma: «Era non solo cosa non nota, ma neanche immaginabile all'interno dell'azienda. Non c'era nessuna indicazione di questo genere - spiega l'ex presidente di Telecom - Torna quel ruolo che la security si era dato, per cui erano state diciamo assunte o integrate persone di varia natura e genere che svolgevano un mestiere che non era quello della security, di cui i vertici dell'azienda non avevano nessuna evidenza, ma anche dall'interno dell'azienda non arrivava nessun segnale che esistesse qualche cosa di questo genere che stesse operando in questo modo».
MOGGI - C'è anche un passaggio su Calciopoli. «Tavaroli - riferisce Tronchetti - non ha mai avuto nessuna indicazione, né da me né da Moratti penso, assolutamente, di occuparsi della società di Moggi. Ma neanche da Facchetti penso che abbia avuto indicazione» in tal senso. «Posso immaginare - dice l'ex presidente di Telecom - che sulla vicenda di quel giovane arbitro magari Facchetti, che aveva conosciuto per altri motivi, abbia fatto un cenno a Tavaroli e su questo come sempre la security si sia mossa di sua iniziativa facendo cose che non erano né richieste né soprattutto poi consegnate a nessuno, perché in tutte queste vicende il fatto chiaro e certo è che nessun foglio di carta, nessun rapporto, verbale o scritto, è stato fatto né a noi né all'Inter». «È chiaro - dice ancora Tronchetti Provera - che, come la questione di mio cognato e tutte le indagini su cose in cui il signor Tavaroli non doveva assolutamente coinvolgersi: ha un input dai Moratti sui calciatori, poi magari Facchetti lo chiama per dirgli 'ho questo problema del giovane arbitro', e lui attiva tutta una macchina spropositata che si muove in una maniera non assolutamente nell'interesse dell'azienda o richiesta dall'azienda. Si tratti di mio cognato piuttosto che si tratti di Oak Fund, mi sembra che il modo di muoversi sia sempre lo stesso: appena gli viene all'orecchio un tema, non gli viene dato un incarico, attiva tutta la sua rete. Rete che poi non produce mai niente».
23 luglio 2008
http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_23/tronchetti_tavaroli_telecom_6f7a6310-58ac-11dd-9878-00144f02aabc.shtml
Interessante il lapsus di Tronchetti che dice :" ha un input dai Moratti "
DAI Moratti, non DA Moratti.
"Rete che poi non produce mai niente".
Delle 2 l'una:
1) Tavaroli è un incapace (e perchè allora remunerarlo).
2) Il Tronchetto -birbantello- è anche un pò menzognero..
Comunicato Usigrai su intercettazioni
L'Usigrai ha chiesto ed ottenuto, sulla base delle norme contrattuali vigenti, la lettura di un comunicato, concordato con la FNSI, in tutte le principali edizioni di telegiornali e giornali radio, nonchè il suo inserimento in televideo. E' questa la prima iniziativa dei giornalisti del servizio pubblico sulla delicata questione delle intercettazioni telefoniche e del diritto di cronaca, che va contemperato con quello alla riservatezza, ma non può essere svilito. Cancellare di fatto la cronaca giudiziaria significa affievolire notevolmente la qualità della democrazia.
Questo è il testo integrale del comunicato in onda:
"Il nostro diritto di informare e' la vostra libertà di sapere. E’ la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe e dalle cliniche degli orrori, da imbrogli grandi e piccoli, dalla mala politica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi. Dovremmo tacere anche su “calciopoli”, in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l’informazione giudiziaria.
Per queste ragioni l’Usigrai sostiene la difesa del diritto di cronaca che la Federazione Nazionale della Stampa sta attuando con tutte le iniziative possibili.
Consideriamo il disegno di legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio. Le norme proposte affievoliscono il diritto – dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Facciamo sindacato insieme, diciamo “no” alla legge-bavaglio."
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=7148
Tronchetti scarica tutto su Tavaroli
"Il signor Tavaroli ha iniziato a dipendere direttamente dal dottor Buora; non è mai stato un mio riporto diretto”. Nel verbale di interrogatorio, reso lo scorso 27 giugno da Marco Tronchetti Provera al pm milanese Fabio Napoleone, ogni responsabilità sull’assunzione e sul controllo del lavoro di Giuliano Tavaroli (l’ex capo della security di Telecom) viene elegantemente scaricata sull’amministratore delegato di Telecom Carlo Buora.
Lui, Tronchetti, anche se c’era e non dormiva, poteva non sapere. Con la fine delle indagini preliminari dello scandalo dello spionaggio Telecom anche questo documento è diventato pubblico.
Provera cerca di accreditare sé stesso come estraneo alle operazioni di Tavaroli e racconta di averlo licenziato per ammanchi nelle fatturazioni. Ammette però di avere parlato con lui del "dossier D’Alema-Colaninno” e del fondo Oak, ma di non avervi dato peso. Definendo le informazioni peraltro molto precise di Tavaroli come “chiacchiere da bar di Roma”.
Nel verbale Provera fa riferimenti anche a Moggi e alle intercettazioni che diedero il via a calciopoli escludendo di avere ordinato lui a Tavaroli di “lavorarsi” Moggi.
Poi però fa un’affermazione sibillina sul defunto Giacinto Facchetti, difensore glorioso (e noto per essere stato il primo difensore italiano molto prolifico in fatto di gol, ndr) dell’Inter di Herrera e della nazionale di Valcareggi e in seguito dirigente dell’Inter, dicendo queste testuali parole: “... ha un input di Moratti sui calciatori, poi magari Facchetti lo chiama per dirgli 'ho questo problema del giovane arbitro', e lui attiva tutta una macchina spropositata che si muove in una maniera non assolutamente nell'interesse dell'azienda o richiesta dall'azienda”.
Provera quasi dipinge Tavaroli come una sorta di “importuno” che “si sedeva nella mia segreteria e poi entrava, stava pochissimi minuti dicendo: 'certi ambienti sono contro', insomma cose di questo genere...”.
Tronchetti asserisce di avergli sempre detto di “lasciar perdere” e di essersi particolarmente adirato con lui quando gli parlò delle amicizie del fratello di Afef Jnifen: “Fu una delle volte in cui lo mandai un po'... diciamo di non occuparsi di cose che non lo riguardavano, perché Sayf Gheddafi era amico da sempre del fratello di Afef, avevano studiato insieme a Vienna, il padre era stato ambasciatore in Libia e aveva mantenuto il mandato dal presidente tunisino di tenere rapporti con la Libia, quindi era normale che lui frequentasse Sayf Gheddafi...”.
Appare però difficile conciliare questa linea difensiva che dipinge Tavaroli come un millantatore, cui solo ogni tanto Tronchetti dedicava il suo tempo, con i compensi elargiti per anni da Telecom, roba da venti milioni di euro (e con il budget illimitato che lo stesso Tavaroli poteva vantare in azienda).
Vedremo se e come i giudici di Milano vorranno credere a Tronchetti Provera. Magari per disinnescare la bomba Telecom che rischia veramente di travolgere tutto e tutti.
http://www.loccidentale.it/articolo/tronchetti+scarica+tutto+su+tavaroli.0055139
Signori, scusate la roboanza del post, ma nessuno di Voi ha ancora formulato "la madre di tutte le domande":
Tavaroli di quale squadra di calcio è tifoso???
Luciano Moggi: Esiste una giustizia infallibile, quella divina
Roma, 23 lug (Velino) - “Non intendo scomodare concetti o idee più grandi e indubbiamente superiori a me, ma credo che alla fine esista sempre una giustizia infallibile che è quella divina. Dio non mente mai e alla fine ha ragione”. È quanto sostiene Luciano Moggi, ex dg della Juventus. Con lui Bruno Volpe parla del caso Telecom. “Allora Moggi, chi di intercettazione ferisce, di intercettazioni perisce…”. “È la giustizia divina, Dio mi perdoni per questo accostamento. Dio è una cosa troppo seria per accostarlo a certe bassezze, però non sbaglia mai”. Lei è stato al centro e in un certo senso anche vittima delle intercettazioni telefoniche... “Faccia un po’ lei. Mi sembra che abbiano rivoltato la mia vita come un calzino. In tutti i modi io queste cose le avevo dette tre anni fa, ma mi davano del visionario. Le avevo anticipate”. Possiamo dar atto che è vero. Ma che idea si è fatto della grana Telecom? “Intanto ritengo assurdo, senza con questo voler mancare di rispetto ai Magistrati, che dalla inchiesta sia stata stralciata la posizione di Tronchetti Provera e di un’altra persona. In fondo rappresentavano legalmente la Telecom”. Dunque lei ritiene che anche Tronchetti Provera dovesse entrare nel processo?. “Sì a ogni modo vedremo quel che accadrà, piuttosto vorrei soffermarmi su un altro aspetto”. Avanti... “Tre anni fa io dicevo le stesse e medesime cose. Ma ritenevo che gli episodi di controllo, di intercettazione fossero solo una combinazione, che favorì l’Inter ai danni della Juventus o di altre squadre. Sportivamente è andata così, ma esiste dell’altro che mi sembra molto, ma molto peggio ed anche imbarazzante”.
Vale a dire? “Se quel che si riporta risponde al vero, esisteva una rete di investigazione e intercettazione diffusa, insomma tantissimi erano sotto controllo e vigilati nella loro vita privata. Insomma, un grande orecchio che ascoltava i fatti di tutti, anche quelli più delicati, personali e persino, penso, fatti di rilevanza politica, non solo spionaggio industriale”. Forse tali da mettere in pericolo la sicurezza dello Stato... “Questo lo dice lei, ma penso sia esatto. Insomma, mi preoccupa da cittadino italiano e non come Luciano Moggi che molte, tante utenze fosse sotto controllo. Non solo per la difesa della privacy che pur è inviolabile, ma anche per motivi di sicurezza e di certezza politica. Lo ribadisco, io il grido di allarme lo avevo lanciato tre anni or sono. Vede, Dio non sbaglia mai”. Sul giornale Il Sole 24 Ore Antonio Matarrese, che potrebbe sbarcare alla presidenza della Federcalcio, ha parlato bene di lei, che conclusioni ne trae? “Mi fa piacere. Meglio tardi che mai. Significa che Matarrese è una persona intelligente, e sia pur con ritardo ha compreso come stanno veramente le cose. Apprezzo il suo tardivo ripensamento, ma cambiare idea e ravvedersi fa parte delle persone sagge”.
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=602683
MTP: "dissi a Tavaroli che c'era questo problema all'inter, se poteva fare una chiacchierata con Facchetti"
che è innocente quanto un mafioso che dice "tizio non c'ha i soldi? Poverino... Vagli a ristrutturare il negozio gratis"
Che verbali di m**da. A mr. evidentementeeeeee (che può fare a gara con mr. in praticaaaaaa) gli han rotto le palle col Brasile quando era palese che non avrebbe detto nulla a riguardo, su altre cose prende pure palesemente per i fondelli i PM. Con Tronchetti lasciamo perdere.
L'orario è quel che è e la lettura è stata rapida, ma ho avuto l'impressione che buora abbia detto di non essersi mai trovato nella stessa stanza con tronchetti e tavaroli (se non rarissimamente, dipo 1-2 volte). A sentire Tronchetti invece questi incontri non erano rari. In più a volte parla di aver letto delle cose consegnategli da Tavaroli... Così come Buora parla di un report che doveva provenire da "amici del Ministero"... ma i PM hanno bellamente sorvolato
DA REPUBBLICA DI OGGI
Quella calunnia
"timbrata" dal Senato
di GIUSEPPE D'AVANZO
L'ESPERIENZA di quanto potesse essere maligna e minacciosa la macchina di dossieraggio e disinformazione, organizzata in Telecom, l'ha avuta anche chi scrive. Piccola e marginale storiellina, ma utile - forse - a comprendere quali siano state le pratiche di quella "piattaforma di spionaggio", quanto concreta sia stata la convinzione di Giuliano Tavaroli che "se non hai segreti da far valere contro i tuoi nemici, non è un problema: li costruisci". Utile a capire secondo quali canali, anche inconsapevoli, si muovessero poi i veleni distillati da quell'alambicco
Intercettazioni Telecom Italia: lista persone spiate illecitamente. Si pensa a stadio per processo
Tavaroli e alcuni funzionari di Telecom Italia che facevano parte di una vera e propria struttura parallela all'interno di Telecom Italia per intercettare e spiare aziende e persone illegalmente sono stati rinviati a giudizio dai magistrati e andranno a processo.
Processo che avrà così tante parti coinvolte e interessate sotto vari profili che i magistrati stanno pensando di celebrarlo su più settimane addirittura in uno stadio o palazzetto sportivo.
La lista delle persone intercettate illegamente è davvero lunga: i concorrenti come Fastweb, Vodafone, H3G,i sincadi e responsabili di diverse associazioni consumatori, alti dirigenti di aziende come quelle di Enel ed Eni, imprenditori come Gavio, giornalisti e responsabili di primissimo piano a livello editoriale Vieri e Pairetto senza dimenticare.
Alcune di questi dossier venivano inviati illegalmente ai servizi segreti italiani o a persone ad essi collegati o altre volte venivano utilizzata per fini aziendali.
Telecom Italia e Pirelli in quel periodo proprietari di Telecom Italia saranno presenti al processo anche come parti lese.
E lo stesso Ad Tronchetti Provera non è stato rimandato a giudizio dai magistrati, convinti dopo l'indagine, che l'ammnistratore di Telecom Italia non sapesse nulla di quanto avvenisse.
Finito il processo ci sarà il grave problema di come distruggere le migliaia di intercettazioni....
Autore: Marianna Quatraro
http://www.webmasterpoint.org/news/intercettazioni-telecom-italia-lista-persone-spiate-illecitamente-si-pensa-a-stadio-per-processo_p32347.html
...al Meazza ci staranno?...
...xkè sarebbe perfetto...
leggete questo
http://www.difesa.it/Sala+Stampa/Rassegna+stampa+On-Line/PdfNavigator.htm?DateFrom=26-07-2008&pdfIndex=75
lo trovo interessante
http://it.youtube.com/watch?v=L3Qz-xWOu-k
Le ultime rivelazioni di Tavaroli e le ‘carte nuove’ del Dossier Telecom - Palazzi si attiverà o sonnecchierà?
di Luciano Moggi
Le ultime dichiarazioni di Tavaroli su Telecom e dintorni dovrebbero aver fatto fischiare le orecchie al superprocuratore Palazzi. Però i fischi Palazzi deve averli sentiti sonoramente dopo che Fulvio Bianchi, nella sua rubrica “Spy Calcio” in Repubblica.it, è andato diritto al nocciolo del problema, esprimendo la convinzione che il superprocuratore tornerà ad occuparsi dell’inchiesta sportiva sul dossier Telecom dopo che la chiusura delle indagini della magistratura di Milano ha fatto uscire “carte nuove”. Palazzi, in sostanza, dovrebbe riprendere, ovvero dovrebbe sentire il dovere di riprendere l’inchiesta sportiva a suo tempo chiusa, facendo un percorso simile a quello che ha fatto dopo la conclusione dell’inchiesta di Napoli, aprendo il fronte di “Calciopoli 2”. Vedremo cosa accadrà, ma al momento va registrato (e rimarcato) quello che scrive Fulvio Bianchi, con una chiarezza che mi pare solare: “Sono uscite carte nuove, si parla di intercettazioni anche nei confronti dell’ex arbitro Massimo De Santis e dell’ex numero uno della Figc, Franco Carraro. Nulla si sa sul contenuto di quelle intercettazioni ma intanto è apparso tempo fa un dossier, chiamato “ladroni”, dove la vita (privata) di De Santis era stata messa sotto indagine. Un lavoro (proibito) con visure catastali, foto. Gli spioni di Tavaroli erano andati anche a vedere negli alberghi dove De Santis soggiornava prima delle partite. Non avevano scoperto nulla: ma perché e per conto di chi lo avevano fatto? L’ex arbitro, con il suo avvocato, Silvia Morescanti, aveva chiesto le carte ai pm di Milano, in attesa di costituirsi parte offesa e di chiedere i danni (milioni di euro, ovviamente). Ora chiederanno anche le intercettazioni. Una brutta storia, ha detto la Morescanti”. E a questo punto Bianchi si chiede che farà Palazzi: “Ha già centinaia di fascicoli aperti, oltre 600: un lavoro immane. Vorrà rimettere ordine anche su questa storia? Vorrà vederci chiaro? In passato, chissà perché, era stato così veloce”. L’interrogativo usato dal cronista sembra sottintendere una buona carica di pessimismo sulle prossime mosse del superprocuratore, e quel “chissà perché” lo raccomando a chi è sempre voglioso di misteri. Ma Fulvio Bianchi è andato oltre ed un altro passo merita di essere riportato, laddove parlando di “Calciopoli 2” ricorda i patteggiamenti fatti con la Juve, e con Paparesta padre e Paparesta figlio, sottolineando che “le carte di quei patteggiamenti non si sono mai viste, le ha chieste l’avvocato dell’ex arbitro Bertini ma non gliele hanno date con la ridicola motivazione che “non erano rilevanti ai fini del decidere”. Per Bianchi, “qualcosa non torna”. “Il processo Sim si è tenuto a porte chiuse, sentenza solo la prossima settimana. Sentenza delicata che porterà ad altri processi (sino al Tar). Pare che qualche avvocato dopo aver abbandonato l’aula abbia intenzione di fare un esposto alla Corte di giustizia della Figc e addirittura alla Procura della Repubblica”. Tutte queste opinioni di Bianchi avrei potute tirarle fuori io per primo, ma nel caso mi ci appoggio, perché provenienti da una terza parte assumono di sicuro maggiore rilevanza. Nel frattempo sono state rese note le deposizioni fatte ai magistrati da Tronchetti Provera e da Massimo Moratti, deposizioni naturalmente autoassolutorie. “Tavaroli - afferma Tronchetti Provera - non ha mai avuto nessuna indicazione, né da me, né da Moratti penso, assolutamente, di occuparsi della società di Moggi, ma neanche da Facchetti penso che abbia avuto indicazione di occuparsi della società di Moggi”. Detto che la società non espressamente indicata era la Juve, ma forse non ce n’era bisogno, segnalo ai lettori quel “penso” molto ripetuto che dalle mie parti indica una incertezza solo presunta. Rendo atto a “Repubblica” di aver scoperchiato con le dichiarazioni di Tavaroli un vaso assai più colmo di quanto qualche ingenuo (?) poteva pensare e di aver smantellato la convinzione, alimentata da qualche parte interessata, che l’affaire Telecom fosse solo “un budino malfatto dove all’opera era solo una combriccola di tre persone che voleva lucrare un po’ di denaro per far bella vita e che avrebbe abusato dell’ ingenuità di Tronchetti Provera e Carlo Buora”, il quale ultimo era amministratore delegato di Telecom ed aveva cariche di peso anche all’interno del cda dell’Inter, cioè sapeva tutto di quanto accadeva da una parte e anche dall’altra. Ora abbiamo conferma che lo scandalo Telecom è di proporzioni enormi, e in esso ha il suo cantuccio importante il versante calcistico e segnatamente il filone interista. Nelle sue dichiarazioni Tavaroli illustra il suo stretto, diretto e duraturo contatto con i vertici di Telecom, vale a dire con Tronchetti Provera e Buora, e dunque nessuno dei due, e tantomeno il primo, può dire che nulla sapeva di quello che Tavaroli faceva, che era poi quello che gli veniva ordinato, a cominciare dalle informazioni e dai dossier, anche in ambito calcistico, che Tavaroli chiedeva ad Emanuele Cipriani, che è quel Cipriani titolare della Polis d’Istinto, cui furono commissionate le indagini, ad esempio, a carico di Vieri, ma anche a riguardo della Gea, della Juve, del sottoscritto, di Mutu. E a cosa potevano servire quelle indagini se non all’Inter, che infatti le pagò, anche se il patròn nerazzurro messo alle strette ammise solo quelle per Vieri? Questi nomi appaiono nelle carte della Procura di Milano, ora a disposizione di tutti i 34 indagati della vicenda Telecom. Nell’elenco di esponenti del calcio finiti nel mirino della Security Telecom c’erano il sottoscritto e tanti altri, perché “per sapere se i trofei bianconeri erano stati vinti all’insegna della trasparenza” (e che titolo aveva Tavaroli, o per esso i suoi committenti, per fare quest’indagine?), il capo della Security Telecom mise sotto controllo persino il cellulare dell’allora presidente della Figc Carraro, quelli della Gea, degli arbitri Salvatore Racalbuto e Massimo De Santis. “Evidente il nesso - a giudizio anche di Repubblica - tra queste operazioni e il rapporto tra Marco Tronchetti Provera e l’Inter dell’amico Massimo Moratti. Tavaroli, per capire il motivo di tanti insuccessi inanellati dalla presidenza morattiana, si sarebbe mosso ovviamente con i suoi strumenti”. A questo punto non c’è chi non veda che a tutti potevano essere affidate le intercettazioni per Calciopoli, meno che alla Telecom che, com’è noto, in migliaia di telefonate non ne trovò una, che sia una, in cui comparisse l’Inter, qualcuno dei suoi dirigenti, o dei suoi calciatori. Eppure fermissima fu la dichiarazione del designatore Bergamo che testimoniò che lui veniva chiamato a telefono da tutti e che tutti egli riceveva, anche quelli dell’Inter. Quando io sottolineai questa discrepanza, che per essere verosimile sarebbe dovuta essere molto più che miracolosa, mi si obiettò da parte di un foglio rosa che il club cui erano indirizzate le mie osservazioni era adamantino, al di sopra di ogni sospetto, e fu, anzi, da quel momento che per l’Inter venne coniata l’etichetta di “banda degli onesti”. Questa è storia nota, ma non è mai tardi e inutile rimarcarla, perché la memoria non è un esercizio molto seguito nel calcio, quando scientificamente la si vuole trascurare. E per dare una rinfrescata all’argomento posso ricordare un’altra testimonianza di Tavaroli che risale all’11 ottobre di due anni fa ma che in tema mi sembra assai pregnante. Nell’interrogatorio reso ai magistrati Tavaroli riferì che “i dirigenti dell’Inter” gli chiesero di fare indagini sull’arbitro De Santis e, a richiesta di maggiori dettagli, precisò di aver parlato con l’allora presidente Giacinto Facchetti e che a passare la cornetta era stato il patron Massimo Moratti in persona. In un intervista all’Espresso Moratti sostenne di non aver mai incontrato Tavaroli e di non essere stato a conoscenza del “dossier De Santis”. Al “Corriere della sera magazine” aveva invece detto il contrario. Così va il mondo, ma dubito che ci possa essere ancora qualcuno disposto a credere all’estraneità dell’Inter negli affari della premiata ditta Telecom e della sua Security Service.
http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=8735
Per chi mastica un pò di inglese:
http://www.youtube.com/watch?v=--yknbGS_qY
http://it.youtube.com/watch?v=uh7UP87_UEg
Scusate se sono già stati postati.
Luciano Moggi per Petrus
In un mio recente articolo su ’Petrus’, il quotidiano on-line sul Pontificato di Papa Benedetto XVI (irresponsabilmente definito dal suo ex collaboratore Bruno Volpe, mandato via per scarso rendimento, come “quotidiano cattocomunista”), ho illustrato e commentato il punto di vista di un giornalista di ‘Repubblica’, Fulvio Bianchi, a proposito delle ultime rivelazioni di Tavaroli e delle “responsabilità” di Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora nella vicenda delle intercettazioni e dei dossier Telecom.
Mi ero limitato a riportare i fatti e gli interrogativi che il noto giornalista, titolare della seguitissima rubrica “Spy Calcio” sul sito di “Repubblica”, aveva proposto all’opinione pubblica con la logica dei ragionamenti di tutte le persone che non hanno ancora portato il cervello all’ammasso e che non hanno gli occhi e le orecchie foderate di prosciutto.
Chiudevo quel mio intervento con questa affermazione: “Dubito che ci possa essere ancora qualcuno disposto a credere all’estraneità dell’Inter negli affari della premiata ditta Telecom e della sua Security Service”. Devo ammettere che mi sono sbagliato: esiste qualcuno che crede alle favole di Tronchetti Provera e Buora, e questo qualcuno si chiama don Antonio Mazzi (intervistato - che combinazione! - su un anonimo sito Internet dal Volpe di cui sopra).
Guarda caso, ho qui davanti a me un libro di don Mazzi intitolato “Nel paese dei balocchi”, edito da Piemme nel 1994. Un libro che faceva seguito a “Pinocchio e i suoi fratelli”, del 1993, sempre edito da Piemme. Non ci sono dubbi, dunque: quel prete ha una notevole esperienza in fatto di favole e si può considerare senza dubbio uno dei massimi esperti di Pinocchio. Al punto che temo si sia immedesimato in quella parte ormai da molti anni.
Esempi in merito ce ne sono molti. Il più sintomatico e vergognoso è quello accaduto quando il povero Don Pierino Gelmini si trovò nell’occhio del ciclone per una serie di accuse infamanti e su cui la Magistratura ancora sta indagando. Io, che credo che ogni persona sia innocente fino a che non sia stato dimostrato il contrario, rimasi piuttosto sconcertato quando lessi sul ‘Corriere della Sera’ che Don Mazzi era stato il primo a “scaricare” pubblicamente don Gelmini, addirittura correndo da un magistrato per farsi interrogare e accusarlo.
A poco servì una imbarazzata e reticente letterina-dietrofront (secondo lo stile-Pinocchio) inviata al ‘Corriere’ il giorno dopo; una lettera in cui don Mazzi non smentiva nulla. E confermava indirettamente il suo stile: picchiare duro contro chi è in difficoltà, bastonarlo, infierire, sputargli addosso, trattarlo come un lebbroso che va evitato e additato a tutti come essere insulso e schifoso. Mi pare esista un chiaro e aperto “conflitto di interessi”, chiamiamolo così, tra quelli che dovrebbero essere i valori, la missione, il credo, i principi di un sacerdote, e i suoi comportamenti nella vita reale.
Non voglio fare prediche a nessuno e mi meraviglio che costui non abbia ancora fatto una seria riflessione su quello che dice e sul cattivo esempio che dà. Ricordo solo che le autorità ecclesiastiche, di fronte alle sue comparsate televisive accanto a Mara Venier, Giampiero Galeazzi e al famoso suo “compare”, tale Zechila, detto “er mutanda”, dovettero intervenire pesantemente vietando che i sacerdoti comparissero in trasmissioni televisive di intrattenimento al fine di non trasformarsi, o essere trasformati, in “pagliacci”, con grave nocumento per la religione cattolica e l’immagine di chi esercita il sacro ministero.
Le autorità non fecero nomi ma la coincidenza non era stata casuale. E così, per colpa delle comparsate di Mazzi (da non confondere col direttore artistico del Festival di Sanremo…), altri sacerdoti perbene furono costretti a rinunciare agli spazi televisivi attraverso i quali era possibile far arrivare al grosso pubblico messaggi certo ben più edificanti di quelli mostrati da Mazzi accanto al “mutanda”.
Dopo la crisi di astinenza provocata in lui dall’assenza da video, il Mazzi ha subito optato per due strade: una rubrica su una tv privata, e posizioni controcorrente per avere inviti da Bruno Vespa (come quella sera che andò a sbraitare che un’assassina della propria madre e del proprio fratellino con 52 coltellate a testa non doveva restare in carcere ma doveva essere inviata nella sua comunità…).
Ma torniamo all’invito che questo Mazzi mi fa: “Entrare in un convento di clausura e non uscirne più, solo così ci possiamo liberare dalle sue stramberie”. Sarebbe stato molto più opportuno che questo invito lo avesse rivolto al suo intervistatore, tale VOLPE, con cui ‘Petrus’ ha interrotto ogni tipo di collaborazione appunto per le sue stramberie. Comunque, anche questa frase dimostra lo scarso rispetto che Mazzi ha nei confronti di chi entra in un convento di clausura: per lui non si tratta di vocazione, scelta personale, e comunque di una decisione da rispettare. Per lui si tratta di un modo per sbarazzarsi di quelli scomodi.
Anzi, ha offeso non tanto me, quanto tutti coloro che nel corso degli anni sono entrati in un convento di clausura, uomini e donne, dicendo che con quella loro scelta ci siamo liberati delle loro “stramberie”. Questo Mazzi è diventato anche un “giurista” ed ha affermato che “la Procura Federale del Calcio agì bene” perché “al telefono non parlava Moratti”. Che cosa non si fa per due biglietti gratis in tribuna VIP al Meazza! E così, la banda degli onesti oltre al Sarto (a proposito, che fine ha fatto? Cuce ancora per Appiano Gentile?) ha anche il Cappellano. Che invece di rispettare le indicazioni del Signore (“non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, ma la trave dell’occhio tuo”), auspica che io “mi ritiri a vita privata”.
E aggiunge: “Magari lo attendo con piacere nella mia comunità di recupero”. Ma recupero da che cosa? Da chi? E che cosa spera il presunto “recuperatore”? Che, grazie alla mia notorietà, lo invitino a “Porta a Porta” a spiegare come ha fatto a convincere Luciano Moggi a entrare nella sua comunità? Oppure gli interessano i soldi della retta e delle convenzioni con gli Enti Locali perché, si sa, paziente più paziente meno, tutto fa brodo, e il numero dei “recuperandi” serve solo a rimpinguare i conti correnti? E poi costui si decida: vuole che vada in convento o preferisce la sua comunità? Non posso certo sdoppiarmi…
Lo invito a non pregare per me. C’è tanta gente perbene che lo fa, gente che dà esempio quotidiano di carità cristiana con i pensieri, le parole, ma soprattutto con le opere e l’esempio. E non usa il Santo Rosario per far guarire i calciatori della propria squadra dagli infortuni, ma per cose ben più serie. Io posso solo dire, tanto per restare in tema e senza avere intenzione di sembrare blasfemo: Dio, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.
http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews
Ottimo pezzo di Lucianone.
Tavaroli ospite a LA7 in questo momento... se interessa!
giusto
c'è un servilismo non indifferente in studio
Non è che Bernabè si è messo al 100% contro Tronchetti per restare a galla? Prima quelle parole in pubblico, ora quest'invitare Tavaroli e 2 sodali sulla sua tv
seguendo la trasmissione capisco che si arriva fino all'ostacolo ma non si vuole scavalcarlo,mi sembrano tutte cose gia sentite o lette
eh già... il mio discorso di prima fila, hanno dato na frecciatina pure a Benetton.. che aveva tentato di mettere i bastoni tra le ruote al Bebè e che è ancora azionista Telecom ![]()
che sono ste scorciatoie interiste? Guardadevi tutta la puntata
http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=infedele
![]()
p.s.: non si è parlato di Juve
nei primi minuti c'è il pienone di lapsus, erano emozionati
Gad Lerner Collaboratore di Telekom da molti anni...??????
mancano molti pezzi,ci sono tagli a Josa
Gad Lerner é un B*S*A*D*,ogni qual volta si pongono domandi cruciali,lui non fa rispondere e riformula la domanda o la cambia del tutto........GAD ...IN BOCCA AL LUTTO
e la telefonata in diretta di iannone?
Grazie
Entri pure nel merito Tavaroli, o eviti di scrivere cose non vere e
smentite da documenti, molti, ad esempio sulla vicenda Brasile.
Questo e', comunque.
Il resto e' aria fritta.
Spioni telegenici 17/09/2008
http://www.davidegiacalone.it/index.php/giustizia/spioni_telegenici
La giustizia del mercato (negli Usa) stabilisce il fallimento per la Lehman mal condotta, il mercato della giustizia (in Italia) lascia fallire ogni possibilità di sapere cosa successe in Telecom Italia. Perché tanta gente fu spiata? Perché in questa faccenda c’è da contabilizzare anche un morto?
Da una parte si fa pulizia,con inevitabile dolore, dall’altra si rimpiatta la sporcizia, con soave menefreghismo. Quando ci sentiamo dire che il mercato italiano non è affidabile, si rammentino queste cose.
Si aprono le inchieste giudiziarie presentando gli indagati come sicuri colpevoli, poi emergono le probabili responsabilità, infine tutti restano presunti innocenti. Sæcula sæculorum. Il clamore giudiziario crea dei personaggi, e da quel momento comincia la pubblica rappresentazione della disinvoltura impunita, quando non ricattatoria. L’innocente vero attraversa l’inferno, il colpevole vive il suo nirvana. Sono le regole di un Paese surreale, quello in cui la televisione posseduta da Telecom Italia, La7, trasmette le interviste a Tavaroli, a suo tempo pagato dalla stessa Telecom, restando da stabilirsi se fece mai lo spione e, ove lo sia stato, lo abbia fatto per missione aziendale, richiesta del padrone o perversione personale. Tavaroli, del resto, presentava un proprio libro, “Spie”, come a dire che se ne intende e ne ha da raccontare (l’ho letto, ed è interessante per la prima parte, in cui parla del lavoro da carabiniere, per il resto, e per quel che conta, è a dir poco evasivo, quasi d’evasione).
Ad intervistarlo c’è un giornalista, Lerner, che quando ricevette dei documenti sull’intrigo brasiliano non li pubblicò e non li portò in procura, ma li recapitò precipitoso a Tronchetti Provera, l’interessato, presidente dell’azienda pagante. Ora ci tiene, Lerner, a sottolineare che si tratta di fatti passati, giacché l’attuale amministrazione è sicuramente per bene. Speriamo non porti sfortuna. Gli altri dibattono, senza che s’intraveda il dibattimento, il processo. Gli intrallazzi piacciono sospesi, in Italia, aperti ed interpretabili. Che ci siano verità giudiziarie disturba, che si accertino tutte le responsabilità è ritenuto grottesco. Vince il furbo, il riciclato, il voltagabbana profittatore. Il peggio è che la marmellata immorale ottunde e da' assuefazione.
IL “NON DETTO” DEL CASO TELECOM
di Dimitri Buffa
Chi lunedì sera avesse assistito alla puntata de “L’infedele” condotta da Gad Lerner, con ospite d’onore Giuliano Tavaroli, il noto capo della security della Telecom all’epoca di Marco Tronchetti Provera, convocato per presentare e fare pubblicità al proprio libro “Spie” piuttosto che per vuotare il sacco, avrà sicuramente provato un senso di fastidio quasi insopportabile per il “non detto” della situazione.
Una sorta di parlare di corda, però prudentemente, a casa dell“impiccato. Invece che dell’ “Infedele”. Anche gli ospiti in studio, come la parte lesa Massimo Mucchetti, giornalista del “Corriere”, spiato da Tavaroli per conto dell’azienda Telecom (ma non di Provera come pretende astrusamente il giudice che fra poco celebrerà l’udienza gip), benchè faticassero vistosamente a contenere la propria ira per le smargiassate dello stesso Tavaroli, che poco è mancato che chiedesse di essere nominato a Cavaliere del Lavoro da Napolitano, non hanno osato rompere la consegna del silenzio molto politically correct a proposito dell’altro mattatore della scena: e cioè Gad Lerner. A proposito del ruolo del quale dentro alla “Telecom Tronchettiana”, sembrava quasi che nessuno ricordasse più una tragicomica intervista pubblicata il 4 ottobre 2007, era una domenica, alle pagine 22 e 23 di “Repubblica” allo spione, sempre per conto Telecom, Marco Bernardini, uno dei grandi collaboratori di Tavaroli. Un’intervista in cui veniva ricordata la deontologia professionale dello stesso Lerner.
La storia tra gli addetti ai lavori è nota, anzi famigerata: una ancora anonima collaboratrice di “Panorama” ingenuamente si era a suo tempo rivolta a Lerner, secondo il racconto dal quotidiano di Ezio Mauro, per proporgli uno scoop. La ragazza aveva beccato un cd pieno di informazioni importanti sull’operazione Brazil Telecom e ingenuamente le aveva portate a Lerner per farsi forse aiutare a pubblicare la cosa. Mal gliene incolse: almeno per come la raccontava lo spione Telecom alla “Repubblica” di domenica 4 febbraio 2007, Lerner infatti si sarebbe limitato ad avvertire il suo datore di lavoro Tronchetti Provera della cosa. Consegnadogli copia di quel cd. Insomma Lerner non si era comportato molto differentemente da Tavaroli in quell’occasione. Come se anche lui, giornalista pagato all’epoca un paio di miliardi di vecchie lire l’anno, lavorasse per la “security” dell’azienda. Invece che per la televisione.
Nessuno lunedì sera ha avuto il coraggio o la prontezza di rievocare questo episodio quando il duo Lerner - Tavaroli ha cominciato a pontificare in maniera insopportabile di problemi della sicurezza nelle aziende, e di interesse nazionale alla security della Telecom, cercando quasi di fare dimenticare cosa in realta fosse stata la struttura di Tavaroli pagata da Tronchetti.
Ogni domanda appena cattiva veniva dribblata da Tavaroli con la risposta “ne parleremo al processo”. Che però non è neanche sicuro che si faccia, visto che Tavaroli, secondo Mucchetti, patteggerà a giorni davanti al gip una condanna non enorme per evitare di mettere in piazza le magagne di Telecom, di Tronchetti e, perché no?, anche di Lerner. Il clima della trasmissione, trasformatasi in una presentazione di un libro come se Tavaroli fosse un qualunque scrittore di gialli o di spy stories, è stato quindi surreale. E su “la Sette” è andato in onda un pessimo esempio di disinformazione, anzi di mistificazione giornalistica. Qualcosa che anche l’Ordine nazionale dei giornalisti dovrebbe visionare, e magari sanzionare, qualora possedesse il coraggio per farlo.
(FONTE: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=195&id_art=7379&aa=2008)
Giovedì 02 Ottobre 2008
Intercettati e suggestionati
Scritto da Davide Giacalone
giovedì 02 ottobre 2008
...Un meraviglioso “codice Breton” ha soppiantato le leggi italiane. E’ il maestro del surrealismo post-dadaista a guidare l’agire dei magistrati. Non intendo tornare sulla vicenda degli spioni Telecom, perché si tratta di roba vecchia e che non troverà giustizia. I giochi si sono chiusi con la fine dell’inchiesta e l’uscita di Tronchetti Provera.
Il lato divertente (il resto rimane tristemente drammatico) è che la giustizia surreale s’adopera a cancellare anche i fatti. Le intercettazioni, pertanto, furono “solo una suggestione”, collettiva.
Il contenuto del mio computer, le mail che spedivo, financo le fotografie che usavo come sfondo, sono finiti nei dossier di quelli che accumulavano ed inventavano notizie, pagati dalla Telecom. Il materiale è stato asportato utilizzando la connessione internet. Mi hanno ciucciato via tutto, insomma, via telefono. Intercettando le mie comunicazioni.
Non me la presi e non me la prendo, in fondo fa piacere avere dei lettori, ma se mi vengono a dire che, invece, non è mai successo, e che se credo di ricordarlo è solo perché sono suggestionato, li invito a consultare uno psichiatra, prima che ci spediscano me. I fatti sono lì, fermo restando che nulla sappiamo (e lo scrivevamo anche durante la furia accusatoria) sulle responsabilità penali, che sono personali e tocca alla magistratura accertarle. E qui entra in scena il “codice Breton”.
Il processo agli imputati non si è fatto, e non si farà. Sono passati anni, ma siamo ancora esattamente al punto in cui eravamo quando ce ne occupammo. E dato che, come sostiene adesso un procuratore milanese, la notizia dello spionaggio “non è sorretta da atti giudiziari”, ne deriva che fu una suggestione. E chi li deve produrre, gli atti giudiziari, io? Anche questa milanese, non è mica una sentenza, mica un atto giudiziario che abbia a che vedere con la verità processuale, bensì l’ennesima rinuncia al processo.
Il miracolo riproduttivo s’è compiuto: la non giustizia genera e giustifica se stessa, la moltiplicazione d’imputati impuniti s’è realizzata, la trasformazione del reato in suggestione ha preso forma. Orate frates.
E’ andata esattamente come prevedemmo: ci siamo spiati, intercettati e pedinati da soli. Inguaribili esibizionisti. O poveri scemi che credevano esistesse la giustizia.
www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
http://www.legnostorto.com/index.php?optio...75&Itemid=9
Tronchetti come la Juve
Domani sarà ospite a "Che tempo che fa", il tronchetto.
E' possibile porre delle domande qui: http://www.chetempochefa.rai.it/TE_ospiteform
non le leggeranno.. ma giusto per rompere le palline
http://www.youtube.com/watch?v=drZ-ZagyEXo
ricordo che c'è il tronchetto su rai3
evidenzierei anche quel: "adesso non lo so' (se l'attuale management intercetta)"
che belle facce lui e Fazio
per chi non l'ha visto:
http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/1,10916,1092396,00.html
Lui garantisce che con lui le cose andavano in un certo modo, ORA non lo sa
"sono serenissimo perchè le intercettazioni non c'erano...non so se ci sono adesso" è la frase precisa.
e, se non erro, a parlare di "suggestioni" è stato un certo Ostellino...
No processo, no parti 26/04/2009
Si fa finta di credere che il processo agli spioni di Telecom Italia salterà a causa di una recente sentenza costituzionale. Non è così. Quel processo è da tempo attraccato al più nebbioso dei porti, ricoperto da montagne di sabbia. La verità processuale non si conoscerà mai, così la faccenda entrerà a far parte dei
“misteri” italiani, la più parte dei quali è solo delinquenza impunita.
Avverto il lettore che mi sono costituito parte civile, come Fausto Carioti, perché spiato, dossierato e danneggiato dai reati commessi. Avverto per onestà e trasparenza, tanto, appunto, è in gran parte una commedia. Non inattesa, perché quando, nel novembre del 2006, il governo Prodi decretò, con il plauso dell’allora opposizione, che tutti i dossier illegalmente realizzati dovevano essere distrutti, noi, subito, osservammo: e su che lo facciamo, il processo? Ora sono i giudici costituzionali (che per decidere ci hanno messo un paio d’anni) ad avere confermato che sì, tutto deve essere distrutto, ma dopo che le carte saranno state esaminate con le modalità dell’incidente probatorio. Fuori dai tecnicismi, significa che ogni foglio deve essere discusso in udienza, alla presenza delle parti. 32 imputati, 64 difensori, 20 mila file, qualche centinaio d’avvocati di parte civile, i periti. Il tutto in segreto, di Pulcinella. Quando avranno finito, se saremo ancora vivi, i reati saranno in prescrizione. Questo è il buco nero, la domanda è: come ci siamo finiti?
Nel corso delle indagini, due volte, il giudice indicò alla procura una mancanza: vi siete dimenticati d’indicare chi è il mandante ed il beneficiario di quest’orgia spionistica. Dopo anni la risposta è: non si sa, forse neanche c’è e questi signori agivano per personale perversione. Vero è che il loro capo ha più volte dichiarato di avere agito per conto del proprietario, in persona e società, e vero è che gli avvocati di Telecom, oggi, sostengono che, semmai, l’interesse era della citata proprietà e non della ditta che pagava, ma le carte processuali non dicono nulla. Quindi, il processo che non si farà riguarda i 32 e le loro responsabilità personali, restando il resto nebbiosamente insabbiato. No processo, no parti (civili). Si esce dalla cronaca, giudiziaria, e si accede alla leggenda. Il resto è roba per azzeccagarbugli.
http://www.davidegiacalone.it/index.php/giustizia/no_processo_no_parti
(Febbraio/2009) - Pirelli al verde!
L'11 febbraio 2009 è stato finalmente presentato da Marco Tronchetti Provera il nuovo Piano Industriale per il triennio 2009/10/11 del gruppo Pirelli.
L'evento era ormai atteso da molti mesi dalla comunità finanziaria, ovvero, fin dall'aprile 2008 quando Carlo Puri Negri Amministratore Delegato della controllata Pirelli RE, aveva annunciato durante l'annuale assemblea dei soci che era ancora prematuro esprimere una linea strategica: "stiamo lavorando al piano industriale e lo presenteremo nella seconda parte dell'anno quando si capirà qualcosa di più sull'attuale crisi finanziaria".
Le aspettative erano, fin da allora, molto alte anche perchè lo stesso Tronchetti aveva dichiarato che la scelta era legata al fatto che "le banche centrali e il fondo monetario internazionale non sapevano dire quanto sarebbe durata la crisi".
Se è vero che, sempre secondo Puri Negri, le linee guida che si sarebbero potute tracciare in primavera non sarebbero state "credibili" quelle, invece, annunciate ieri non hanno avuto sorte migliore. La delusione della platea ad udiendum è stata molta per un piano industriale "verde" il cui obiettivo è naturalmente migliorare la redditività e generare cassa, ma che si concretizza - per quanto riguarda la parte industriale - principalmente sul taglio dei costi fissi e una nuova struttura organizzativa territoriale Estero (Germania/ Polonia) e Italia che si concentri più che sul trading, che ha subito una forte frenata, sulla gestione "green" del patrimonio immobiliare.
Per quanto riguarda la strategia del contenimento dei costi sono previsti nel 2009 ulteriori tagli al personale (riorganizzazione che è già iniziata nel 2008 con un taglio di circa 700 dipendenti) e, pertanto, dai n. 2.956 dipendenti del dicembre 2007 si dovranno raggiungere le n. 800 unità nel 2009. Un ulteriore abbattimento verrà dalla eliminazione di non meglio precisati "altri costi fissi". L'obiettivo è di conseguire risparmi per 50 ML.
Non è ben chiaro se a contenere i costi dell'organico contribuiranno, per esempio (volontariamente o meno) anche i n. 17 tra amministratori e direttori generali della Pirelli RE, che tra emolumenti, benefici, bonus e altri compensi (come da tabella sotto riportata) hanno percepito nel 2007 circa 12 ML.
Chi vedrà, probabilmente, decurtate le proprie entrate - non certo per sua volontà ma per "cause di forza maggiore" - sarà presumibilmente Carlo Puri Negri, che nel 2007 ha incassato circa 3,5 ML netti di bonus pari all'1,3% dell'utile netto consolidato. Considerato che al 30 settembre 2008 il risultato netto consolidato ante oneri di ristrutturazione era in breackeven, il risultato netto consolidato totale era negativo per 12,9 ML, mentre, a fine 2008 il Risultato operativo saldava già a -60 ML, quest'anno non dovrebbero esserci bonus, mentre, è ovviamente, utopico ipotizzare che l'Amministratore Delegato si proponga di ripianare almeno in parte (sempre per un importo pari al'1,3%) alle perdite consolidate.
Come spesso accade quando una società realizza utili il merito è degli Amministratori, quando, invece, si registrano perdite la responsabilità è sempre congiunturale, mentre, sarebbe compito del management se non prevedere, impostare strategie correttive in tempo reale qualora vi siano delle turbative di mercato.
Nonostante le assicurazioni di Puri Negri che il 12 febbraio 2009, in una intervista rilasciata al quotidiano "Italia Oggi", aveva dichiarato che la Pirelli RE "vantava" una struttura finanziaria solida, "inaspettatamente" il Piano industriale ha, invece, in calendario entro il primo semestre 2009 una ricapitalizzazione di 400 ML per riequilibrare l'indebitamento netto che a fine 2008 pare sia il doppio del patrimonio netto. La Pirelli & C. si è detta disponibile a coprire l'intero importo trasformando parte del prestito infragruppo che attualmente ammonta a 490 ML ma - ha annunciato Tronchetti - "ci sono già alcune banche che sarebbero disponibili a sottoscrivere l'aumento".
Un'affermazione certamente importante, il dubbio è se queste banche sono le stesse che sono già esposte nei confronti di Pirelli RE e che, quindi, così come l'azionista di maggioranza, potrebbero convertire parte dei crediti in azioni. Sarebbe, inoltre, interessante sapere se fra loro ci sono istituti che intendono ricorrere ai Tremonti bond.
Con molta enfasi Tronchetti ha annunciato che nel prossimo triennio il Gruppo punterà sulla "green performance", ovvero, cavalcherà la "terza rivoluzione industriale" che vuole tutte le attività di produzione e servizi votati ad una economia "verde" e eco-sostenibile.
Considerato che quest'anno non ci sarà dividendo (per la cedola assicurano i vertici si dovrà attendere "solo" il prossimo anno) e che il titolo in un solo giorno dopo la presentazione del Piano, ha perso circa il 10%, per adesso le uniche al verde, appaiono essere le tasche degli azionisti.
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